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Introduzione a La Divina Commedia
Vengono riconosciute due nervature profonde che attraversano tutto il percorso narrativo dell'opera, conferendole uno spessore e un valore semantico passati finora del tutto inosservati: da un lato un nascosto lacerante conflitto ideologico con Guido Cavalvanti, che, esploso dopo la dedica a lui della Vita nuova, effetto di quella dedica, trova il suo esito poi nella Commedia; dall'altro una velata ma progressivamente scoperta ambizione di dare all'opera una valenza per cui essa sia non soltanto il messaggio, pur altissimo, di un poeta, ma il contributo di un uomo di fede che, sostenuto dalla grazia di Dio, intenda adempiere a una missione di salvezza dell'umanità. Perciò l'appello al «sacrato poema», il «poema sacro, / al quale ha posto mano e cielo e terra», che potrà meritargli «l'amato alloro», l'incoronazione poetica, convalida e sigillo del felice compimento della sua “missione”. -
Fenomenologia dell'impostore. Essere un altro nella letteratura moderna
È possibile prendere il posto di qualcun altro, fino ad acquisire i tratti della sua personalità? A partire dal Tardo Medioevo, quando – a differenza del mondo antico – impostore non fu più soltanto chi assumeva il ruolo di una figura illustre, ma chi si spacciava per uno qualunque, sembra di sí. Un perfetto sconosciuto poteva prendere il posto del nostro vicino di casa o, addirittura, di nostro marito, come nella vicenda esemplare di Martin Guerre. È il sintomo di una crisi che giungerà fino ai giorni nostri, con il moltiplicarsi dei casi di ""sindrome dell'impostore"""", di """"furto d'identità"""" e di altri fenomeni connessi con lo scambio di persona. Questo libro traccia una genealogia dell'impostura, ripercorrendo le vicende dei principali mistificatori della letteratura europea. Ne emerge una controstoria della soggettività occidentale, cui hanno collaborato, tra gli altri, Boccaccio, Shakespeare e Molière, Diderot e Rousseau, Melville, Unamuno, Thomas Mann, fino a Emmanuel Carrère e Javier Cercas. Alla ricerca del volto che si cela dietro una maschera che, in realtà, non c'è."" -
Gli ultimi crociati. Templari e francescani in Terrasanta
Templari e francescani nacquero dal tentativo di fornire un orizzonte nuovo alla religiosità laicale. Entrambi, benché in tempi diversi, mantennero uno stretto legame con la Terrasanta, custodendone i luoghi in favore dei pellegrini, armati e non. Dal loro confronto emergono notevoli somiglianze ma anche differenze sostanziali, pur nella continuità e nella tensione tra crociata e missione, che entrambi incarnavano. L’ideale “passaggio di testimone” dall’uno all’altro ordine avrebbe portato, nei primi decenni del Trecento, alla fondazione della Custodia Terrae Sanctae – ancora oggi attiva –, istituzione che avrebbe raccolto il legame profondo instaurato coi Luoghi Santi dal Tempio sino alla sua soppressione, nel 1312. Per entrambi gli ordini, la Terrasanta rivestiva un ruolo particolare; un ruolo troppo spesso banalizzato nel tradizionale accostamento degli uni alla guerra e alla difesa del territorio, degli altri alla pace (se non a un anacronistico “pacifismo”). Questo libro mostra come la realtà fosse piú complessa, raccontando la storia del rapporto fra templari e minori, tra laicato cristiano, crociata e Terrasanta. -
Il potere della vittoria. Dagli Agoni omerici agli sport globali
