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Furtivo come un ninja. L'arte di rendersi invisibili per eccellere
Per mantenere la propria libertà, autonomia, indipendenza e raggiungere i propri obiettivi, oggi è necessario tenere un profilo basso e sapersi muovere furtivi, agili, senza dare troppo nell'occhio o mettersi sul palcoscenico. Ti sembra controcorrente? Addirittura un controsenso? Dipende cosa desideri nella vita per te stesso. Dipende qual è il valore massimo cui miri, l'aspirazione che ti anima. Se la libertà ti dà gioia, se arrivare dove vuoi ti esalta, se ciò che conta è la ""sostanza"""" e non l'""""apparenza"""", allora l'arte di rendersi invisibili è il tuo mezzo per riuscirci. In questo, i più grandi maestri sono stati i ninja, che non padroneggiavano solo tecniche adatte alla guerriglia, ma avevano sviluppato una costante vigilanza e l'abilità di trovare vie d'uscita e di sfruttarle. Resilienza, perseveranza, autodisciplina, flessibilità, capacità di introspezione e attenzione, forza: ecco i loro insegnamenti per muoversi nel mondo e nell'esistenza."" -
Black Mamba. Il reale potere dell'immaginazione
Creatività, immaginazione e percezione sono le caratteristiche più importanti della psiche umana, in quanto non solo sono fonti di mondi fantastici, ma anche fondamenta della realtà stessa e strumento primo del pensiero. Sono queste capacità mentali che ci permettono di cogliere la realtà e darle un senso. Proprio grazie ad esse prendiamo decisioni e ci prepariamo alle conseguenze che ne derivano, costruiamo una visione efficiente della realtà, elaboriamo possibili scenari, risolviamo problemi, siamo persino in grado di vincere il dolore e di avvertire il sopraggiungere della morte. Certo, a volte queste straordinarie facoltà possono anche sviarci. Muovendosi tra scienze della cognizione, neurologia e informatica, Fred Mast le indaga, si pone domande e abbozza risposte sulla base delle ricerche più recenti, espone punti di vista alternativi e potenzialmente innovativi. E ci stupisce, svelandoci, tra gli altri, anche il segreto che si cela dietro la storia di Black Mamba. Con tono leggero e a tratti spiritoso, Mast dipana il discorso in capitoli dai titoli bizzarri, fantasiosi e stimolanti, raccontandoci la psicofisica del quotidiano attraverso le rappresentazioni mentali che ne facciamo e incanalandoci nella comprensione di diversi fenomeni connessi all'immaginazione, dalla funzione dei sogni ai meccanismi delle allucinazioni, fino a porre la questione se anche le macchine possano essere dotate di fantasia.Un libro unico sul vero jackpot evolutivo dell'essere umano: l'immaginazione. Cos'è l'immaginazione? Nient'altro che fantasia oppure qualcosa di realmente e concretamente importante, se non addirittura vitale per gli esseri umani? Fred Mast, psicologo e scienziato cognitivo, ci accompagna nell'universo variegato e sorprendente delle nostre facoltà immaginative attraverso una trattazione brillante e saldamente ancorata alla scienza. Tra intuizioni e scoperte, esploreremo un terreno estremamente interessante e avveniristico, alla ricerca di risposte a domande curiose e affascinanti, come:• Su quali basi il nostro cervello decide cos'è reale e trasforma la fantasia in realtà?• Si può allenare il corpo con il mental training?• Cosa c'è di vero nella ""legge dell'attrazione""""?• I videogiochi davvero rendono stupidi e violenti?• Bastano i nostri sensi per distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è?• Ci sono connessioni tra sogni e realtà?"" -
Contro-filosofia dell'amicizia. Vivere, riconoscere e mantenere un legame speciale
