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La fiamma rossa. Storie e strade dei miei tour
«Se potessi fare il tour come Armstrong (prima la ricognizione di tutto il percorso, poi quello vero) sarebbe un'altra faccenda, a me gli occhi e le papille. Ma non è possibile, chi ama il Tour, lo mette al primo posto, poi può anche stramaledirlo ma non smettere di amarlo. Riempire in qualche modo gli undici mesi che mi separano dal prossimo, questo è il problema. Ma, come i cammelli col grasso, ho scorte d'amore sufficienti.»La fiamma rossa è la bandierina che al Tour de France segnala l'inizio dell'ultimo chilometro, il momento dell'allungo disperato e decisivo o della passerella trionfale del corridore che si impone per distacco, il culmine emotivo della corsa. In quasi venticinque anni come inviato prima della Gazzetta dello Sport, dal 1967 al 1972, e poi di Repubblica, dal 1991 a oggi, Gianni Mura ha raccontato la storia del Tour e ne ha fatto epica, poesia, cronaca di volti e paesaggi, di cibi e aneddoti paesani, narrazione raffinata e popolare dello sport più amato e maledetto. Nelle pagine di uno fra i più autorevoli e seguiti giornalisti sportivi italiani, allievo, amico ed erede del grande Gianni Brera, sfilano le fughe solitarie e tristi di Ocaña e le morti di Simpson e Casartelli, le vittorie avide di Anquetil e quelle generose e spavalde di Chiappucci, il regno implacabile di Miguel Indurain e le promesse eternamente mancate da Jan Ullrich, la rinascita di Lance Armstrong trionfatore sugli avversari e sulla sua malattia, e poi il tempo di Pantani, l'interprete improvviso e imperioso di un ciclismo perduto e fossile. Una summa di giornalismo e di ciclismo. -
Storie di uomini e libri. L'editoria letteraria italiana attraverso le sue collane
Dalle collane più celebri e orami storiche - come Lo specchio e i Gialli di Mondadori, I coralli e I gettoni di Einaudi, I Narratori di Feltrinelli, la Biblioteca Adelphi - fino alle tendenze più recenti e innovative dell'editoria, Storie di uomini e libri è un prezioso strumento di lavoro per studenti e cultori della materia, ma anche una guida accessibilissima per chi desidera affacciarsi, da lettore curioso, nel dietro le quinte della letteratura, dove accanto a chi i libri li scrive c'è anche chi «li fa»: progettandoli e curandoli con passione, coraggio, e talvolta persino un po' di sana incoscienza.rnrnrnIn questo volume gli studiosi di editoria Gian Carlo Ferretti e Giulia Iannuzzi ricostruiscono attraverso 45 profili un esaustivo panorama delle collane che hanno espresso il meglio dell'offerta letteraria nel nostro paese, dal Novecento a oggi. Dalle collane più celebri e ormai storiche - come ""Lo specchio"""" e i """"Gialli di Mondadori"""", """"I coralli"""" e """"I gettoni"""" di Einaudi, """"I Narratori"""" di Feltrinelli, la """"Biblioteca Adelphi"""", la """"BUR"""" di Rizzoli - fino alle tendenze più recenti e innovative dell'editoria, """"Storie di uomini e libri"""" ci accompagna in un percorso affascinante e spesso sorprendente tra le politiche, le pratiche, gli orientamenti delle case editrici che maggiormente hanno contribuito a plasmare la nostra identità culturale e il nostro immaginario collettivo. Un prezioso strumento di lavoro per studenti e cultori della materia, ma anche una guida per chi desidera affacciarsi, da lettore curioso, nel """"dietro le quinte"""" della letteratura, dove accanto a chi i libri li scrive c'è anche chi """"li fa"""": progettandoli e curandoli, con passione, coraggio, talvolta persino con un po' di sana incoscienza."" -
Cronache dalle terre di Scarciafratta
