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Il lumicino della ragione. La lezione laica di Norberto Bobbio
Il lumicino della ragione è un'immagine alla quale Norberto Bobbio ricorreva per spiegare le ragioni e i modi del suo «convinto laicismo», come lo definiva lui stesso. L'immagine, ripresa da Locke, ben si addice a illustrare un laicismo che trova il proprio centro in una concezione dello Stato che nel conflitto tra la religione e l'irreligione non prende posizione né per la credenza né per la miscredenza, lasciando che ognuno se ne vada per le strade che gli comanda la sua spiritualità. Sarà buona quella strada, o cattiva? Non sappiamo. Sappiamo soltanto che è la sua strada. E tanto basta per chi «ritiene che la verità abbia molte facce, e non vi sia alcun criterio oggettivo e assoluto per distinguere la verità dall'errore» (sono parole di Bobbio). In questo caso, spiegava, «l'unico rimedio è l'incontro o lo scontro delle opinioni, dei giudizi, delle idee, vale a dire una situazione che non può attuarsi senza libertà», a cominciare evidentemente dalla libertà di coscienza che proprio perciò è la pietra angolare del laicismo bobbiano. E dunque, contro l'oggettivismo morale, il relativismo etico. -
Ripresa e resilienza? Opportunità e insidie delle nuove politiche industriali
Nella lunga coda della crisi pandemica nuove strategie vengono tracciate e importanti risorse prospettano uno scenario diverso da quello vissuto per oltre venticinque anni. Dopo l'avvio del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), le politiche economiche e di sviluppo sembrano destinate a radicali mutamenti; il traguardo dichiarato, quasi temerario, include nuove produzioni, nuovi modi di produrre e nuovi equilibri economici, ambientali e sociali: un intervento poderoso. Le formidabili assegnazioni di risorse destinate alle necessarie infrastrutture e alle Grandi Transizioni si rivolgono essenzialmente agli abituali grandi gruppi, ma la loro importanza nel disegnare le strategie e il futuro non può far dimenticare il peso complessivo degli altri operatori privati, presenti o da far crescere. Occorre avere una visione di sistema più equilibrata. Di fronte alla promozione di nuovi ambiti produttivi, quando i fabbisogni di conoscenza non sono esplicitati e ci si rivolge al nostro tessuto produttivo con le sue peculiarità, è indispensabile curare la diffusione di relazioni e interscambi tra grandi e piccoli, tra ricerca e imprese. -
Regina di fiori e di perle
Debre Zeit, cinquanta chilometri da Addis Abeba, 1987: una grande famiglia patriarcale; un legame speciale tra il vecchio Yacob e Mahlet, la più piccola di casa. Lui la conosce meglio di chiunque altro: la guarda negli occhi, mentre lei divora le storie che lui le narra. Così, un giorno si mette a raccontarle del tempo degli italiani, venuti a occupare quella terra, e degli arbegnà, i fieri guerrieri che li hanno combattuti. Quel giorno, Mahlet fa una promessa: da grande andrà nella terra degli italiani e si metterà a raccontare... Un lungo viaggio nel tempo e nello spazio, in cui scorrono la vita e le vicende di una famiglia etiope nel periodo della dittatura di Mengistu Hailè Mariam, e nel decennio successivo dell'emigrazione. Un romanzo che percorre oltre cento anni di storia, dal tempo di Menelik ai giorni nostri. Una narrazione che non riguarda solo la dimensione del passato etiopico, ma è anche un modo di interrogarsi sull'identità della memoria coloniale italiana. A cavallo tra lingue ed etnie, tra nazioni e continenti, tra occupazioni militari e guerre fratricide, si dipanano le mille storie di questa Shahrazade dei nostri tempi, fiera delle sue origini etiopi ed eritree. -
L'università nella lotta alle mafie. La ricerca e la formazione