Si dice che Talete, per osservare il cielo, cadde in una buca perché aveva perso di vista la terra su cui posava i piedi. Lo facciamo un po' tutti quando, in fatto di amicizia, abbiamo in mente l'amico ideale – presente, divertente, comprensivo, premuroso – e paragoniamo i nostri amici in carne e ossa a questa specie di mito, perdendo il polso della nostra (e loro) umanità. I primi a costruire questo ""mito"""" furono i filosofi antichi, da Aristotele a Cicerone, da Seneca a Marco Aurelio, per i quali l'amicizia è un sentimento elitario e virtuoso, superiore a ogni altro legame. Oggi, però, l'amicizia si declina in forme e contesti molto diversi dal passato – non da ultimo quelli digitali –, e guardare così alto porta a riflettere in questa immagine, illusoria e un po' anacronistica, i nostri desideri, e a incorporarli nelle persone che incontriamo, esponendoci (ed esponendole) a cocenti delusioni. Peggio: l'idealizzazione dell'amico confonde quali siano i valori non negoziabili che ci devono unire. Gli amici """"perfetti"""" non esistono, ma la certezza che i nostri amici, esattamente come noi, non sfuggano dall'accumulare difetti, più o meno nella stessa misura in cui accumulano pregi, non significa rinunciare a vivere autenticamente l'amicizia. Al contrario, proprio ripulendo il nostro parabrezza dalle facili illusioni dell'amico perfetto, riusciremo a vivere l'amicizia profonda e ad apprezzarla come la più salda e duratura forma di essere uomini tra gli uomini, arrivando nel contempo a dare il benservito, senza rimorsi né alibi, agli amici che non sono degni di portare questo nome, sbiadite – e talvolta addirittura pericolose – imitazioni degli amici """"veri""""."" -
Viaggio a Oblivia. Perché dovremmo essere ecologisti ma non ci riusciamo
I racconti, le esperienze e le riflessioni di un viaggiatore d'eccezione, recordman estremo e divulgatore ambientale tra i più seguiti, fanno luce sulle ""trappole"""" mentali che ci rendono impotenti, incoerenti e inconcludenti di fronte alla deriva dell'ambiente in cui viviamo. Non bastano l'evidenza dei cambiamenti climatici, le montagne di plastica in fiumi e mari, i rifiuti che appestano le nostre città, la terra che si fa deserto. Di fronte alle crisi ambientali, siamo tentati di rinunciare a fare la nostra parte, trascurando il nostro impatto. Perché? Forse perché, che lo vogliamo o no, viviamo tutti a Oblivia. In questa """"bolla"""" immaginaria, fatta di credenze, pregiudizi, meccanismi mentali che affondano le loro radici nella storia dell'evoluzione e della psicologia umana, gli abitanti ballano con occhiali rosa, mangiano zucchero filato e, nel loro mondo ristretto, tutto sembra lontano e loro persi in una visione miope. Ma è possibile fuggire da Oblivia e salvare la Terra? A Oblivia, in questo luogo fisicamente inesistente eppure così reale, ciascuno vive """"felicemente insensibile"""" e mille miglia lontano dai comportamenti che dovremmo adottare per tutelare il pianeta e noi stessi. Perché viviamo una tensione apparentemente inconciliabile tra pensieri, disposizioni e azioni, quando la posta in gioco è proprio il nostro ambiente di vita? Quali bias cognitivi e comportamentali popolano Oblivia, facendo fallire le nostre istanze ecologiche? Possiamo superarli? Arriveremo a giocare con più coerenza ed efficacia questa partita vitale per tutti noi esseri umani? Se lo è chiesto Alex Bellini, in questo libro nel quale affronta una delle sue esplorazioni più ardue ed eccitanti di sempre, quella della nostra mente ecologica. Alex sta navigando i dieci fiumi più lunghi e inquinati del pianeta, con lo scopo di documentare, sulla scia dei rifiuti prima che raggiungano il mare, le tante facce della crisi ecologica, e di comprendere cosa complica la relazione dell'uomo con se stesso e con l'ambiente in cui vive. A partire dal racconto di alcuni dei suoi tanti vissuti e dei molti incontri che hanno segnato le sue """"navigazioni per il mondo"""", Alex ci porta con sé a indagare che cosa sta alla base di questo scollamento tra i nostri pensieri e le nostre azioni ecologiche. Lo fa sollevando interrogativi che ci salvano dall'inerzia e ci spingono a responsabilizzarci. E così, nel liberarci dalle catene di Oblivia, rischiamo di salvare anche l'ambiente."" -