Attraversando le epoche e i grandi eventi sportivi, dai tempi dell’epica a quelli della telecronaca, questo libro indaga la storia e le forme dello spirito agonistico. Fin dalle sue origini la civiltà europea evoca il potere della vittoria: le città celebrano i propri atleti, gli agoni occupano un ruolo decisivo nella mentalità comune e le Olimpiadi scandiscono il tempo storico; tutto questo influisce ancora sul nostro modo di vivere lo sport. In dialogo con autori come Omero, Pindaro, Platone, Virgilio, Tito Livio, Leopardi, Nietzsche e Foster Wallace, questo libro ricostruisce le radici storiche, filosofiche, letterarie e religiose dell’agonismo: dalle mura di Troia agli splendori di Olimpia, passando per la lunga crisi nel Medioevo, fino ad arrivare alla rinascita moderna e all’età contemporanea, quando competizioni e spettacoli sportivi ritornano al centro della vita pubblica, ma questa volta su scala planetaria. Scopriremo cosí che due atleti come Michael Jordan e Ulisse, o la Champions League e le corse dei carri al Circo Massimo, o due figure carismatiche come l’allenatore Marcelo Bielsa e l’apostolo Paolo, hanno molto in comune. Perché il potere della vittoria non risparmia nessuno, promettendo l’eternità di una gloria che dura solo un istante. Prefazione di Federico Buffa. -
«Ei fu». Vita letteraria di Napoleone da Foscolo a Gadda
Questo libro racconta il mito di Napoleone e le sue metamorfosi secondo la storia del nostro immaginario.Napoleone diventa subito in Italia un tema letterario. Tra la fine del Settecento e all'inizio dell'Ottocento i versi dei poeti dipingono la sua grandezza. Il Generale è ritratto come un giovane eroe o un traditore. È un simbolo della fede per Manzoni o un modello di successo borghese per Svevo. Si trasforma in apparizione onirica nel bosco del Barone rampante di Calvino. Compare in una celebre battuta di Miseria e Nobiltà. Viene usato da Gadda per contrapporre le falsificazione della poesia agli orridi veri della vita. -
L'ultimo anno dell'Impero. Roma 476 d.c.
L’Impero romano d’Occidente, diviso da quello d’Oriente da fratture sempre più rilevanti e ridotto nelle sue dimensioni, confidava ormai per la sua sopravvivenza su truppe germaniche mercenarie, potenzialmente agguerrite, ma fedeli in prima istanza ai loro comandanti. Odoacre, che governò l’Italia con il titolo di re e riconobbe l’autorità suprema ed esclusiva dell’imperatore di Costantinopoli, era uno di questi. Fu lui a deporre Romolo Augustolo nel 476, ultimo atto di una serie di eventi, in alcuni casi drammatici, che scandirono la caduta di Roma a partire dall’inizio del V secolo d.C. Questo libro racconta la crisi politica, economica e militare, che investì l’Impero romano d’Occidente sino alla sua caduta “silenziosa” nel 476, evento conclusivo della storia della più grande potenza del mondo antico. -
El libro delle cento parole di Ptholommeo. Volgarizzamento inedito del Centiloquium pseudo-tolemaico
Il Centiloquio pseudo-tolemaico è una raccolta di cento aforismi attribuita al grande scienziato e matematico alessandrino Claudio Tolomeo (II sec. d. C.). Nel corso dei secoli questa compilazione apocrifa ha conosciuto una fortuna straordinaria (se ne conoscono versioni in greco, in latino, in arabo e in persiano) divenendo uno dei classici della letteratura astrologica occidentale. Le ragioni di un simile successo non sono difficili da spiegare in quanto ‒ accanto ad alcuni fondamentali princìpi dell'astrologia tolemaica ‒ questa singolare operetta tramanda un gran numero di dottrine attinte all'astrologia araba e persiana (come quelle delle interrogazioni, delle elezioni e delle cosiddette 'grandi congiunzioni'); si aggiunga, inoltre, il fascino esercitato sui lettori occidentali dagli aforismi dedicati alla confezione dei talismani, o quelli concernenti le inclinazioni caratteriali (e sessuali) degli individui. Questo volume offre la prima edizione critica dell'inedito volgarizzamento del Centiloquio contenuto nel manoscritto Palatino 641 della Biblioteca Nazionale di Firenze. L'Introduzione ripercorre la storia del Centiloquio e la sua trasmissione attraverso la tradizione greca, araba, mediolatina e bizantina, per poi illustrare la grande fortuna che l'operetta ha avuto nell'Umanesimo e nel Rinascimento italiano. Seguono l'edizione del testo, il commento e tre appendici che raccolgono un inedito corpus di annotazioni al testo. Chiudono il volume un glossario dei termini tecnici. -
La peste antonina. Storia della prima pandemia: dalla Cina alla Roma imperiale
