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Palermo nord
Un tassello dell'espansione avvenuta a Palermo tra gli anni '50 e '80 del XX secolo è esplorato attraverso un testo impostato criticamente in contrapposizione a luoghi comuni e concetti diffusi su quest'area di Palermo e sulle espansioni urbane della speculazione in generale: riposizionando la trasformazione avvenuta in questa parte della città all'interno di una sequenza storica; affrontando la questione di come il piano regolatore abbia dato forma alla città, contro la convinzione che queste aree siano frutto di una mancanza di progetto; ritornando ai principi base del Movimento Moderno, al fine di verificare perché i condomini non si possano considerare epigoni degli edifici moderni. In parallelo alcuni fotomontaggi creano visivamente dei piccoli cortocircuiti che, indirettamente, si sovrappongono commentandole alle tesi del testo. L'individuazione di una serie di casi-studio, alcuni elaborati a partire da esperimenti didattici e riflessioni del gruppo di lavoro di Roberto Collovà a Palermo, guida poi un percorso virtuale di scoperte dentro la città dell'espansione. Infine un'intervista a Jean-Philippe Vassal apre al tema della possibile ""riattivazione di connessioni"""" attraverso la trasformazione urbana, evitando le trappole della nostalgia. Contiene un abstract in lingua inglese."" -
L' età soffice. Teoria e pratica dell'arte nell'epoca dei new media
Con questo secondo volume dei Quaderni dell'Accademia di Belle Arti di Macerata abbiamo voluto restituire - e il piu fedelmente possibile - i risultati degli incontri organizzati dal 18 al 21 marzo 2013 in occasione del Quarantennale dell'Accademia ed evidenziare dunque lo sforzo di fare ricerca, di unire gli spazi della tecnica con quelli della teoria (Paola Taddei). Con testi di Renato Barilli, Loretta Fabrizi, Pierfrancesco Giannangeli, Jannis Kounellis, Antonello Tolve e Angelo Trimarco. -
L' immagine occidentale
"Si può descrivere questo primo, originalissimo libro di Emiliano De Vito, come il tentativo di spingere all'estremo la forma del commento fino al punto in cui il testo commentato diventa la forma in cavo della scrittura che lo commenta e autore e commentatore si scambiano le parti. Il passo commentato è, in questo caso, relativamente breve: si tratta essenzialmente del paragrafo 'Idea come configurazione' di quel testo certamente impervio che è la 'Premessa gnoseologica all'Origine del dramma barocco tedesco' di Walter Benjamin. In questione in questo paragrafo è un problema decisivo nella storia del pensiero occidentale: il rapporto fra idee e fenomeni, fra mondo intellegibile e mondo sensibile. E poiché il medio di questo rapporto è l'immagine, il libro di De Vito è una meditazione appassionata e senza riserve sull'immaginazione, che mobilita, nel suo inquieto e rovinoso procedere, le risorse della filosofia, della letteratura, della mistica, della cabala, dell'alchimia"""". (Giorgio Agamben)" -
Antologia privata
Giorgio Manganelli ha raccolto in questo libro (già pubblicato nel 1989) gli scritti più gustosi, cavati da vari suoi libri precedenti, sia di narrativa che di critica; ma ci sono anche vivacissimi articoli di giornale, risvolti di copertina e scrittarelli sparsi. Tutti sempre molto interessanti, spesso divertentissimi e pieni di verità. Forse il meglio di Manganelli da lui stesso scelto. -
Tutta la solitudine che meritate. Viaggio in Islanda