Ho scritto questo libro invece di divorziare. Cronaca di liberazione dal carico mentale e altre conquiste
Succede all'improvviso, quasi per caso. L'eccezionalità di una nuova routine, dettata dalla pandemia, getta luce su una verità che Annalisa Monfreda si era a lungo taciuta. L'autrice osserva la vita di suo marito e delle sue figlie riassestarsi su un nuovo equilibrio, mentre la sua si consuma dentro la macchina che lo rende possibile. È dura accettare che proprio lei, che da anni come giornalista indaga gli ostacoli più sottili che impediscono alle donne di desiderare liberamente, proprio lei, che ha sposato un uomo femminista e assieme a lui cresce due figlie nel culto della libertà, proprio lei stia soccombendo alla più ovvia delle disparità, quella che si consuma silenziosamente dentro le mura domestiche: lo squilibrio del carico mentale. Su di lei, in quanto donna, ricade la responsabilità dell'organizzazione di tutto ciò che ruota attorno a casa, marito, figli e famigliari. Il suo cervello ha un file sempre aperto e non perché si sia dimenticata di chiuderlo, ma perché lo consulta di continuo, infinite volte al giorno. Da quel momento inizia per l'autrice un'indagine poetica e scientifica lungo le radici di quella disparità. Per un intero anno, di giorno incontra scrittrici e scienziate, casalinghe e imprenditrici; analizza numeri e ricerche; si immerge nelle pagine della letteratura, nei saggi di storia, nei fondamentali della sociologia. E poi di sera, siede al tavolo della cena, che diventa teatro di piccole conversazioni rivoluzionarie, durante le quali l'intera famiglia stabilisce assieme una lingua nuova con cui parlare. Un patto nuovo attorno a cui fondarsi. Un nuovo trampolino di lancio. -
La scienza dell’incredibile. Come si formano credenze e convinzioni e perché le peggiori non muoiono mai
Ammettiamolo: la realtà se ne infischia di ciò in cui crediamo. Tuttavia, le nostre convinzioni trasformano il modo in cui percepiamo il mondo. Ma dove nascono e come si diffondono le credenze? Che cosa ci porta a sostenere le idee più insolite o totalmente assurde, a scambiare per prove inossidabili semplici suggestioni, illusioni o, al massimo, ideologie e atti di fede? Perché finiamo per contraddire anche l’evidenza dei fatti? E chi coltiva le convinzioni più estreme è solo un pazzo o piuttosto una vittima della manipolazione dei social?rnIn realtà, la tecnologia si limita ad amplificare ciò che da sempre è radicato negli esseri umani: il bisogno di dare un senso a ciò che ci circonda.rnPer capire come si formano le nostre convinzioni occorre allora risalire alle origini per scoprire come l’evoluzione abbia reso il cervello un sistema formidabile per la sopravvivenza della nostra specie, anche credendo a cose decisamente false.rnAttraverso la narrazione di alcune storie incredibili, perlustreremo le radici biologiche e psicologiche che alimentano la necessità di credere e, ricorrendo alle ricerche più recenti, scopriremo le funzioni tuttora svolte dai sistemi di credenza.rnNel corso del viaggio, acquisiremo familiarità con gli strumenti dell’indagine scientifica e, imparando a valutare l’attendibilità e la veridicità delle credenze, ci abitueremo a ragionare come scienziati, diventeremo consapevoli dei nostri limiti ed errori, saremo pronti a cambiare idea di fronte a evidenze solide che ci contraddicono e a trattare con chi non vuol dare retta alla ragione. Ma, soprattutto, impareremo a coltivare l’unico vero antidoto contro il pregiudizio e la superstizione: una curiosità inesauribile.rnrnEccole in azione, le credenze: le troviamo in chi vede complotti ovunque o in chi compie atrocità, pensandosi nel giusto; le riconosciamo in chi cerca conforto negli extraterrestri, in medium o guru di varia origine e provenienza; le sentiamo radicate in chi crede in entità spirituali e cerca spiegazioni sovrannaturali. Perché? -