Dieci milioni di morti fra uomini, donne e bambini. È il bilancio della peste antonina che, sotto il principato di Marco Aurelio, flagellò l’Impero romano all’apice della sua potenza. Alcuni storici del mondo antico considerano questa epidemia la causa remota della gravissima crisi che avrebbe travolto la Roma dei Cesari; ma tutti ne circoscrivono la portata entro i limiti dell’Impero. Oggi però, la diffusione delle infezioni di origine zoonotica, di cui il Covid-19 è la variante piú recente, ha indotto a riconsiderare la questione da una visuale differente: quella dei virologi. Ponendo a confronto le fonti storiografiche latine e quelle della Cina degli Han, emerge un nuovo quadro: la peste antonina arrivò in Occidente dalla Cina imperiale tramite l’incrocio in Persia fra i legionari romani in guerra coi Parti e i mercanti cinesi in pianta stabile a Baghdad. Questa ipotesi traccia un itinerario epidemiologico analogo a quello del Covid-19 disegnando uno scenario in cui la pandemia che ci affligge apparirebbe come l’ultimo ritrovato di un tipo di infezione animale-uomo risalente almeno a due millenni fa. Se cosí fosse, la peste antonina andrebbe considerata come la prima pandemia documentata della storia e da essa, forse, abbiamo ancora qualcosa da imparare. Con una prefazione di Kyle Harper. -
Nuova edizione commentata delle opere di Dante. Vol. 6/1: La Divina Commedia. Inferno
«In questa opera ho affrontato Dante con un approccio nuovo. L'ho studiato cioè come un monolite, come un organismo compatto, dunque non affrontandolo passo dopo passo. Non potrebbe essere diversamente, vista la gran mole di rinvii, di echi, di memorie complesse». (Prof. Enrico Malato) Avvicinandosi alla conclusione e dopo i 9 tomi già pubblicati, la NECOD (Nuova Edizione Commentata delle Opere di Dante) dà inizio, nel Settecentenario della morte del Sommo Poeta, alla pubblicazione del volume più atteso: La Divina Commedia, a cura del Prof. Enrico Malato. Il volume, il VI della NECOD, è l'unico di un'opera unitaria, articolato in più tomi, resi necessari dall'ampiezza e dalla complessità dell'opera stessa. La conclusione del progetto NECOD porta a compimento il ""monumento cartaceo"""" a Dante pensato da Giovanni Boccaccio nel 1300, ovvero un'edizione completa e commentata delle sue opere. Nella riconosciuta impossibilità di una edizione critica de La Divina Commedia, esclusa da 150 anni di tentativi falliti, la nuova edizione commentata che se ne propone nella NECOD assume a fondamento il testo che appare oggi il piú affidabile, allestito da G. Petrocchi (nel 1966-'68) come """"testo base"""", preparatorio di una ulteriore elaborazione, poi mancata. Su questo il curatore ha lavorato, operando un'attenta revisione nella linea delle acquisizioni della filologia e critica dantesca piú avanzate. Criterio orientativo è stato un rigoroso cauto esercizio della interpretatio al servizio della constitutio textus, cioè un uso prudente della interpretazione e della critica comparativa nella selezione di quelle che potevano ritenersi lezioni originali, preferite alle alternative portate dalla tradizione. Tale lavoro di revisione e approfondimento interpretativo del dettato, che ha portato a cogliere i valori piú profondi, le accezioni, le implicazioni nascoste del messaggio poetico, ha consentito un cospicuo arricchimento del commento, che per la prima volta, superando lo schema della sequenza di chiose piú o meno fitte, dense ed estese, illustrative di singoli versi o gruppi di versi, è concepito come """"accompagnamento"""" del lettore in tutto lo svolgimento della narrazione poetica, sostenuto da una parafrasi continua del testo, con approfondimenti successivi di tutti i dati e i significati sottostanti. Completano l'edizione vari Indici e strumenti di consultazione, tra i quali prezioso un Dizionario della 'Divina Commedia', con le funzioni quasi di una piccola """"enciclopedia dantesca""""."" -
Antonio Machado