L'impegno delle università italiane nella formazione alla legalità e nella ricerca sulle mafie è al centro di questa indagine curata da Stefano D'Alfonso e Gaetano Manfredi. Per la prima volta vengono messi a disposizione dati che consentono di conoscere il quadro complessivo della didattica e della ricerca dedicate a questo tema, in cui ventinove studiosi di diverse aree scientifiche e differenti atenei ragionano sullo stato dell'arte dell'impegno dell'università nella lotta alle mafie, mettendone in luce i punti di forza e di debolezza. Le riflessioni avanzate fanno emergere la dinamicità del contesto territoriale e culturale su cui insistono gli atenei nonché modalità di interazione che intrattengono con la sfera locale e nazionale. Allo stesso modo, appaiono importanti le aspettative che a vari livelli il contesto matura nei confronti dell'università: soprattutto in termini di domanda di conoscenza circa gli strumenti da adottare nel contrasto alle mafie. La ricerca rivela la presenza di un notevole capitale di conoscenze negli atenei italiani, un «tesoro nascosto» da valorizzare per trovare una più consapevole posizione nel campo dell'azione antimafia. -
Lo spirito del garantismo. Montesquieu e il potere di punire
È un potere tragico, il potere di punire. Protegge, minacciando. Contiene la violenza attraverso l'uso della forza. È uno scudo potente; ma può ferire quanto le armi da cui difende. La sua fonte di legittimazione risiede nella tutela della vita, dell'integrità e della libertà delle persone; che, in assenza di proibizioni legali munite di sanzioni, resterebbero in balìa della legge del più forte. Eppure, esso invade la sfera di immunità che presidia: inquisendo, imputando, costringendo e condannando. È un potere necessario e terribile, il cui esercizio può sempre degenerare in forme oppressive. Per questo, occorre limitarlo e modellarlo attraverso il diritto, al fine di renderlo aderente agli scopi garantistici che ne costituiscono la ragion d'essere. ""È dalla bontà delle leggi penali - scrisse Montesquieu, oltre due secoli e mezzo fa - che dipende principalmente la libertà del cittadino"""": dalla configurazione della sfera dei reati, dalla composizione dell'arsenale delle pene, dall'organizzazione giurisdizionale e dalle regole del processo. Questa lezione politica ha lasciato una traccia profonda nella civiltà del diritto. Ha ispirato Beccaria, ha fecondato il dibattito illuministico, ha inciso sul processo di laicizzazione, umanizzazione e razionalizzazione del sistema penale."" -
Mutamento politico e rivoluzione. Lezioni di filosofia politica
Questo corso, che esce a distanza di più di quarant'anni dal tempo in cui fu svolto, costituisce il coronamento del progetto di studio concepito da Norberto Bobbio nell'ultima fase della sua carriera accademica. L'argomento affrontato nelle 54 lezioni completa il trittico dei temi fondamentali indicati da Bobbio alla riflessione filosofica sulla politica: la definizione della stessa «categoria politica» e la determinazione del posto che la politica occupa nell'esperienza umana; la pluralità delle forme di organizzazione politica della convivenza; e finalmente, la molteplicità dei tipi e dei modi delle trasformazioni da una realtà politica all'altra. In questo suo ultimo corso Bobbio attraversa l'intera storia della cultura occidentale, ricostruendo i modelli concettuali entro cui sono state pensate, comparate, giudicate le forme del mutamento politico. Individua l'emergere di temi ricorrenti nella riflessione politica: le cause oggettive e i moventi soggettivi delle trasformazioni, le divergenti rivendicazioni di giustizia, la formazione di fazioni contrapposte, le lotte civili, l'avvento dei demagoghi, dei capi carismatici. -
La donna del Caravaggio. Vita e peripezie di Maddalena Antognetti
La storia scabrosa e affascinante della cortigiana che prestò il volto alle Madonne del ""pittor celere""""«Il notevole libro di Riccardo Bassani, La donna del Caravaggio. Vita e peripezie di Maddalena Antognetti, postfazione di Fiora Bellini ( Donzelli editore) è un racconto filologico condotto secondo i principi della microstoria, tendente a far piena luce sulla figura di quella che, secondo vaghe testimonianze di accreditate fonti antiche, sarebbe stata la più importante e amata modella del Caravaggio» - Claudio Strinati, RobinsonUna sera d'estate del 1605, nel cuore della Roma papalina, un uomo di legge viene aggredito alle spalle nel buio, e ferito gravemente con un colpo di spada. Interrogato, l'uomo dichiara