La parola a don Chisciotte
Dare giudizi frettolosi e superficiali ci viene semplice e immediato, anche sui libri: basta scrivere una recensione su Amazon dicendo che Moby Dick è verboso, o che don Chisciotte non fa più ridere, o ancora che Zarathustra è poco credibile, e ilrngioco è fatto. Ma cosa direbbero loro se potessero uscire dal silenzio? Quale sarebbe il loro giudizio su di noi? E sernfosse Zarathustra o Frankenstein in persona a “recensirci”? In un’epoca dove dare sentenze e valutazioni è facile erngratuito, mentre la curiosità è diventata merce rara e preziosa, i personaggi dei libri prendono la parola e dicono senzarnpeli sulla lingua quel che pensano dell’essere umano di oggi. Gulliver, dopo le sue innumerevoli avventure, ha qualcosarnda dire sugli attuali finti esploratori, mentre don Chisciotte si sente ferito nell’orgoglio quando vede la nostra mancanzarndi autoironia. Il Socrate di Platone dissente dai filosofi televisivi, sempre intenti a gettare un velo di verità assoluta sui dubbi cherndovrebbero guidarci; e poi il pianeta Solaris è disgustato dai guru pieni di risposte, così come Dracula rimane perplessorndi fronte alla nostra fascinazione per il male. Dieci personaggi letterari dicono finalmente la loro sull’umanità odiernarnattraverso dialoghi satirici e ragionamenti filosofici, ricordandoci che non sono i libri a dover essere alla nostra altezza:rnsiamo noi che, di fronte alla loro grandezza e genialità, dobbiamo metterci in discussione. Con una vena tagliente e unrnintento filosofico, La parola a don Chisciotte è un tentativo di ricordarci che dovremmo spogliarci dei nostri pregiudizi ernche i libri sono vivi, sempre, e spesso più vivi di noi. -
Che fine hai fatto, papà? Bussola per padri smarriti
Oggi sempre più spesso ci imbattiamo in ragazzi che conducono una vita più simile alla sopravvivenza che a un’esistenza profonda e fatta – noi adulti dovremmo saperlo – anche di ferite impreviste. Loro, i ragazzi, sono portatori di una fragilità affettiva e vocazionale che di frequente si respira nella relazione con i genitori.rnDi fatto, padri troppo materni, cui non di rado fanno da contraltare madri troppo paterne, sembrano avere abdicato alla responsabilità del ruolo, finendo per rispecchiare la loro crisi nella disperata ricerca di identità da parte dei figli.rnMassimiliano Pappalardo, che da anni indaga questa dinamica, prova a rispondere all’esigenza di ragazzi e adulti di una nuova “postura educativa”, con la convinzione che per sostenere i figli sia necessario tornare ai padri.rnE, dunque, che fine hanno fatto i padri?rnL’autore lo sa: nel mestiere di genitore “come fai, sbagli”, e non servono prontuari densi di buoni consigli o ammonimenti, serve piuttosto interrogarsi. A questo scopo si mette in gioco, a partire dalla sua esperienza quotidiana di educatore, con parole mai prescrittive e con l’obiettivo di suscitare e condividere riflessioni, pensieri, dubbi e intuizioni che possano scendere in profondità e innescare buoni gesti educativi. -
Un chilo alla volta. Viaggio di andata e ritorno dalla prigione dell'obesità
"Io all’inferno ci sono stata e ne conosco anche il peso specifico. Quarantadue. Quarantadue erano i chili di troppo che mi imprigionavano nel corpo e nell’anima. A volte li sento ancora addosso. Come quegli sguardi, un misto tra il disgusto e la compassione, “oh poverina, e pensare che ha un viso così bello, se solo non fosse così grassa!”. Sì, ero quella bella di faccia. Il resto era tutto troppo. Vi siete mai guardate allo specchio senza riconoscervi? Io l’ho fatto per tanto, tantissimo tempo. Forse troppo. Avete mai sentito il respiro cedere, mentre il desiderio di cibo cresceva? Io lo sapevo: non ero il mio peso, ma lo sono stata a lungo. Io non ero curvy, ero grassa, eppure odiavo quella parola. Che in realtà, se uno si accetta, non fatica a riconoscerlo: dopo tutto, è la descrizione di un corpo, come esiste il magro, così il grasso. E allora perché io non volevo sentirmelo dire? Io non mangiavo per fame. Né mangiavo per noia. Mangiavo dolore. Volevo soffocare il pianto con il cibo. Volevo vincere la guerra e alla fine ho perso me stessa. E sono scesa all’inferno. L’inferno dell’obesità. Ma la fine non era la fine. Era l’inizio della mia seconda vita. Prefazione di Giovanna Botteri." -