Proseguendo lungo il sentiero inaugurato da Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, in questo romanzo corale Remo Rapino continua a raccontarci tra risa e lacrime l'epopea degli ultimi, degli «spasulati» e dei folli della sua regione, e a restituire la dignità di un nome a chi è stato derubato anche della memoria.Scarciafratta è una Macondo d'Abruzzo. Inerpicata tra i crinali dell'Appennino, è un teatro di fantasmi e di visioni. Un terribile terremoto, la Cosa Brutta, l'ha svuotata. Le case sono ridotte a pietre che rotolano e si sfarinano, ma continuano a parlare. Sulla Rocca resiste per anni soltanto un uomo, Mengo, seduto su un uscio sotto un cencio di luna insieme a Sciambricò, un cane pastore di quindici anni dagli occhi chiari. Scavando tra le macerie della scuola ha trovato i quaderni dei bambini, e anche un registro dell'Ufficio anagrafe che un impiegato «sfastognato di timbri a bollo tondo e di certificati» aveva riempito di nomi, date, nascite, morti e sposalizi, di tutte le storie perdute del paese. Alla fine della sua vita, per «ridare voce a quelli sommersi dalla morte», Mengo le trascriverà una per una, a Villa Adriatica, la casa di riposo dove viene ricoverato. Fino all'alba del 21 luglio 1969, quando Neil Armstrong e Edwin Aldrin sbarcano sulla luna, e lui termina di scrivere l'ultima lettera. -
La veglia a Benicarló
Un medico, due ufficiali, un ex deputato e un'attrice si mettono in viaggio da Barcellona a Valencia a bordo di un'automobile, mentre intorno a loro e in tutta la Spagna infuria la guerra civile. Si fermano a dormire a metà strada, in un albergo di Benicarló dove si trovano già un ex ministro, un avvocato, uno scrittore, un dirigente socialista e un propagandista. In breve tempo, la sosta notturna si trasforma in una lunga veglia e in un confronto collettivo sui grandi temi politici, morali ed esistenziali che il conflitto impone a un paese dilaniato. A lungo protagonista della politica spagnola negli stessi anni che qui ha deciso di raccontare, Manuel Azaña consegna ai posteri un romanzo di scintillante intelligenza, che ci riporta nel cuore di un evento decisivo per le sorti dell'Europa intera e al tempo stesso getta una luce forte e inquietante sul nostro presente. «Una veglia lucidissima, spietata e dolorosa». (Leonardo Sciascia). Prefazione di Leonardo Sciascia. -
La bocca del lupo
Genova, 1887. Nel quartiere popolare della Pece Greca vive la Bricicca, che cerca di integrare i pochi guadagni ottenuti dal suo banco di frutta e verdura quelli del lotto clandestino gestito da un uomo senza scrupoli. Le difficoltà sono accentuate dalle vicende delle figlie: la generosa Angela, che non riesce a coronare il suo sogno d'amore e si ammala fino a morirne; l'umile Battistina, che prenderà i voti per unirsi a una missione in Patagonia; e infine la giovanissima e frivola Marietta, che ha come unico scopo il vivere bene ma si troverà a fare la prostituta. ""La bocca del lupo"""" è il capolavoro di Remigio Zena, l'opera in cui - grazie alla perfetta descrizione dei luoghi, alla precisa e feroce caratterizzazione dei personaggi, alla varietà degli eventi - ha saputo fondere con ineguagliata abilità l'impalcatura drammatica verista con quella della commedia. «Nessuno capì così bene i poveri, i diseredati, come Remigio Zena; nessuno li lasciò ragionare con tanta indulgenza, con tanta pietà superiore e nascostamente sorridente». (Eugenio Montale)"" -
Scegli le tue armi. Scritti sulla musica. K-punk. Vol. 3
Una raccolta fondamentale per chi, attraverso la musica, cerca prospettive sorprendenti e spietate che illuminino il mondo postcapitalistico nel quale siamo costretti a vivere.Nel percorso tragicamente interrotto che ha fatto di Mark Fisher il critico culturale forse più influente delle ultime generazioni, la musica ha sempre rappresentato un interesse primario, quasi che le evoluzioni della scena pop e rock a cavallo del millennio rappresentassero lo specchio ideale per riflettere sulle dinamiche sociali e psicologiche della contemporaneità. Dopo aver sviscerato le ragioni di tale convinzione in Spettri della mia vita, nei saggi di Scegli le tue armi Fisher approfondisce le proprie riflessioni spaziando dal post punk alla jungle, dai Joy Division agli Scritti Politti. E disegna uno scenario complesso e affascinante, nel quale l'incapacità di immaginare il futuro, la rappresentazione di una metropoli «digitalizzata» e ostile, la catatonia e lo spegnersi delle pulsioni sessuali che caratterizzavano la grande stagione del rock vengono spiegati attraverso i cambiamenti traumatici che hanno investito il mondo intero: la globalizzazione del lavoro, l'ansia generalizzata, il crollo di tutte le certezze novecentesche. -