di non avere dubbi: a colpirlo è stato Michelangelo Merisi da Caravaggio, il «pittor celebre» con cui qualche sera prima aveva avuto un violento alterco a proposito di una donna chiamata «Lena, che è donna di Michelangelo». Nella vicenda del Caravaggio, pur caratterizzata da continue turbolenze, l'episodio era fino ad oggi rimasto anomalo, sproporzionato, indecifrabile. Chi era Lena? Di cosa era stata incolpata? E perché Caravaggio si era schierato a sua difesa, con un comportamento così violento e scellerato? Per secoli una documentazione scarna e reticente aveva impedito di trovare risposte che andassero oltre le più fantasiose congetture. Finalmente, questo libro scioglie ad uno ad uno i nodi di quella trama oscura, attraverso un'indagine storica rigorosa, costruita su un potente apparato di documenti, in larga parte inediti e qui integralmente trascritti, che porta a una serie successiva di disvelamenti."" -
Di cosa parlano i libri per bambini. La letteratura per l'infanzia come critica radicale
Frutto di una ricerca ventennale, il saggio di Giorgia Grilli ribalta stereotipi e luoghi comuni, per portare alla luce la linfa di cui si nutrono quei libri per bambini che possono realmente dirsi letteratura.«Nella letteratura per l’infanzia, quando è tale, il pianeta infanzia è una scommessa, un guanto di sfida, che gli adulti decidono di lanciare a sé stessi e di affrontare, un’esplorazione che non si sa quali sorprese possa riservare, ma che comunque invita a partire, come si parte per terre straniere. Nelle sue pagine, il bambino è l’«altro», è l’enigma con cui, contro ogni buon senso, ci si vuole intrattenere, è il mistero che si vuole provare a sfiorare»I grandi libri per l’infanzia non hanno niente da insegnare ai bambini. Attorno a questa inusitata consapevolezza ruota l’esplorazione condotta in queste pagine. È un rovesciamento di prospettiva quello che qui si propone, un cambio di postura: è l’infanzia – soglia di accesso a quanto di più profondo esista nell’umano – che ha qualcosa da dire, da far trapelare. La grande letteratura per l’infanzia è proprio quella che aguzza lo sguardo, tende le antenne, si sforza di avvicinarsi a una dimensione che ci è estranea. Lo sguardo di Grilli si spinge oltre il tradizionale perimetro della critica specialistica e ci accompagna in un percorso attraverso gli ambiti più svariati del sapere – dall’antropologia alla filosofia, dalla biologia alla paleontologia, dalle teorie evolutive a quelle educative, dalla critica letteraria all’arte dell’illustrazione e al cinema. Un percorso che passa in rassegna il meglio dell’editoria internazionale per ragazzi sin dal suo farsi a metà dell’Ottocento fino ai giorni nostri, fornendo un amplissimo campionario di linguaggi testuali e visivi, alcuni tuttora sconosciuti al pubblico italiano. Inseguendo le voci dei personaggi più autenticamente vicini all’immaginario infantile, da Alice a Peter Pan, da Pinocchio a Mary Poppins, da Peter coniglio a Max e i suoi mostri selvaggi, da Mina a Coraline e Calpurnia, Grilli esplora il loro modo di narrare il vissuto reale dei bambini, fatto di furie, passioni, ombre, curiosità, resilienza al tempo misurato dagli adulti, e di attrazione ancestrale per un Altrove dove l’umano si riscopre avvinto al regno animale e vegetale e dove il mito e la magia fronteggiano la ragione sin dalla notte dei tempi. -
Paese che vai, mercato che trovi
Se c'è un modo, anzi due, per conoscere più da vicino i popoli e le civiltà del mondo è sbirciare nei loro piatti e cacciare il naso tra i banchi dei loro mercati. Meglio ancora è se poi si prova ad assaggiare i cibi più vari esposti su quei banchi e ad imparare i nomi e i tanti modi per cuocerli o addentarli crudi. E allora, in attesa di potersi mettere in viaggio per sperimentare sul posto le usanze sparse ai quattro angoli del mondo, seguiamo la bussola di questo vertiginoso albo illustrato e cominciamo a curiosare tra i mercati più affollati e ricchi di storia del mondo.Da Gerusalemme alla Tailandia, dal Cile al Marocco, dalla Cina alla Spagna, dalla Russia agli Stati Uniti, basta aguzzare la vista e perdersi tra le pagine brulicanti di gente pronta a infilarsi nella sporta il meglio dei prodotti di giornata. La ricchezza di dettagli da scovare e di usanze da scoprire è tale che a ogni giro pagina ci sembra di sentire mille lingue, rumori e profumi diversi da far venire l'acquolina in bocca. Ma l'appetito che questi mercati stuzzicano non è solo per i sapori, è anche quello di incontrare parole e nomi mai sentiti prima, forme e colori dei prodotti più impensati, ricette insolite e informazioni pratiche. -