«Nell'immagine che ho dell'Islanda mi ha sempre attratto l'idea della scarsità, perché l'idea della scarsità contiene l'idea della virtù»rn«Ha un carattere decisamente non effimero. Giunta è autore di osservazioni gustose» - Il Cittadinorn«Un dossier assai interessante» - Alias, il Manifestorn«Le divagazioni filosofiche e letterarie che Giunta cala con naturalezza nel racconto hanno un po' lo stesso effetto degli arcobaleni che, simultaneamente, spuntano ovunque in Islanda nei repentini passaggi da pioggia a sole, uno dentro l'altro o sparsi qua e là nelle valli e sulla linea dell'orizzonte: fanno percepire una nuova profondità del paesaggio» - Il Sole 24 OrernBaciati dalla fortuna (niente neve, poca pioggia) e sfruttando la luce delle lunghissime giornate di maggio, Claudio Giunta ha preso appunti, Giovanna Silva ha scattato le foto, e insieme hanno fatto il giro dell'Islanda, da Reykjavik a Reykjavik, con varie deviazioni fuori dal percorso della Route 1, su strade piuttosto accidentate, per vedere posti che ""sentivano"""" (a ragione) di dover vedere. Alla fine, sulla carta è rimasto: (1) un certo numero di immagini, più che altro immagini di una solitudine che può apparire sinistra ma che è invece, a starci dentro, addirittura euforizzante: non solo lava, cascate e ghiacciai ma anche centrali elettriche perse in mezzo al niente, cimiteri di campagna, una base della NATO che ha chiuso i battenti e si sta trasformando in un pezzo del paesaggio; (2) la traccia dei colloqui con un numero sorprendentemente alto di persone interessanti (nella geografia umana esiste un indice della """"densità di persone interessanti""""? Se esiste, l'Islanda sta in cima alla classifica); (3) un tentativo - anzi più tentativi - di risposta alla domanda: perché mai uno, venuto al mondo venti paralleli più a sud, dovrebbe amare l'Islanda?Altri contenuti: – Il Grande Romanzo Islandese (Gente indipendente di Halldór Laxness) – Un incontro in Islanda (Wystan Hugh Auden e Jean Young) – «Quando vado in Islanda viaggio. È stancante» (una conversazione tra Roman Signer e Barbara Casavecchia) – Itinerari e informazioni pratiche"" -
La città scritta. Carlo Aymonino, Vittorio Gregotti, Aldo Rossi, Bernardo Secchi, Giancarlo De Carlo
Nata come tesi di dottorato, ""La città scritta"""" è stata in seguito rielaborata e ampliata in un saggio che affronta il pensiero e l'opera di tre fra i più importanti architetti del secondo Novecento italiano ed europeo: Carlo Aymonino, Vittorio Gregotti e Aldo Rossi. I loro libri e i loro edifici più celebri sono il materiale di studio alla base del """"racconto urbanistico"""" di Stefano Boeri che, scritto trent'anni or sono, ha poi subito un lungo e intermittente processo di riscrittura, costantemente caratterizzato, però, da una decisa opposizione all'""""ossessione normativa"""". L'ultima parte del volume è dedicata ai ritratti inediti di altre due figure cruciali dell'urbanistica italiana, quelle di Bernardo Secchi e Giancarlo De Carlo, in un accostamento originale e affatto personale che costituisce soprattutto un omaggio a due modi differenti di leggere e scrivere la città."" -
L' armonia di Babele. Varietà dell'esperienza e polifonia delle forme nel romanzo inglese
Le voci sono quelle dei narratori, l'esperienza è quella della vita quotidiana, che è il grande, variegato, nuovo territorio del romanzo dall'inizio del Settecento. È su questo asse che si snodano i saggi qui riuniti a dimostrare la corrispondenza felicemente riuscita - l'armonia di Babele - tra le sempre più complesse manifestazioni dell'esperienza e le molteplici forme inventate dagli autori per raccontarle. E dalla ""confusione delle lingue"""" che nascono i grandi capolavori: da Defoe a Sterne, fino a Ford Madox Ford e Joyce."" -
Tessiture dello spazio. Tre progetti di Giancarlo De Carlo del 1961