Pronto soccorso per scrittori esordienti
«Scrivetelo in tutte maiuscole: LAVORARE. Lavorare in continuazione. Imparate a conoscere questo mondo, questo universo; questa energia e questa materia, e lo spirito che attraversando l'energia e la materia, e lo spirito che attraversando l'energia e la materia traluce dal magnete alla Divinità. E con tutto questo voglio dire lavorare come filosofia di vita.»Con frasi di questo genere, appassionate fino al lirismo e oneste fino alla brutalità, Jack London rispondeva agli aspiranti scrittori che gli chiedevano suggerimenti. Il volume raccoglie una selezione di quelle lettere, insieme ad articoli apparsi su riviste dell'epoca e a brani tratti dai suoi romanzi nei quali London sintetizza la sua tecnica e la sua poetica, oltre a riflessioni sulla difficile arte di guadagnarsi da vivere scrivendo. Accompagnati dall'appassionata prefazione di Giordano Meacci, i consigli di London restano immortali. -
L'ospite perfetto
Herbert Lieberman si cala nella mente dei tre protagonisti scandagliandola nei minimi dettagli e costruisce una narrazione tesa, carica di angoscia. Rielabora con originalità e potenza la tradizione del gotico e i suoi stilemi – la casa maledetta, l'ospite inatteso – e ci regala un romanzo modernissimo che è anche un omaggio ai grandi maestri del genere, da Edgar Allan Poe Shirley Jackson.Albert e Alice Graves si sono appena trasferiti in campagna per godersi serenamente la pensione in una villetta circondata da alberi. Un giorno un giovane operaio, Richard Atlee, si presenta per la manutenzione della caldaia e i Graves lo invitano a cena. Nelle settimane successive in casa cominciano a sparire degli oggetti, e ben presto vien fuori che a rubarli è stato Richard, per arredare l'intercapedine che si trovano in cantina e nella quale si è insediato. All'inizio i Graves cercano di cacciare il giovane, poi provano ad accoglierlo, ma Richard non accetta l'offerta, rimane nascosto nel suo spazio angusto sotto la casa. È brusco, silenzioso, a tratti aggressivo. Comincia così un gioco al massacro che sembra non conoscere fine, nel quale il ragazzo diventa di volta in volta il figlio che la coppia non ha mai avuto, un perfetto estraneo, un angelo vendicatore, un messaggero divino. Ancora lontano dalle atmosfere noir e metropolitane degli anni successivi, Lieberman si dimostra un maestro del thriller psicologico: si cala nella mente dei tre protagonisti scandagliandola nei minimi dettagli e costruisce una narrazione tesa, carica di angoscia. Rielabora con originalità e potenza la tradizione del gotico e i suoi stilemi – la casa maledetta, l'ospite inatteso – e ci regala un romanzo modernissimo che è anche un omaggio ai grandi maestri del genere, da Edgar Allan Poe Shirley Jackson. -
Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta
David Foster Wallace (1962-2008) è stato uno degli esponenti più significativi della letteratura americana degli ultimi trent'anni. Con libri come ""Infinite Jest"""", """"La ragazza dai capelli strani"""", """"Una cosa divertente che non farò mai più"""" ha saputo rivoluzionare la narrativa e la saggistica contemporanea, guadagnandosi la stima della critica e l'amore dei lettori. All'indomani dell'uscita americana di """"Infinite Jest"""", invitato dalla rivista Rolling Stone a scrivere un lungo articolo su Wallace, il giornalista David Lipsky trascorse cinque giorni ininterrotti al suo fianco, viaggiando con lui per centinaia di chilometri, assistendo ai suoi reading, alle lezioni del suo corso di scrittura, ma soprattutto impegnandolo in una conversazione personale e profonda su letteratura, politica, cinema, musica e sugli aspetti più privati della sua vita, compresi il rapporto con le droghe e la battaglia contro la depressione. Questa è la fedele trascrizione del materiale registrato all'epoca: il ritratto in presa diretta di un indimenticabile maestro della letteratura. Da questo libro è stato tratto il film """"The End of the Tour"""" con Jason Segel e Jesse Eisenberg."" -