Agro pontino globale. Gli studenti e la scuola tra migrazioni e sviluppo sostenibile
Il nostro pianeta si trova a una svolta epocale e lentamente, forse troppo lentamente, ce ne stiamo accorgendo. Il cambiamento climatico, la pandemia e le crescenti disuguaglianze ci espongono a nuove grandi sfide. Le migrazioni sono uno degli aspetti di questo cambiamento. Sono un fenomeno strutturale, anche se si continuano a considerare come una emergenza. Di fronte a queste sfide la scuola è un ambiente educativo e sociale centrale per approfondire la consapevolezza del cambiamento e per immaginare il prossimo futuro. D'altra parte, le nuove generazioni digitali sono oggetto e soggetto dell'informazione e chiedono di essere protagoniste con movimenti come quello di Fridays for Future. È in questo contesto che si è svolta la ricerca-azione del CeSPI sull'Agro pontino, con una indagine unica nel suo genere, interrogando i giovani studenti sul loro futuro, sullo sviluppo sostenibile, guardando in particolare al fenomeno dell'immigrazione e al ruolo della scuola. La ricerca-azione è stata parte attiva del progetto Get AP! Strategie per una cittadinanza globale dell'Agro pontino finanziato dall'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. -
Intellettuali e uomini di corte. Padova e lo spazio europeo fra Cinque e Seicento
L'Università di Padova si è distinta nei suoi otto secoli di storia per essere fin dalle origini un'università di frontiera, un punto di incontro per gli studenti dell'intera Europa e un centro propulsore del rinnovamento culturale e scientifico del continente. Lo Studio e la città offrono ai giovani scolari provenienti da Ungheria e Polonia, Germania e Francia, ma anche dalla Scozia e dall'Inghilterra, dalla Dalmazia, dalla Grecia e dalle isole mediterranee, molto più che un semplice percorso di alta formazione professionale. La creazione di reti di amicizie, relazioni diplomatiche, sodalizi intellettuali è una risorsa di valore inestimabile, un patrimonio umano di esperienze e intrecci affascinanti che oggi possiamo raccontare attraverso testi, libri e documenti d'archivio per rivivere i momenti più coinvolgenti di una storia intellettuale che è anche la storia della nostra modernità. -
La più bella del reame. Biancaneve e altre 21 storie di madri e figlie
Come può esserci ancora qualcosa da scoprire nella fiaba più raccontata al mondo? Davvero la bella fanciulla «bianca come la neve, rossa come il sangue e nera come l'ebano» uscita dall'inchiostro dei Grimm ha ancora in serbo qualche sorpresa per noi? Ebbene sì, più d'una - addirittura venti. A svelarcele tutte insieme è una delle più autorevoli voci internazionali sul tema della fiaba popolare e colta come Maria Tatar, dell'Università di Harvard. Dobbiamo a lei la sorprendente raccolta di storie di madri e figlie che si dipanano lungo il filo narrativo della bellezza, fisica e interiore. A dire il vero qualche sospetto ce lo aveva già insinuato Jack Zipes, che a due secoli dalla prima edizione delle Fiabe del focolare dei Grimm ci aveva svelato come nel 1812 l'originaria versione della poi celeberrima fiaba narrasse la persecuzione di una bella figliola ad opera di una madre biologica e non di un'astiosa matrigna. Gli stessi Grimm avevano poi ribaltato lo schema con la versione divenuta canonica nel 1857, e quasi un secolo dopo ci aveva pensato Walt Disney a imprimere sulle pupille di ogni bambino (e adulto) di mezzo mondo le fattezze candide di Biancaneve e, più ancora, quelle oscure e malefiche della sua matrigna. Età di lettura: da 8 anni. -
Il principe e la rosa. Lettere d'amore (1930-1944)