Fuga dallo specchio. Guida pratica per piacerti e amare il tuo corpo
Se cerchi troppo spesso la tua immagine riflessa nello specchio o, al contrario, la eviti accuratamente come fosse la più grande sciagura, se vivi perennemente con il timore del giudizio altrui su come appari, oppure tenti di modificare il tuo aspetto con diete, allenamenti estenuanti o la chirurgia plastica, senza trovare mai soddisfazione, Fuga dallo specchio è lo strumento per fare pace con il corpo e vivere una vita più serena. È il primo e unico percorso, frutto dell’esperienza clinica di un professionista, che ha aiutato migliaia di persone a sorridersi nuovamente allo specchio e ad allearsi con se stesse. Le diverse tecniche e gli esercizi pratici, da svolgere anche per soli dieci minuti al giorno, ti aiuteranno a scoprire la tua vera bellezza, a cogliere il tuo reale valore e a gestire il confronto con gli altri, accogliendo con gioia la tua unicità. Infine, raggiungerai un “mindset” che ti porterà a seguire uno stile di vita equilibrato, in reale sintonia con i bisogni del tuo corpo, così che “stare con te” non ti farà più paura e vederti sarà bellissimo. Come mai sul tuo viso o nel tuo corpo noti sempre quel difetto che ti fa soffrire? Ti vedi troppo brutto, troppo grasso o troppo magro. O detesti quel naso, o il sedere o il seno che non sono mai come vorresti. Lo specchio troppo spesso ti rimanda l’idea che tu non sia abbastanza, spingendoti ogni volta al confronto con gli altri e a sentirti in colpa. Perché? La risposta è che lo specchio ti sta mentendo e la soluzione sta nella tua mente! Se sei insoddisfatto della tua immagine corporea e pensi ci sia sempre qualcosa da “aggiustare” in te, c’è una via d’uscita. Seguila, insieme al dottor Mian. -
Pronto soccorso per vite stagnanti. Le chiavi che ti aprono al futuro
Cambiamenti e trasformazioni sono parte della vita, eppure spesso ci riesce difficile accettarli. A volte rifiutiamo persino di riconoscerli e men che meno li ricerchiamo. Il sopraggiungere di un qualsiasi nuovo evento – che si tratti di un matrimonio, della perdita di una persona cara, di una promozione o qualsiasi cosa esuli dall’abitudine – suscita in noi una certa ansia poiché ci costringe ad allontanarci da quanto ci è consueto e familiare. Chi però non lascia la strada vecchia rischia a volte di perseverare nell’insoddisfazione o nella sofferenza, mentre chi affronta fiducioso la vita, si evolve, acquista maggiore forza e riconosce le opportunità che gli si presentano. La vita, in fondo, significa continuo cambiamento – nelle piccole come nelle grandi cose – e ci richiede costantemente di adattarci ed essere flessibili. Ma come non farsi destabilizzare dal mutamento? E come evitare, sul fronte opposto, di restare intrappolati in esistenze logorate da situazioni consolidate ma poco o per nulla coerenti con i nostri desideri reali? Si tratta di lasciar andare e insieme non mollare: sembra una contraddizione. Eppure, proprio queste due capacità sono un’eccellente premessa per affrontare e superare bene cambiamenti e trasformazioni. L’arte di cambiare consiste nell’abbandonare tutto ciò che ci è di peso, ma contemporaneamente rimanere fedeli ai nostri bisogni e aspirazioni. Seguiamo i suggerimenti dell’autrice: chi lascia andare ha le mani libere e può afferrare il futuro. -
Angele del focolare. Dove sta di casa la felicità?