Questo libro si occupa di tre architetture di Giancarlo De Carlo e in particolare di un certo modo di pensare e manipolare lo spazio. I tre progetti hanno tutti a che fare con il Mediterraneo, passione costante dell'autore di ""Viaggi in Grecia"""", cresciuto in città di mare come Genova, Trieste, Livorno e Tunisi. Si tratta rispettivamente della colonia a Riccione, costruita e inaugurata nel 1963, la casa di vacanze a Bordighera, costruita e inaugurata nel 1966, e la colonia marina a Classe, nei pressi di Ravenna, non realizzata. Considerati nel loro insieme, questi tre progetti definiscono, nel curriculum professionale di De Carlo, un piccolo ma riconoscibile corpus di lavori, apparentati dai programmi, simili e confrontabili, dalle dimensioni, anch'esse simili, e dall'anno di redazione dei progetti: tutti e tre infatti sono del 1961 vale a dire appena successivi alla fine dei CIAM e all'inizio dell'avventura del Team 10, di cui De Carlo è stato un protagonista indiscusso, e appena prima della grande avventura progettuale urbinate. In ogni caso questi progetti vanno inquadrati in un contesto di confronto europeo, specie con il lavoro coevo di Aldo van Eyck o Alison e Peter Smithson. La finalità dell'autore non è quella di revisionare la collocazione storico-critica del maestro genovese, bensì di restituire ai ragionamenti contemporanei sull'architettura la ricchezza di riflessioni intorno alla nozione di spazio tanto cruciale quanto sostenuta dalla metafora tessile..."" -
Tic Tac city
Tic - Tac, Tic - Tac, Tic - Tac, Tic Tac. Il tempo si accorcia, i colpi sono sempre più violenti, la palla da tennis viene messa in gioco da una crisi economica, da una crisi ambientale, da una crisi sociale, da una crisi culturale. Crisi: separazioni che cerchiamo sempre di ricucire. Spesso ci viene contro, quella palla, e non incontro. Possiamo anche scansarla. Nel frattempo lo spazio si deforma, il campo si allarga a nuove valenze, nuove istruzioni, nuove attualità, fenomenologie più ampie. La nostra risposta può essere raffinata come lo è un confetto alla menta o all'arancia, Tic o Tac, ugualmente adatto, a disparità di gusto, per soddisfare desideri, opportunità, convenienze. Siamo pronti a rispondere a un servizio sempre più rapido, sempre più angolato? Sono pronti i nostri riflessi? Quanto siamo cinestetici? Quanto ci siamo allenati a reagire istintivamente e quanto a ragionare sul colpo da scegliere? Quanto tempo ci viene concesso per fermarci a pensare al punto precedente, per guardarci intorno prima di replicare? Quanto tempo abbiamo? Quanto tempo ci resta? Quanto tempo? Quanto tempo, per ribattere il servizio di Mario Ancic? Solo 0,41 secondi. Possiamo permetterci di pensare alla partita vinta ieri? Possiamo distrarci e guardare a quello che succede sugli spalti? Siamo convinti che l'allenatore possa aiutarci a rispondere a quel servizio? (...) Nondimeno si tratta di un libro, articolato in tre parti, segnato da ""riflessioni architettoniche se non urbanistiche""""..."" -
L' amico del deserto
Pavel viene a conoscenza di una fantomatica ""Associazione amici del deserto"""" con sede a Brno, i cui adepti percorrono e studiano tutti i deserti del mondo. Dopo un lungo e ostinato apprendistato riesce infine a farne parte, conoscendo soci incomprensibili, guide scorbutiche e carezzevoli signore. In un clima minaccioso e gravido di misteriose conseguenze, inizia un'avventura spirituale dall'esito inaspettato."" -
Etimologiario
"L'Etimologiario"""" di Maria Sebregondi è un piccolo dizionario etimologico di tipo assolutamente fantastico, dove le inedite etimologie, cavate da segmenti della parola, rivelano una loro buffa giustezza, in un cortocircuito interno alla parola che sorprende, fa sorridere e ne espande inaspettatamente il significato." -
Dispacci dai Caraibi. St. Lucia, Trinidad e Martinica