Pubblicata per la prima volta la corrispondenza d'amore tra Antoine de Saint-Exupéry e la sua sposa Consuelo Suncín Sandoval, musa ispiratrice del personaggio della rosa ne Il Piccolo Principe. Definita una delle corrispondenze amorose più belle del XX secolo, il carteggio inedito ripercorre quattordici anni di scambi intimi, dal loro primo incontro avvenuto a Buenos Aires nel 1930, fino al 1944 anno della scomparsa di Antoine. Un ricchissimo apparato fotografico, originali di lettere, cartoline e disegni, per raccontare di un amore che, nonostante la tumultuosa vita coniugale della coppia e le tempeste, era incrollabile.«Oh Consuelo tornerò presto a disegnare dappertutto dei piccoli principi… Dov’è la mia Consuelo?» – Antoine a Consuelo«Ti amo e amo il mondo dei nostri sogni, amo il mondo del piccolo principe, ci vado a passeggio.» – Consuelo ad AntoineBuenos Aires, settembre 1930. Il conte Antoine de Saint-Exupéry ha già pubblicato i suoi primi romanzi, ma la sua vita è soprattutto dedicata al volo: esperto aviatore, pilota per vocazione, dirige a Buenos Aires la compagnia Aereoposta Argentina, tracciando nuovi voli aerei in tutta l’America Latina. È in questo ruolo che incontra per la prima volta Consuelo Suncín Sandoval, la giovane e bellissima vedova salvadoregna dello scrittore Enrique Gómez Carrillo. Scrittrice, giornalista, scultrice e pittrice, è uno spirito libero, al limite dello scandalo: a poco meno di trent’anni ha già un divorzio e due matrimoni alle spalle. Molti la descrivono come un vulcano, dalla cui forza vitale Antoine de Saint-Exupery rimane inesorabilmente attratto. Tra i due, immediatamente, esplode la passione. Dopo qualche settimana di amore segreto in Argentina, i due decidono di sposarsi e partono per la Francia, dove Consuelo verrà presentata alla nobile famiglia dell’aviatore, poco propensa ad accogliere nei propri ranghi una figura così esuberante. Il matrimonio viene celebrato, ma la vita della coppia, nonostante il forte amore che li unisce, sarà tutt’altro che semplice: a tenerli vicini è la capacità di immaginare storie e creare mondi popolati di stelle, piccoli animali e ogni genere di tesori, ma il loro amore è continuamente messo alla prova dalle lunghe fughe di Tonio e dal desiderio di libertà di Consuelo, che a Parigi frequenta i circoli più interessanti di intellettuali e artisti, diventando amica dei surrealisti e dei molti espatriati che nelle strade della capitale francese hanno trovato il proprio posto nel mondo. Antoine e Consuelo non smettono mai di credere alla forza del loro legame, che pur essendo continuamente minacciato dalle forze contrapposte che caratterizzano il loro rapporto, rimane sacro ai loro occhi e viene sempre riconfermato nei momenti più difficili della vita di entrambi. Ed è proprio a New York che Consuelo correrà a rincuorare il suo sposo lontano, in un momento in cui la loro separazione sembra definitiva. La promessa reciproca di un amore incondizionato permetterà loro di sopportare, non senza soffrire, la lontananza e l’inquietudine, quando Saint-Exupéry deciderà di arruolarsi volontario nella seconda guerra mondiale, nonostante l’età e le ferite riportate nei numerosi disastri aerei che lo hanno coinvolto. Nel partire l’ultima volta, Tonio... -
In difesa della storia. Contro manipolatori e iconoclasti
Questo libro è una vera e propria apologia della storia, una difesa appassionata dello studio di una disciplina, che, seguendo una tendenza sempre più affermatasi nelle scuole di ogni ordine e grado, oggi viene spesso posta in secondo piano rispetto alle scienze fisiche e naturali. Sennonché, sottolinea Massimo L. Salvadori, per quanto le scienze e la tecnologia occupino un'importanza che cresce in modo esponenziale nel mondo attuale, l'utilizzazione in senso positivo o negativo degli straordinari strumenti che esse forniscono dipende dalle scelte compiute in primo luogo dai gruppi dirigenti cui i cittadini affidano il potere. Infatti, la qualità di queste scelte è in indissolubile rapporto con i tipi di cultura, gli orientamenti morali, politici e civili. Qui entra in ballo l'importanza della formazione intellettuale che sta alla base della politica e dell'economia nelle varie forme di società. Le persone sono quel che sono, pensano quel che pensano, amano quel che amano, avversano quel che avversano sotto l'influenza delle molteplici e contrastanti eredità che trasmette loro il passato. -