Il Tullio e l'eolao più stranissimo di tutto il Canton Ticino
I Ghiringhelli sono una strampalata famiglia italosvizzera che abita nel Canton Ticino, in una casa piena di gatti che si chiamano come avverbi o congiunzioni. La signora Ghiringhelli è una donna imperturbabile e pragmatica che lavora nella sede luganese della Banca d'Elvezia, il signor Ghiringhelli è un poeta avanguardista che traduce in quartine guide e manuali d'istruzioni, la figlia grande è un'adolescente sempre imbronciata. E poi c'è il Tullio. Il Tullio fa la quinta elementare, ed è un bambino timido e silenzioso, che cerca di passare inosservato. Ma nella sua smisurata immaginazione vive e pulsa un'intera città popolata da supereroi, alieni, piante carnivore parlanti, Roger Federer, cavalieri medievali e tutto quello che può abitare la fantasia di un bambino di dieci anni. Il Tullio presta più attenzione a loro che ai maestri, ragion per cui a scuola va così così. Ma una sera trova un eolao, e se hai un eolao non puoi proprio passare inosservato. Tra superlativi iperbolici, girondi stornati e animali fantastici, sui sentieri dell'assurdo tracciati da Gianni Rodari, Pennac e Vonnegut, dai film di Wes Anderson o dai fumetti di Calvin & Hobbes, Rigiani ci ricorda che felice e sovversiva sarabanda possa essere la letteratura. Un gioco spericolato con la lingua, una trovata esilarante, la messa a soqquadro di quella metafora dell'ordine universale che è la Svizzera. -
Signorina Cuorinfranti
Ingiustamente sottovalutato in vita, il talento narrativo di Nathanael West ha ottenuto il meritato riconoscimento solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1940 per un incidente d'auto, a trentasette anni. Oggi West è annoverato tra i grandi classici del Novecento americano. La ""Signorina Cuorinfranti"""" del titolo è la firma di una seguitissima rubrica di consigli ai lettori di un quotidiano newyorkese, dietro la quale si nasconde in realtà un uomo. Quello che era nato come il semplice scherzo di una redazione troppo cinica genera però una vicenda umana di grande sofferenza: intimamente coinvolto dai problemi dei suoi lettori, e frustrato nella propria incapacità di offrir loro un aiuto reale, il protagonista precipita in una spirale di autodistruzione, ricercando sollievo di volta in volta nel sesso, nell'alcol, nella religione. Ambientato nella New York della Grande Depressione, questa originalissima novella a episodi offre uno spaccato grottesco ma profondamente empatico di una società in lotta con le proprie disillusioni."" -
Il figlio di Stalin
Estate 1941. Un soldato viene catturato durante l'avanzata dell'esercito nazista in Unione Sovietica, insieme a un compagno d'armi. È un capitano di fanteria. Viene assegnato a un campo della Prussia orientale che accoglie slavi, tartari, mongoli, caucasici e, soprattutto, militari russi. All'ufficiale tedesco che lo interroga dichiara le proprie generalità: Jacob Giugashvili. Un nome da aggiungere ai meticolosi verbali di internamento e decesso. Non vorrebbe aggiungere altro, ma una piccola foto della madre lo rivela. Dietro vi è una scritta, e la firma del padre: nientemeno che Stalin in persona. Sulla base di fonti incerte (diceria di guerra o verità?), nel 1953 Riccardo Bacchelli cercò di riordinare in un romanzo i pezzi di questa singolare vicenda come se fossero le tessere di un enigma. Tra diffidenze e sospetti, servizi investigativi messi in burla, dottori che praticano esperimenti scientifici su cavie umane e persino una baronessa disposta a sedurre il misterioso prigioniero per convertirlo al nazismo, la storia di un uomo che avrebbe voluto essere dimenticato, uscire dalla Storia così come era uscito dal Cremlino. Un disperato, anarchico, forse nichilista, tentativo di distinguersi da ogni vincolo con il potere, con la famiglia, con l'identità. Postfazione di Raffaello Palumbo Mosca. -