I Caraibi sono il luogo in cui si sono giocati i destini dei grandi imperi coloniali ed è nato il mondo come lo conosciamo oggi: un crogiolo di razze, culture e lingue che si sono ibridate, confuse e reinventate.rnrnIn questo viaggio nelle isole di St. Lucia, Trinidad e Martinica, Matteo Campagnoli e Stefano Graziani hanno incontrato non solo luccicanti distese di sabbia e palme da cocco, ma anche diavoli blu, ammiragli inglesi e tassisti creoli, bidoni di petrolio utilizzati come strumenti musicali e piantagioni trasformate in principeschi resort, cantanti di soca e schiavi in fuga, uomini pipistrello e corsari normanni, templi indiani e il carnevale più famoso di tutte le Antille, turisti da crociera e avventurieri alla folle ricerca dell’Eldorado. Liberati dal cliché di un paesaggio da cartolina, i Caraibi vengono finalmente restituiti alla loro proteiforme complessità attraverso un gioco di rimandi tra presente e passato, tra natura e cultura, tra la Storia e le storie di una manciata di scrittori che in pochi anni hanno saputo ridisegnare l’intera mappa della letteratura contemporanea: Earl Lovelace, V.S. Naipaul, Aimé Césaire, Édouard Glissant, Patrick Chamoiseau e soprattutto Derek Walcott che del viaggio è stato il nume tutelare.rnAltri contenuti:rnScrittori delle isole. Consigli di letturarnIl drago non balla di Earl LovelacernLungo la costa di Derek WalcottrnGlossario di Édouard GlissantrnItinerari e informazioni pratiche -
Figure urbane. Progetti per l'ex caserma Sani a Bologna
Il volume propone una serie di riflessioni, confronti e approfondimenti sul tema della rigenerazione urbana tema vasto perché ne sottende altri: dalla natura in perenne trasformazione dello spazio pubblico al vuoto urbano fino alla modificazione in architettura messa a fuoco da un celebre numero di ""Casabella"""" diretta da Vittorio Gregotti. L'indagine sui """"processi di definizione formale"""" sviluppata attraverso alcune sperimentazioni progettuali sull'area dell'ex caserma Sani a Bologna può assumere dunque un valore più generale, visto il carattere paradigmatico del caso studio preso in esame. In Italia infatti gli ambiti urbani occupati da aree militari negli ultimi due secoli, e poi dismesse, occupano una superficie senza eguali in Europa, stimata in circa un milione di metri quadrati solo a Milano, Roma e Torino. Gli studi analitici e le ipotesi progettuali presenti in questo volume, illustrati attraverso disegni e modelli in scala, analizzano e riflettono su questa inedita occasione di trasformazione delle città italiane a partire dal loro interno."" -
Sottosuoli urbani. La progettazione della città che scende
Lo spazio sotteraneo sta diventando sempre più un dominio pubblico di significativa importanza per la crescita delle aree urbane densamente costruite e per il recupero di quelle caratterizzate da ricchi palinsesti storici. Gli ambiti ipogei sono estensioni cospicue e un dominio progettuale delicato e complesso. Come entità spaziale alternativa a quella di superficie, l'ipogeo può rivestire un ruolo importante nel miglioramento della qualità ambientale urbana: alleggerimento dei livelli di pressione da parte delle funzioni più pesanti e inquinanti, riduzione delle distanze e più efficace concentrazione delle funzioni, mitigazione del consumo territoriale, liberazione delle aree centrali alla pedonalità, al verde, ai luoghi d'incontro. L'indotto che ne consegue è misurabile sui plurimi livelli del risparmio energetico e idrico, della salvaguardia delle reti ecologiche, di riduzione dei tempi della mobilità e di contrasto rispetto alla frammentazione delle reti sociali. Il delicato campo progettuale ci dice però che, trascorse le epoche di una sua trattazione generica, occorre guardare con occhio nuovo, più attento e specifico, alle problematiche e opportunità in esso riposte. Ci esorta a una più attrezzata e sensibile capacità progettuale. Ci invita all'affinamento di tecniche realizzative, procedure e approcci; soprattutto, ci richiede un avvicinamento alla questione che sappia farsi carico della pluralità dei saperi coinvolti. -