La famiglia di Arlecchino. Il demonio prima della maschera
Normandia, 1° gennaio 1091: in una notte di luna il prete Gualchelino sta tornando a casa dopo essersi recato presso un malato in una contrada lontana. All’improvviso sente un chiasso che s’avvicina: Gualchelino ha paura, cerca di nascondersi, ma qualcuno gli sbarra la strada…rnComincia la più bella e incredibile storia vera del Medioevo. Giganti, Nani, Etiopi, demoni, morti redivivi, carovane di viandanti misteriosi, uomini, donne, animali, e poi paesaggi, caverne, grotte e incantesimi… Tutto in obbedienza ad Arlecchino, signore dell’impossibile e del fuoco, nell’immenso palcoscenico colorato della terra e del cielo dove si muove la sua interminabile Famiglia. Il libro racconta il drammatico circuito di emozioni che dall’antichità e dal Medioevo patiscono intrecci d’esistenze privi di certezze e intrisi di paure e rimorsi. Nella giostra delle apparizioni i protagonisti s’interrogano in un disperato colloquio sulla vita e la morte, in un incessante paesaggio di cortei, treni apocalittici all’intersezione di due mondi. E Gualchelino porta in faccia il segno fisico di quell’esperienza, dove diventano reali perfino le dimensioni di un immaginario che affollerà i sentieri, le strade e le piazze fino a recite grottesche. -
Il leone, il giudice, il capestro. Storia e immagini della repressione italiana in Cirenaica (1928-1932)
Il volume ricostruisce una pagina poco nota e spesso rimossa della storia del nostro paese e della Libia: la repressione messa in atto dal governo coloniale in Cirenaica tra il 1928 e il 1932. Conosciuta anche come «pacificazione militare della Cirenaica», fu l'insieme delle operazioni volte a sconfiggere la resistenza anticoloniale contro l'occupazione italiana nell'attuale regione orientale della Libia. Campagna militare in piena regola, questa «pacificazione» si concretizzò in una spietata repressione che portò alla deportazione in campi di concentramento, all'esilio e, in molti casi, alla morte di migliaia di cirenaici, un insieme di azioni che trasformarono la riconquista della regione in una vera e propria guerra totale contro quelle popolazioni. La ricerca prende spunto dalla raccolta fotografica di Giuseppe Bedendo, magistrato militare membro di quel tribunale «volante» che aveva lo scopo di spostarsi in aereo nelle varie località della Cirenaica per i processi in flagranza di reato, svolti dinanzi alla popolazione e conclusi, spesso, con l'esecuzione immediata dei condannati a morte. -
Nel tempo dei mali comuni. Per una pedagogia della sofferenza
«Per uscire dal cosmopolitismo dei mali comuni in cui ci troviamo immersi occorre una pedagogia della sofferenza che ci educhi al bene: a pensare e agire da esseri umani più responsabili e più solidali».La riflessione di Orlando Franceschelli parte da due incontrovertibili dati di fatto: alle sofferenze che hanno sempre accompagnato la vita e la storia degli uomini si affiancano, oggi più che mai, mali comuni – dalla pandemia da Covid-19 alla crisi ecologica – dei quali siamo tutti, a un tempo, testimoni, protagonisti e vittime; a ciò si ricollega l’esigenza di definire e praticare comportamenti individuali e collettivi che effettivamente siano in grado di fronteggiare questi mali planetari che interessano ciascuno di noi. La «pedagogia della sofferenza» esorta appunto a impegnarci in questo compito: migliorare la consapevolezza del carico di sofferenze che gli odierni mali comuni fanno pagare a un numero sempre crescente di esseri viventi e valorizzare la nostra capacità di essere resilienti, solidali e cooperativi. «Apprendere attraverso il soffrire» è l’invito che all’umanità ha saputo rivolgere già l’antica cultura greca, e che si rivela drammaticamente attuale. Un simile impegno pedagogico, ossia di miglioramento di noi stessi per combattere le cause di infelicità che attanagliano tutti gli esseri viventi, è tutt’altro che agevole, ma è proprio ad esso che sono chiamati le cittadine e i cittadini – a cominciare dalle generazioni più giovani – che non guardano con egoistica indifferenza né alle attuali sofferenze né alle esigenze di giustizia e solidarietà non a caso proclamate anche dalla nostra Costituzione. Occorre, dunque, un’autentica pedagogia della sofferenza che, come afferma Telmo Pievani nella prefazione al volume, «ci richiama alle nostre responsabilità di costruttori di mondi, smonta gli alibi di chi non vede mai alternative, invoca la conoscenza di sé stessi e la volontà di migliorarsi». -