Né per fama, né per denaro. Consigli di scrittura e di vita
Questo libro è un autorevole e appassionante concentrato di consigli di scrittura. Le sue pagine, tratte dagli epistolari di Anton Cechov, dai suoi diari di viaggio, dai suoi reportage e dalle sue inchieste, sono raccolte in due sezioni. La prima è un prontuario per il novello scrittore: dai suggerimenti pratici sulla gestione dei personaggi al ruolo dell'intellettuale nella società, dai trucchi per comporre un periodo al rapporto dell'autore con la verità; la seconda è un vero e proprio corso, teorico e pratico, su come fare un reportage: dai preparativi alla scrittura finale, passando per la fondamentale fase della ricerca. Una lettura preziosa per gli aspiranti scrittori, ma anche per chiunque voglia scoprire i segreti di un mostro sacro della letteratura mondiale. -
Aboliamo le prigioni? Contro il carcere, la discriminazione, la violenza del capitale
Aboliamo le prigioni? è una piccola guida di resistenza, che a partire dalla battaglia contro il carcere diventa denuncia di ogni forma di oppressione. E alla fine chiama tutti direttamente in causa, perché le nostre idee cambieranno davvero soltanto quando saranno cambiati i nostri comportamenti.Angela Davis, nota militante del movimento americano per i diritti civili sin dagli anni Sessanta, è oggi una studiosa di fama internazionale che ha focalizzato il suo impegno nella più difficile battaglia per i diritti civili: abolire il carcere. Un mondo senza prigioni è forse impensabile, anche per chi proclama il suo progressismo. Ma con lucidità scientifica e un'instancabile passione ideale, Davis analizza il sistema ""carcerario-industriale"""" americano - quello per cui due milioni e mezzo di persone sono detenute negli Stati Uniti - e mostra come questa democrazia modello fondi le sue basi economiche su una sorta di schiavismo morbido: donne abusate e farmacologizzate, manodopera a costo zero per le corporation, neri e ispanici a cui vengono negate istruzione e assistenza sanitaria."" -
L'arte queer del fallimento
Ci avevano promesso che saremmo stati dei vincenti. Ci avevano indicato gli obiettivi- i soldi, la famiglia, il potere, l'eccellenza - e la strada, fatta di determinazione, sudore della fronte e pensiero positivo: se cadi rialzati, prova ancora e ancora; ci siamo rialzati e abbiamo visto che a cadere era il mondo intorno a noi. Mai come in questi anni è diventato chiaro che l'idea di successo che avevamo in mente è una condanna e che tra volere e potere c'è di mezzo il capitalismo, con tutte le disuguaglianze (e le catastrofi) che si porta dietro. Dobbiamo dunque ridisegnare quell'idea? Dare al termine successo significati nuovi? Jack Halberstam, tra i più noti e originali teorici queer in circolazione, propone una via più radicale e ci guida nell'affollato mondo dei perdenti: lì dove smarrire la strada, non sapere, dimenticare ed essere dimenticati, essere sconvenienti e indecorosi, indisciplinati e improduttivi (tutte cose che le persone queer hanno sempre fatto particolarmente bene) si rivelano strategie possibili per stare al mondo. Correndo il rischio – anzi inseguendolo – di non essere preso sul serio, Halberstam si muove tra teoria alta e bassa, si concede virate controintuitive e disgressioni, si addentra negli «archivi di cose stupide» ricercando forme di conoscenza lontane dal rigore delle discipline. Accade così che in queste pagine vivano insieme Gramsci e SpongeBob, Jamaica Kincaid e il pesciolino Nemo, Saidiya Hartman, Tom of Finland, Valerie Solanas e un'armata di galline in fuga dal pollaio: con loro, Halberstam ci invita a pensare altrimenti, a sperimentare nuove alleanze, a preferire l'ombra alla luce piena, l'illeggibilità al riconoscimento. A desiderare un mondo in cui nessuno ce la fa da solo e nessuno viene lasciato indietro. -