Vivai del Sud. Ediz. italiana e inglese
Con questo secondo quaderno l'ADI Lazio vuole ricordare il cammino percorso da un'azienda romana, Vivai del Sud, che nel decennio tra gli anni Settanta e Ottanta si impose come leader nel campo della produzione di arredi e complementi di alta gamma sia per interni sia per esterni. Vivai del Sud si propone, sin dall'inizio della sua attività, l'obiettivo ambizioso di competere anche a livello internazionale con le migliori aziende del design italiano, imponendo uno ""stile romano"""" colto e sofisticato. Stefania Bedoni, insieme agli altri ex art director di quegli anni, Giusto Puri Purini e Maurizio Mariani, ricostruisce l'esperienza vissuta dall'interno dell'azienda. Emergono così l'interessante profilo del suo fondatore Piero di Pierri e degli architetti-designer che negli anni si sono succeduti e che hanno contribuito alla grande affermazione di Vivai del Sud. In chiusura, il quaderno offre un approfondito repertorio dei prodotti che per qualità di produzione e per forza di immagine entrarono prepotentemente nel mercato."" -
Rigenerare le aree periferiche. Ricerche e progetti per la città contemporanea. Ediz. italiana e inglese
La maggior parte della periferia romana sta vivendo una situazione di crescente degrado e disagio che va affrontata con urgenza e senza rinvii attraverso interventi di riqualificazione mirati, in grado di garantire a tutti condizioni di vita dignitose a partire dal bene primario della casa e dal potenziamento dei luoghi di aggregazione e degli spazi pubblici. Roma possiede un vastissimo patrimonio di edifici residenziali, di cui una parte consistente è proprietà di enti pubblici, da ristrutturare, da adeguare, da integrare con nuovi servizi pubblici, da completare e riconnettere con opportune reti infrastrutturali al più ampio sistema metropolitano. Una grande risorsa immobiliare che si offre come luogo di sperimentazione sull'housing e sulla nuova dimensione metropolitana. Alla possibilità di sperimentazione su campo di buone pratiche di rigenerazione urbana e di confronto con esperienze già attuate con successo in altre città europee, si rivolge questo volume, presentando una selezione dei lavori di ricerca e delle proposte elaborati da HousingLab, Sapienza Roma, su una campionatura di aree e quartieri residenziali che vanno dalla periferia consolidata alla periferia diffusa. -
Ripensare le discariche
La questione dei rifiuti, oggi, per le dimensioni e le caratteristiche che ha assunto nella società dei consumi, deve essere un tema di primo piano, mirato a garantire la vivibilità della città contemporanea e l'equilibrio dell'ambiente. Affrontare quest'argomento significa innanzitutto ripensare al nostro stile di vita, mettendo in discussione la società moderna e la grande quantità di scarti che produce. Il problema dei rifiuti non può essere risolto solo attraverso le tecnologie di smaltimento, agendo unicamente sugli effetti, ma è più profondamente una questione culturale. Siamo abituati ad affrontare il ""problema"""" degli scarti solo con l'ottica dell'emergenza e non con quella del progetto. Progetto significa nuovi comportamenti e modelli che dovrebbero andare verse una rilevante riduzione dei rifiuti, auspicabilmente tendente a una società a rifiuti zero, Progetto vuoi dire strategie per lo smaltimento. Progetto significa rigenerare e reinventare i paesaggi delle discariche. Questo libro è un tentativo di rallentare il passo dell'emergenza e di allungare lo sguardo per cogliere l'ampiezza della questione rifiuti in un'ottica temporale completa, che metta insieme presente e futuro."" -