Antonio Machado (1875-1939), una delle voci poetiche più autentiche del primo Novecento ispanico, visse nel periodo inquieto fra la restaurazione della monarchia borbonica, la proclamazione della Seconda Repubblica e la sua sconfitta al termine di una sanguinosa guerra civile. Dalla natia Siviglia, ricordata sempre con nostalgia, si trasferì giovanissimo a Madrid, dove maturò la sua vocazione poetica. Per oltre un ventennio fu professore di lingua francese a Soria, Baeza e Segovia; tornò poi nella capitale, presto sconvolta da un conflitto feroce, che lo costrinse all’esodo a Valenza e a Barcellona, e infine a una precipitosa fuga verso la Francia; prostrato dai disagi, morì a Collioure, appena varcata la frontiera. Le varie tappe della sua attività letteraria, segnate spesso da vicende tormentose, vengono illustrate con precipuo riferimento al progressivo sviluppo della creazione lirica, sempre più orientata verso il superamento del solipsismo intimistico, in un impulso esigente di apertura all’altro, e nella conseguente ricerca di un linguaggio poetico in grado di esprimere emozioni e sentimenti condivisibili coralmente. Un’attenzione costante viene rivolta alla costruzione graduale delle singole raccolte, confluite di volta in volta nelle successive edizioni delle Poesías completas. Nuove proposte interpretative sono ora avallate dalla rivalutazione di testi manoscritti di recente acquisizione. Occupa uno spazio adeguato anche l’analisi della variegata produzione in prosa, dall’ambizioso progetto di una scrittura apocrifa alle vibranti tensioni dell’epistolario; sono evocate anche le vivaci esperienze teatrali condivise con il fratello Manuel, in una feconda comunanza d’intenti. -
Forme e figure della saggistica di Calvino
Di Italo Calvino (1923-1985) sono sempre state approfondite, discusse, analizzate le forme narrative della sua prolifica attività di scrittore. L'interesse degli studiosi si è invece solo saltuariamente soffermato sulla sua attività critica. Oggetto di questo volume è proprio la scrittura saggistica di Calvino, da Una pietra sopra (1980, ma con testi che vanno dal 1955 alla fine degli anni Settanta) a Collezione di sabbia (1984), fino alle postume Lezioni americane, ovvero le tre raccolte di saggi composte direttamente o indirettamente dall'autore stesso e dunque pensate come insiemi. A partire da uno spoglio ampio e sistematico della lingua e dello stile calviniani (come a tutt'oggi ancora non è stato fatto al di fuori del dominio narrativo), sono esaminati l'organizzazione del macrotesto, i modi di costruzione dei singoli saggi, le forme dell'argomentazione, i fenomeni di incrocio e contaminazione di generi e tipologie testuali (emersioni narrative nella scrittura saggistica, funzione delle descrizioni, dialoghi, ecc.); quindi, in un progressivo dettagliamento della prospettiva, le figure dell'elocutio (come la ripetizione e l'accumulazione), le metafore critiche e il linguaggio figurato. Fenomeni e forme vengono collocati entro la cornice di un ""primo"""" e di un """"secondo"""" Calvino, prima, durante e dopo il cambiamento che coinvolge la sua intera esperienza intellettuale e letteraria lungo gli anni Sessanta del Novecento: dalle posizioni piú ideologiche e agonistiche del primo decennio postbellico, all'atteggiamento scettico e alla postura appartata che caratterizzeranno narrativa e saggismo fino alle Lezioni americane."" -
Dante giudice pentito e altri studi danteschi
La prima parte di questo libro raccoglie studi riguardanti la collocazione storico-culturale dell'opera dantesca, della quale si sottolineano sia gli aspetti che trascendono i limiti del pensiero e delle convenzioni culturali medievali, sia quelli che partendo dai saperi giuridico, scientifico e letterario del Medio Evo, sviluppano con genialità spunti essenziali per la concezione stessa della Commedia. Una vasta e approfondita conoscenza dei trattati di fisica, di geografia, di astronomia e astrologia composti da scienziati arabi e medio-latini quali Alhazen, Vitellione, John of Holiwood, Albumasar, Guido Bonatti, ecc. consente