Exmachina. Storia musicale della nostra estinzione 1992 – ∞
Nei primi anni Novanta il cyberteorico Arthur Kroker profetizzò che la nuova musica elettronica sarebbe stata l'avanguardia per i futuri rapporti tra specie umana e tecnologie digitali. Nello stesso periodo Brian Behlenford, fondatore di Apache e guru della Silicon Valley, lanciava una mailing list tutta dedicata alla cosiddetta Intelligent Dance Music di produttori come Aphex Twin, Autechre e in seguito Boards of Canada: tre nomi tra i più venerati del panorama musicale degli ultimi decenni, maestri indiscussi del suono elettronico nato dalla grande stagione techno. Eppure AFX, AE e BOC restano figure misteriose, sfuggenti, le cui biografie non hanno nulla del respiro epico a cui ci hanno abituati decenni di mitologie pop. Ma allora perché la loro influenza è tanto cruciale? A trent'anni da Artificial Intelligence, la compilation- manifesto che sancì la nascita della «musica da ballo intelligente» imponendosi come testo sacro per l'allora emergente internet culture, Exmachina offre una risposta - azzardata, paranoide, eppure spaventosamente convincente - invitandoci a leggere le parabole di questi artisti come tre capitoli di un'unica storia: quella che comincia con l'irruzione dell'algoritmo emlla quiete delle nostre camerette, passa per la spietata potenza di calcolo del processo macchinico, e finisce con l'estinzione della nostra specie. -
La musica è la mia signora. L'autobiografia
Si abbassano le luci, squillo di fanfara una voce dall'altoparlante: ""Signore e signori, ho l'onore di presentarvi il più illustre musicista della nostra epoca: Duke Ellington!"""". Si apre così, con un'immagine che sa di locali da ballo e big band in smoking, la rievocazione nostalgica e divertita della propria vita a opera di uno dei maggiori jazzisti di tutti i tempi, Edward Kennedy """"Duke"""" Ellington. Uscita originariamente nel 1973, e qui pubblicata nella traduzione integrale curata dal critico jazz Franco Fayenz, """"La musica è la mia signora"""" è un'autobiografia personalissima e insieme uno spaccato collettivo di storia del jazz, in cui il """"Duca"""" trascina il lettore dall'epoca del """"rinascimento"""" di Harlem negli anni Venti alla seconda guerra mondiale, dal difficile dopoguerra agli anni Sessanta, seguendo il filo di grandi melodie come """"Creole Love Call"""", """"Take the A Train"""", """"Mood Indigo"""" e """"Sophisticated Lady"""". Un volume ricchissimo di riflessioni, dettagli e curiosità: la genesi delle sue celeberrime suite, i ritratti affettuosi dei musicisti che l'hanno accompagnato in più di mezzo secolo di attività, i diari di viaggio delle tournée in Europa e in Oriente. Sempre nel nome dell'unico, intramontabile amore che l'ha sempre guidato: la musica."" -
London voodoo
Combinando elementi horror, grotteschi e surreali, Orso Tosco ha scritto un noir acido e potente, intriso di tematiche new weird, nel quale il confine tra realtà e fantascienza crolla in via definitiva e la deformazione e l'allucinazione sembrano le ultime strade possibili per raccontare la realtà esasperata e sconvolta in cui siamo ormai abituati a vivere.«Orso Tosco gioca ad abbattere i confini tra i generi e sperimentare una lingua espressionista. Nel suo nuovo romanzo cita e manipola serie tv, film, fumetti e videogame per modellare una metropoli futuribile dove si compie il caos. E non è solo colpa dell’uomo.» – Orazio Labbate, La Lettura - Il Corriere della SeraNon è una cosa buffa e fortunata la vita, Eva? Con tutte queste strettoie?Un'assurda, insensata serie di attentati e di omicidi funesta Londra. I responsabili non sono i servizi segreti stranieri né un gruppo terroristico, ma persone comuni che all'improvviso compiono gesti di una violenza inaudita e