Portus, Ostia antica, via Severiana. Il sistema archeologico paesaggistico della linea di costa di Roma imperiale
Nel II secolo d.C. Ostia Antica e Portus erano i caposaldi del sistema portuale e commerciale della Roma imperiale. Il porto di Claudio e quello di Traiano, con il suo straordinario bacino esagonale, configuravano un complesso apparato infrastrutturale, cui era interconnesso il centro amministrativo di Ostia, un'intera città romana ancora ben conservata. La via Flavia/Severiana stabiliva il legame fra i due poli attraverso l'Isola Sacra e connotava l'affaccio sul Mediterraneo della caput mundi. Il declino di Roma sancì in seguito la separazione fra i due centri, ma la struttura del territorio ostiense, e del rapporto fra Roma e il mare, sono rimaste fino a oggi quelle impostate dai romani. Roma si è sviluppata in forma di cometa, con la testa nel centro antico e la coda fra l'EUR e il mare. La coda della cometa è oggi un territorio complesso e contraddittorio nel quale convivono abusivismi e grandi infrastrutture, agricoltura e paesaggi naturali, abbandono e grandi potenzialità per l'avvio di nuove economie. In questo contesto archeologia e natura costituiscono un bacino di possibilità di sviluppo e rigenerazione paesaggistica finora trascurato. Ristabilire l'antica continuità fra Ostia e Portus attraverso l'Isola Sacra significherebbe recuperare una corretta lettura del sistema portuale della Roma imperiale ma anche aprire nuovi spazi e prospettive per un territorio in crisi. Il volume nasce da una ricerca del Dipartimento di Architettura e Progetto della Sapienza Università di Roma. -
Fabula picta
"Fabula picta"""" viene pubblicato in occasione della mostra di Ruggero Savinio al Forte Malatestiano di Ascoli Piceno. Il libro contiene le riproduzioni dei cinquantuno olî e dei disegni esposti, un testo introduttivo di Giorgio Agamben, che da anni segue l'attività del maestro, una trattazione del curatore della mostra, Clio Pizzingrilli, e alcuni scritti autoriflessivi di Savinio sulla pittura. La collocazione di Ruggero Savinio nell'ambito dell'arte contemporanea è affatto eccentrica. Non è dubbio che Savinio si formi alla scuola dei due de Chirico, assumendone in pieno la memoria dell'antico, d'altra parte il suo temperamento saturnino, la complessità umanistica che ne istituisce la precipua posizione intellettuale ed etica, una pratica pittorica insieme tradizionista e disfattista (eseguita sulle lezioni del Piccio, di Fontanesi, di Ranzoni, ma anche di von Marées, il pittore che intese rifondare il grande stile perduto esibendo contestualmente lo scacco inevitabile, cui questo sforzo era destinato), determinano una esperienza estetica assolutamente unica dell'artista, elaborata su un ininterrotto scrutinio dell'oggetto in quanto deiscenza della cosa, là dove l'arte à la mode sembra ormai dimorare nell'indifferenza fra l'oggetto e la cosa, fra l'uno che si rappresenta come l'altra..." -
Giuseppe Ducrot. Catalogo della mostra (Roma, 20 febbraio-10 maggio 2015). Ediz. italiana e inglese
Una galleria di sculture, dai grandi modelli in resina ai bozzetti in ceramica, dalle invenzioni in terracotta invetriata alle scenografiche forme neobarocche, segna il percorso del volume, che, con inattese contaminazioni tematiche e materiche, illustra quasi vent'anni di lavoro di Giuseppe Ducrot. Con testi di Achille Bonito Oliva, Michele Brescia, Sandro Barbagallo, Patrizia Cavalli, Niccolò Ammaniti.