L' università delle donne. Esperienze di femminismo a Roma (1979-1996)
Alla fine degli anni settanta, dopo un periodo intenso di lotte e di elaborazioni teoriche, sembrava perdere vigore la sfida politica del femminismo, e di difficile realizzazione l'equilibrio tra trasformare se stesse e modificare la realtà esterna. Si delinearono così risposte diverse: da un lato l'approfondimento della ricerca teorica sulla «differenza sessuale», dall'altro l'impegno nella cultura, nel ripensamento dei saperi, mantenendo sempre al centro la pratica femminista. Si moltiplicarono allora le «istituzioni» di donne: centri di documentazione e di studio, librerie, riviste, università delle donne, women's studies. Nella nuova «geografia» del femminismo italiano che si stava delineando, una delle esperienze più interessanti fu quella del Centro culturale Virginia Woolf di Roma, che non proponeva una critica radicale alla cultura ma intendeva «ripensarla» attraverso lo sguardo femminista e cambiare segno alla produzione intellettuale. Annabella Gioia in questo libro ripercorre le vicende di quella stagione, sottolineandone gli aspetti più innovativi, ma anche le problematiche. -
Storia (quasi) vera del milite ignoto. Raccontata come un'autobiografia. Nuova ediz.
Storico per mestiere, narratore per passione, Emilio Franzina in queste pagine narra la storia del Milite ignoto camminando sul filo tra storia e letteratura, dipingendo un quadro vivido di ciò che accadde quando la salma del soldato fu seppellita all'Altare della Patria, il 4 novembre del 1921, e di tutti gli eventi che portarono a quelle celebrazioni. Attingendo a una miriade di documenti del periodo 1914-18 - lettere, autobiografie e resoconti ufficiali raccolti in anni di ricerche - Franzina ricostruisce in modo immaginario la biografia di un soldato morto nella Grande guerra e mai identificato, ricompone la storia verosimile, o quasi vera, di un combattente, attraversando tutte le fasi del conflitto. Dopo aver portato più volte a casa la pelle da valoroso, il suo soldato sconosciuto muore appunto da ignoto non in battaglia, ma fuggendo il 23 ottobre 1918 da una casa di piacere per salvare una ragazza, che si era innamorata di lui, da un bombardamento nemico. Per una circostanza fortuita sarà proprio la sua salma a essere sepolta nell'Altare della Patria a emblema e memoria di tutti i caduti nel conflitto. -
Sullo sviluppo della società italiana
Gli scritti di Giorgio Ceriani Sebregondi raccolti nel volume rivelano tutta la ricchezza intellettuale e la forza del pensiero di uno dei più grandi esponenti della cultura italiana del Novecento.Esperto di politica economica e di questioni sociali, Sebregondi ha introdotto per primo in Italia la cultura internazionale dello sviluppo. In questi testi (che coprono il periodo della produzione più matura di Sebregondi, dal 1949 alla morte) l'attualità della sua riflessione scaturisce da un'irrinunciabile verità: lo sviluppo non è un concetto ma un processo complesso, che si dirama lungo tre direttrici fondamentali: l'attenzione agli aspetti sociologici, lo studio delle specifiche realtà del territorio, storicamente determinate (e ciò significa, per il Mezzogiorno, tenere conto di un'identità articolata e differenziata), e la valorizzazione dei soggetti protagonisti (tra iniziativa privata e iniziativa pubblica Sebregondi sceglie la strada più difficile e lunga, quella dell'iniziativa sociale, perché solo un'iniziativa sociale dal basso può avere carica di soggetto attivo dello sviluppo).