"Fatti una famiglia!"""" Dicevano. E adesso che ce la siamo fatta, non è che sia finita? Sfiorita tra le mani, persa tra aspettative e realtà, tra come la ordini e come ti arriva. Di solito con le istruzioni sbagliate, o scritte solo in polacco, comunque in una lingua che non capisci e che devi imparare da zero. “Una volta si stava insieme tutta la vita.” Dicono. Siamo sicure che fosse questa grande benedizione? E nell’algoritmo, c’entrava pure la felicità? Noi, in fondo, ci abbiamo creduto. Pensavamo di trovare la felicità nel matrimonio, con tanto di abito bianco, festa sfarzosa e viaggio di nozze. L’abbiamo cercata nella casa di proprietà e in un lavoro sicuro. Pensavamo di riuscire a trattenerla all’arrivo di un figlio, e poi di un altro figlio. L’abbiamo inseguita prendendo un cane, mangiando sano, nei vetri puliti. Pensavamo che saremmo state felici avendo tutto sotto controllo. E invece la felicità continua a sfuggirci, a spostarsi. Sarai felice se, sarai felice dopo che… In pensione, sarò felice? “A casa tutti bene?” Sì, ma non benissimo. Diciamocelo. Spetta ancora a noi, angele del focolare, accompagnare per mano e traghettare tutti quanti, e noi stesse, fuori dai momenti difficili. E quindi, sinceri, dove avete detto che si trova la felicità? Dopo """"Non farcela come stile di vita"""", un altro libro dalle bad influencer più amate dalle donne, che smonta gli stereotipi, le false aspettative, le ingannevoli promesse, gioie e dolori, vizi e virtù del metter su famiglia." -
Arte e percezione visiva. Nuova versione
"Vedere"""" è un atto creativo; e il giudizio visivo non è contributo dell'intelletto successivo alla percezione ma ingrediente essenziale dell'atto stesso del vedere. Quanti, tuttavia, sanno prendere coscienza del giudizio visivo, e tradurlo e formularlo? Sapere quali sono i principi psicologici che lo motivano e quali sono le componenti del processo visivo che partecipa alla creazione come alla contemplazione dell'opera, significa sapere """"che cosa"""", in realtà, vediamo. Per """"vedere"""" - in tal senso - l'opera d'arte, non occorre essere un artista o un psicologo: ma niente può essere prezioso quanto l'avvertimento di uno psicologo che è anche finissimo critico d'arte. Rudolf Arnheim fonda la sua trattazione sui più recenti principi della psicologia della Gestalt. Egli tende a opporsi al formalismo, riportando - con la costante esemplificazione di opere di pittura, scultura e architettura - la forma al significato e al contenuto, e suggerisce come se ne possano cogliere i più significativi moduli strutturali, approfondendo i problemi che si sono sempre proposti all'artista - equilibrio, forma, spazio, luce, colore, movimento - e analizzando le molteplici soluzioni dell'arte più remota a quella dei nostri giorni." -
Formae mentis. Saggio sulla pluralità della intelligenza
Scopo di questo libro è dimostrare che il fenomeno ""intelligenza"""" può essere scomposto in una serie finita di abilità umane distinte, di distinte intelligenze: linguistica, musicale, logico matematica, spaziale, corporeo-cinestetica, personale e interpersonale. Caso per caso, Gardner esamina quali siano i componenti e lo sviluppo di ogni particolare forma di intelligenza, gli aspetti neurologici e quelli interculturali. Negando il concetto unitario di intelligenza, Gardner mira tra l'altro a mettere in discussione l'assunto che l'intelligenza possa essere misurata mediante test verbali e a proporre una tecnica capace di applicazioni in campo educativo."" -
L' immagine video. Arti visuali e nuovi media elettronici
Sono quasi trent'anni che, in tutto il mondo, alcuni artisti dell'area visuale tra i più rigorosi e innovativi saggiano le risorse dell'immagine video considerata come una nuova 'icona parlante', luminescente e in continua permutazione. Costruita sullo stesso supporto della televisione, questa immagine ha 'densità' comunicative ed espressive ben diverse. Un fenomeno analogo si è verificato nella cultura visuale del mondo occidentale quando apparvero le tecniche fotografiche e cinematografiche. Senza il contributo di artisti quali Man Ray, Légerm Picabia, Duchamp non solo l'arte non avrebbe avuto una ridefinitoria espansione sperimentale, ma né la fotografia né il cinema avrebbero potuto darsi un'estetica, autonoma e dialettica, raggiungere la specificità di un linguaggio non ripetitivo né ingenuo. E' probabile che, allo stesso modo, anche dalla televisione, siano affidate soprattutto ai lavori in progressione di quegli sperimentatori (da Nam June Paik, Wolf Vostell, Bill Viola ai giapponesi