all'autore di affrontare e risolvere questioni storiche ed esegetiche rimaste finora irrisolte, come la determinazione del giorno preciso in cui Dante nacque, che qui si stabilisce sulla base di una testimonianza finora ignorata e di un'analisi delle sparse allusioni astrologiche fornite da Dante stesso. La seconda parte comprende saggi dedicati a luoghi della ""Commedia"""" e a personaggi quali Ulisse, Brunetto Latini e Cacciaguida; e si conclude con una rilettura complessiva del poema - """"Dante giudice pentito"""" - in cui se ne studia l'itinerario compositivo rilevando i momenti in cui il Poeta modifica o ritratta più o meno esplicitamente, in corso d'opera, giudizi e condanne."" -
Traiano. Il principe ideale. Costruttore e conquistatore cambiò il volto di Roma
L'avvento di Traiano al potere (98-117 d.C.) inaugurò uno dei periodi più felici della Storia di Roma, che sarebbe poi continuato con gli imperatori Antonini per quasi tutto il II secolo d.C., e ciò gli valse l'appellativo di Optimus Princeps, conferito per la prima volta dal senato a un imperatore per i suoi meriti. Scelto da Nerva con il beneplacito del senato, Traiano fu il primo imperatore adottivo e il primo nato in una delle province più romanizzate dell'Impero, la Spagna. Il suo principato per certi aspetti continuò nella direzione tracciata dai Flavi, in modo particolare nella politica estera, in quanto portò a compimento le operazioni militari avviate da Domiziano, volte a rafforzare i confini dell'Impero romano. Traiano fu così protagonista di memorabili successi militari, come la conquista della Dacia del re Decebalo, tanto da essere paragonato ad Alessandro Magno per aver esteso fino ad Oriente i confini dell'Impero con l'annessione dell'Arabia, dell'Armenia, dell'Assiria e della Mesopotamia. Fu anche un abile politico e un sagace amministratore, distinguendosi per i suoi provvedimenti in campo politico, economico e sociale, come l'istituzione degli alimenta, nonché un grande ""costruttore"""", come testimoniano i suoi numerosi interventi sul piano urbanistico e monumentale, che abbellirono Roma e tante altre città dell'Impero, consentendoci ancor oggi di poter ammirare opere di straordinaria importanza, monumentalità e bellezza, come la Colonna Traiana, il Foro e i Mercati di Traiano, che ci raccontano la storia di un grande imperatore e di un'età tra le più felici della Storia di Roma."" -
Contro Ulisse. Un eroe sotto accusa
Ulisse è il campione della ragione che trionfa in Occidente, l’eroe dell’intelligenza e dell’avventura. Ma la sua figura non è univoca nella tradizione antica. Le maschere del mito greco parlano di altre ragioni, di passioni irriducibili, di colpe che l’eroe non ha pagato. E di una giustizia che non si lascia iscrivere nella legge condivisa. Ulisse che calunnia; Ulisse, infido e vigliacco in battaglia; Ulisse che corrompe; Ulisse che tradisce; Ulisse che sacrifica una fanciulla affinché soffino venti favorevoli alla partenza da Troia; Ulisse che seduce e abbandona; Ulisse, il reduce, che fa strage di giovani a Itaca. Capitolo per capitolo, la luce tocca personaggi femminili e maschili – compagni di impresa in guerra e in viaggio, madri e figlie, padri e figli, dee e mortali. Nauplio, Teti, Aiace, Neottolemo, Ecuba, Polissena, Calipso, Nausica, Eupite – figure ai bordi della narrazione maggiore, travolte e stravolte nella loro vicenda mitica dal genio contorto di Ulisse. Dalle fonti antiche emergono le loro voci che, in concerto, compongono un grave atto d’accusa contro l’eroe. Nove personaggi del mito prendono la parola contro Ulisse, accusato di crimini e misfatti che la tradizione ha rimosso dalla memoria occidentale. Nel processo immaginario che vede Ulisse alla sbarra, il lettore è chiamato a giudicare le azioni di un eroe ambiguo, sempre in bilico tra astuzia, violenza e viltà. Con una premessa di Maria Grazia Ciani. -
Elisabetta Farnese. Duchessa di Parma, regina consorte di Spagna, matrona d'Europa