inspiegabile. L'aria è tossica, minacciosa, carica di rabbia. Il paese è nel caos. Il Primo Ministro crea una nuova polizia speciale, la Sezione, e le affida pieni poteri. Eva B, la donna chiamata a dirigerla, incarica delle indagini i suoi due uomini migliori, il Porco e Dennis Tabbot. Sono agenti a dir poco particolari: enormi, insolitamente agili, del tutto insensibili al dolore, sprovvisti di qualsiasi morale e abilissimi torturatori. Soprattutto sono esperti di una magia feroce e sporca, il voodoo urbano. Da loro ci si aspetta che fermino la lunga scia di sangue. Ma ogni sforzo sembra vanificarsi contro un nemico multiforme e invisibile, sempre un passo avanti. Non basta unire i puntini sulla mappa, bisogna capire chi l'ha disegnata, prima che anche il Regno Unito prenda fuoco come il resto dell'Europa. -
Via da qui
Una giovane donna perde la sua compagna in un incidente, ma a decidere se espiantare o noi suoi organi saranno i genitori. Una bambina tiene un diario delle vacanze mentre una zia che da tempo si è trasferita negli Stati Uniti vorrebbe comprare una casa sull'argine del Po perché la sua vita non continui a franare. Una coppia vive abusivamente nel sottotetto di un palazzo nobiliare a Bologna e campa di espedienti. Un'altra donna, in California, svuota l'ultimo cassetto per lasciarsi alle spalle un'esistenza sbagliata. Un gruppo di amici si ritrova in cima a un'altana, a Venezia, a ragionare sulle proprie rese e su quanto le loro vite si siano allontanate da quelle che avevano immaginato da giovani. Sono storie di crepe e di traslochi sentimentali, esistenziali, fisici, di case abbandonate o a cui si sogna di ritornare, di legami che il tempo inevitabilmente ha reciso o allentato, dove l'unica ancora che resta è la misericordia verso di sé o la forza dell'amicizia. Alessandra Sarchi indaga nell'intimo lo smarrimento di queste donne e di questi uomini che cercano il loro posto in un mondo dove tutto subisce accelerazioni e crolli, e i miti prodotti dalla società dei consumi decadono, e scadono, come merci. Uno smarrimento che ci riguarda da vicino perché la loro malinconia, il loro desiderio di fuga e la speranza di ripartire da capo, da qualche parte, sono anche i nostri. -
Il lavoro non ti ama. O di come la devozione per il nostro lavoro ci rende esausti, sfruttati e soli
«Fa' ciò che ami, e non lavorerai nemmeno un giorno in vita tua»: ecco lo slogan che ha mosso le nostre vite alla ricerca del lavoro dei sogni, quello che fai con il sorriso sulle labbra, che mette in gioco i tuoi talenti migliori e ti fa sentire parte di una squadra – di più: parte di una famiglia. Peccato che in quello slogan si nascondesse la ricetta per lo sfruttamento, il programma in codice per una nuova tirannia del lavoro che abbiamo accolto allegramente, convinti che il lavoro avrebbe ricambiato quell'amore. Ora però l'idillio si sta incrinando: al posto delle farfalle nello stomaco, la sensazione nettissima che in questa relazione qualcosa non vada. Perché facciamo sempre più fatica a cogliere il privilegio delle nostre vite precarie? Con Il lavoro non ti ama Sarah Jaffe ci aiuta a dare un nome e una ragione a questo groviglio di inquietudine, frustrazione e senso di colpa che fa da basso continuo alle nostre giornate lavorative, intrecciando le singole storie di lavoratrici e lavoratori a un'acuta analisi della storia recente. Guidata da Marx e Silvia Federici, Mark Fisher e bell hooks, Guy Standing, Selma James e molti altri, Jaffe ci mostra che il neoliberismo è anche un progetto di manipolazione delle emozioni, ma è un progetto che sta crollando ed esiste una possibilità di lotta a partire dalle sue rovine. Questo non è soltanto un libro che «fa pensare»: è un'istigazione al cambiamento, lo strumento per accendere una rivoluzione. «La beffa più grande del capitale è stata convincerci che il lavoro sia il nostro più grande amore», scrive Jaffe. «Liberare l'amore dal lavoro, allora, è la chiave per ricostruire il mondo.»