Katsuiro Yamaguchi, Keigo Yamamoto, Toshio Matsumoto) che ridefiniscono le singolari peculiarità dinamiche delle nuove immagini, costruite e trattate utilizzando al meglio le tecnologie elettroniche e computerizzate.Questo libro si occupa, per la prima volta in Italia, del presente e del futuro dei nuovi media da un punto di vista che privilegia la descrizione e la valutazione delle caratteristiche specifiche, attive sul piano linguistico, del dispositivo audiovisuale elettronico. Esso raccoglie, insieme a informazioni utili per un approccio sistematico e di base, a panoramiche storiche ragionate e a disamine critiche particolari, una cronaca dettagliata, altrimenti dispersa, dei diversi esperimenti compiuti negli ultimi dieci anni. -
Malinconia
"Cosa è ancora possibile dire di una esperienza umana e psicologica, metafisica e clinica, quotidiana e letteraria, come la malinconia (la depressione) analizzata e setacciata da infiniti punti di vista? La malinconia è analizzata e descritta (qui) come esperienza psicopatologica: come esperienza clinica che abbia non una sua connotazione neurotica, o reattiva, ma una sua connotazione psicotica che la contrassegni come esistenza radicalmente altra dalla nostra. Il nostro discorso non intende essere, in ogni caso, un discorso clinico: un discorso incentrato sugli aspetti sintomatologici della depressione come realtà clinica (come Gestalt clinica); ma intende essere un discorso incentrato sugli aspetti psico(pato)logici e antropologici della depressione che insorge, certo, al di fuori delle quotidiane modalità di esperienza ma mantenendo una sua radicale dimensione psicologica e umana.""""" -
La nuova costellazione. Gli orizzonti etico-politici del moderno/postmoderno
Il libro raccoglie dieci saggi pubblicati su riviste specializzate tra il 1986 e il 1990, parzialmente riscritti e dedicati allo stesso tema: le conseguenze e le debolezze etico-politiche del pensiero post-moderno (Heidegger, Derrida, Foucault, Rorty). Bernstein nasce nell'ambito del pragmatismo americano. Successivamente è stato allievo di Habermas e ha abbandonato le posizioni iniziali per avvicinarsi alle filosofie continentali, con particolare riguardo per Derrida e il decostruzionismo. E' un libro destinato a filosofi e cultori di scienze sociali e politiche, e più in generale a chi segue il dibattito sul postmoderno e gli sviluppi recenti della filosofia in America. -
Hannah Arendt. Agire politicamente, pensare praticamente
Il libro si suddivide in tre parti: la prima traccia un ritratto di donna presente al suo tempo; la seconda mette al centro la sua produzione di giornalista, saggista, biografa, che, oltre a rappresentare una componente cospicua e non sufficientemente studiata dell'opera arendtiana, ne denota lo stile filosofico narrativo e saggistico; la terza affronta il pensiero di Hannah Arendt, sia storico-politico sia teoretico, nella prospettiva di un'impostazione originale e unica nella filosofia del Novecento. -
Cosmopolis. La prospettiva del governo mondiale
L'idea del governo mondiale si sta imponendo in occidente: viene sostenuta la necessità di un potere internazionale accentrato secondo l'ideale kantiano della federazione mondiale e del diritto cosmopolitico. Sarebbe questa l'unica alternativa non solo alla guerra, ma anche alla distruzione del pianeta e all'estinzione della specie. Con questo saggio Zolo si oppone all'idealismo di questa filosofia cosmopolitica e ispirandosi a una concezione delle relazioni internazionali, che utilizza le ricerche di etologia umana e di etologia della guerra, propone di passare dalla logica dell'accentramento del potere internazionale a un ""interventismo debole"""" che rispetti la diversità delle culture e privilegi i processi di auto-organizzazione, coordinamento e diplomazia."" -
L' alba del contemporaneo. L'arte europea da Füssli a Delacroix
Accanto alla Rivoluzione francese, tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento, ha avuto luogo un evento assai meno appariscente ma dagli esiti altrettanto decisivi per la storia dell'uomo: la scoperta dell'elettromagnetismo e le sue prime applicazioni. Alcune eccezionali figure di artisti non tardarono a intuire l'importanza di queste nuove energie. Lo svizzero Fussli, lo spagnolo Goya, il francese David, l'italiano Canova e infine gli inglesi Blake e Turner ripudiarono lo spazio prospettico tanto caro all'età moderna e collocarono figure guizzanti, o attorte e rattrappite in una sorta di etere informe, molto simile a quello in cui scorrono le onde delle nostre telecomunicazioni.