«Scaltra come una zingara»: così Alberoni definì Elisabetta Farnese (1692-1766) pensando alle sue doti politiche. Regina consorte tutt'altro che passiva e dietro le quinte, la sua figura si presta all'analisi dell'apporto muliebre alla realizzazione della sovranità monarchica europea, in sintonia con l'attenzione della più recente storiografia alla regalità femminile, al ruolo delle regine consorti, nonché all'influenza delle donne nella costruzione delle corti. Le vicende della Farnese vanno infatti ricollocate in un quadro di studi profondamente rinnovato negli ultimi decenni. In questa biografia si presta quindi attenzione alla formazione della futura regina di Spagna negli anni del tramonto degli antichi stati principeschi italiani, decadenti, ma con corti ancora vivaci e in grado di rappresentare dei modelli culturali e artistici. Proprio il destino della penisola italiana rappresenta il cuore della successiva politica internazionale della regina di Spagna. Si è voluto superare lo stereotipo della ""madre ambiziosa"""", per cogliere maggiormente i disegni complessivi di Elisabetta. La vita della regina di Spagna ha fatto i conti con i nodi internazionali che caratterizzarono il vecchio continente nella prima metà del Settecento: il conflitto a livello mondiale tra le potenze coloniali della Francia e dell'Inghilterra; la crisi e la resilienza dei paesi mediterranei; l'affermazione prima degli Asburgo di Vienna e l'emergere poi della Prussia come nucleo tedesco alternativo all'interno dell'Impero. È in questo quadro assai complesso che Elisabetta Farnese attuò un'attenta politica volta all'affermazione della dinastia. Fu soprattutto grazie al suo operare, energico e non sempre convenzionale, che nacquero numerose branche della famiglia dei Borbone, destinate a dominare con tratti assai comuni l'Europa della seconda metà del Settecento."" -
Roma prima di Roma. Miti e fondazioni della Città eterna
Asilo e rifugio per reietti, città promiscua, che cresce accogliendo gli stranieri e i vinti, concedendo la libertà agli schiavi, dove mescolare il sangue non è un tabù, ma una virtù: così appare Roma ai suoi albori attraverso i luoghi della memoria e i miti di fondazione. Lungi dall’essere motivo di imbarazzo, come avrebbero voluto i suoi nemici, questi racconti divennero la pietra angolare sulla quale i Romani costruirono la propria “identità” civile e politica. Molte sono le “Rome” che hanno preceduto quella di Romolo, eppure vi è una costante, una sorta di filo rosso che le unisce tutte: una costituzione “aperta”, che si esprime nella capacità di accogliere e integrare lo straniero. I miti delle origini insegnavano che la romanità non scorre nel sangue di chi la possiede, non è, dunque, un dato biologico, testimone di purezza, ma piuttosto un merito culturale, che si guadagna per mezzo delle virtù sociali, adottando valori e modelli di comportamento condivisi, rispettando il diritto, obbedendo alle leggi. Si poteva nascere Romani, ma, cosa ben più importante, lo si poteva diventare. -
Manfredi di Svevia
Di Manfredi di Svevia si ricorda soprattutto il celebre ritratto tracciato da Dante nel Purgatorio (“biondo era, bello e di gentile aspetto”), mentre la sua esperienza quale re di Sicilia (1258-1266) è da molti considerata una semplice appendice minore del grande regno del padre, Federico II. Schiacciato fra il poeta e l’imperatore, Manfredi è stato spesso ridotto a un’immaginetta oleografica, ritratto come il bel giovane morto troppo presto e vittima di una sorte ingiusta e delle trame dei papi e di Carlo d’Angiò. In tal modo, però, non si rende giustizia a una figura ben più complessa e sfaccettata, in grado di scalare il trono partendo dalla posizione di figlio illegittimo e di giungere, per qualche anno, a essere uno dei sovrani più potenti del Mediterraneo. Questo libro vuole ricostruire i molti volti di un uomo che fu amante della filosofia e della musica e spietato persecutore dei propri nemici, protagonista di un’ascesa conquistata con abilità e cinismo e abilissimo promotore della propria immagine, custode del ricordo della grandezza paterna e complice degli abusi degli zii materni. Comunque, uno dei grandi protagonisti della vita europea del Duecento. -
Nella terra del genio. Il Rinascimento, un fenomeno italiano
Il Medioevo non fu affatto un’età oscura, eppure esso apparve squallido e obsoleto a un gruppo di spiriti visionari e insoddisfatti, che nell’Italia del primo Quattrocento sentirono il bisogno di lasciarsi il passato alle spalle e inaugurare un’epoca di creatività senza precedenti. Sostenitori di una missione al tempo stesso culturale e civile, costoro non esitarono a buttare all’aria un intero assetto di valori, tradizioni e idee, giudicandolo al tramonto. Fu grazie a questo atto di ribellione che prese vita il Rinascimento. Ma in che modo sopraggiunse tale svolta? Quali furono i fattori che innescarono il cambiamento? E perché esso nacque proprio in Italia, e non altrove? Contributi provenienti da epoche e culture diverse confluirono nel grande mito della “renovatio” universale, che indusse i suoi adepti a osare il salto verso l’impensabile. Il presente libro conduce il lettore fra i sentieri esplorativi di un emozionante movimento di risveglio: un’avventura dello spirito grandiosa, raccontata attraverso l’esame delle cause, delle condizioni e degli elementi che resero possibile il «miracolo» rinascimentale. -
Il regno del più forte. La lunga contesa per l'Impero di Alessandro Magno (IV-III sec. A.C.)
Babilonia, giugno 323 a.C. La morte di Alessandro Magno gettarnlo scompiglio tra i Macedoni: chi dovrà succedere al trono di unorndei piú vasti imperi della storia se i due eredi legittimi sono un figliornche deve ancora nascere e un fratellastro affetto da un ritardornmentale? Si diffonde addirittura la voce che in punto di morternil sovrano abbia detto che lascerà il suo regno al migliorerndei suoi generali. La competizione per l’eredità di Alessandro innescarnuna lotta di potere senza esclusione di colpi aprendo di fatto l’etàrndei Diadochi, i Successori di Alessandro che dopo decenni di conflittirndaranno vita ai regni ellenistici. L’autore esplora le dinamiche in giocornin questo periodo mostrando come lo scenario geopolitico emersorndalle guerre sia stato plasmato dall’interazione dei fattori di forzarne debolezza. Quello dei Diadochi è infatti un mondo precario in cuirnil potere va continuamente confermato, gli equilibri delle forzerne i ruoli sociali si ribaltano in modo improvviso trasformando i fortirnin deboli e viceversa. -
Racconti per «insognia»
Vivere il passato, il presente e il lontano futuro attraverso dei viaggi nel tempo. Alternare stati di sonno-veglia e di sogno-veglia nei quali accartocciare una donna come fosse una bottiglia di plastica sembra essere la pura normalità. Assistere alla realtà che si fa finzione e la finzione che torna ad essere realtà: fatti quotidiani apparentemente ordinari nei quali però possono irrompere come se niente fosse degli uomini-pesce. La soglia tra i momenti di lucidità e quelli di follia è talmente sottile che il pensiero di staccare la testa ad un ragazzino invadente sorge quasi spontaneo. L'introspezione, il guardarsi dentro e scorgere in lontananza un grande bisogno di libertà. Ed è proprio questa necessità di liberarsi, di evadere, che Mauro Mogliani compie costruendo una realtà altra dove tutti questi elementi si intersecano inesorabilmente dando forma a quelli che sono i racconti che compongono la sua raccolta. L'autore a volte ci prende per mano e ci accompagna passo passo e altre volte ci dà una bella spinta e ci scaraventa nel bel mezzo dei labirintici strati della realtà: realismo e finzione, surrealismo e immaginazione, ma anche emotività e fantascienza. Avventurandoci nelle svaniate scene narrative, a tratti idilliache e a tratti grottesche, ci sentiamo costantemente in bilico, sospesi tra queste dimensioni all'apparenza inconciliabili, avvertendo un senso di vertigine ma anche un desiderio di saperne di più...