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Il ponte di San Luis Rey
Scritto nel 1927 con «l’asciuttezza conseguita dagli autori consapevoli della consistenza del materiale narrativo» (come lo descrive Roberto Alajmo nella Prefazione) tanto che Indro Montanelli additava questa ricchezza di contenuti unita alla fresca agilità della lingua a modello di scrittura per i suoi giornalisti. L’idea che muove la trama è folgorante: un giorno d’inizio XVIII secolo, il ponte più bello di tutto il Perù sulla strada tra Lima e Cuzco, intrecciato dagli Incas con tralci di vimini, si ruppe. In quel momento vi transitavano cinque persone, tutte morte. Come tutti gli abitanti del mondo dei defunti, presto passarono nell’ordinario oblio, tranne che per il testimone oculare del disastro. Era un vecchio monaco ottimista, Fra’ Ginepro, convinto della coincidenza e della identità tra la realtà e il bene, pronto a professare ai suoi fedeli che ogni cosa è a fin di bene. E quell’«atto puro di Dio», il taglio del ponte, poteva essere l’occasione di una «matematica» dimostrazione: «se c’è un disegno preciso alla base dell’universo, lo si può scoprire in quelle vite così repentinamente troncate». Così «nacque in lui la decisione che lo tenne occupato per sei anni»: indagare nelle vite di quelle cinque vittime, per dimostrare attraverso le loro esistenze la giustizia di Dio, «catalogando migliaia di episodi, aneddoti e testimonianze».rnE tanto folgorante è l’idea della trama, quanto la domanda che c’è sotto alla ricerca di Fra’ Ginepro è davvero la domanda delle domande: «O viviamo per caso, e per caso moriamo; o viviamo secondo un piano e secondo un piano moriamo». -
Gli armadi vuoti
Sono tutte donne i personaggi di questo libro scritto nel 1966 dalla portoghese Maria Judite de Carvalho, un romanzo di strabiliante attualità di temi e magnetica profondità di analisi: Dora, la protagonista, sua figlia Lisa, la suocera Ana e la zia Júlia. Ci sono sì gli uomini, ma sullo sfondo, determinanti ma fermi come scogli che dividono e uniscono le onde della storia. È donna anche la narratrice, un’osservatrice che riallaccia tempi, eventi, psicologie e retroscena; di lei fin quasi alla fine, fino al precipitare della storia, non si rivela il nome né si presagisce il ruolo che ricopre nella vicenda.rnDora Rosário è vedova di Duarte, un individuo indolente e orgoglioso che l’ha lasciata giovane a tirare su la piccola Lisa. La affianca a suo modo la suocera Ana, una signora benestante, forte e razionale, sempre accompagnata da Júlia, perseguitata da accessi improvvisi di follia e di delirio. Ma Dora non vuole né aiuto né comprensione, chiusa com’è nel quieto culto del marito scomparso. Per anni si mantiene con fatica, finché non trova un lavoro in un negozio di antiquariato. Poi, la sera in cui Lisa compie diciassette anni, Dora apprende dalla suocera una rivelazione sorprendente, che sembra scardinare insieme il passato e il futuro: forse l’occasione per non essere «la persona senza età e senza speranza» che la figlia Lisa vede in lei.rnGli armadi vuoti è il ritratto di tre generazioni di donne che fronteggiano un mondo plasmato da uomini poco presenti, maschi mediocri ma che hanno il potere di definire le vite di madri, figlie, mogli e amanti. La storia di Dora, così quotidiana e drammatica, fa pensare a Truffaut e a Maria Messina: un’infelicità domestica quasi ascritta al genere femminile, narrata con voce tagliente e un tono apparentemente leggero sotto il quale fervono decisive questioni identitarie, sociali, politiche. -
Testimone inconsapevole
Nella sua prima indagine l'avvocato Guerrieri è un uomo che sta facendo i conti con la propria vita. La moglie lo ha lasciato, il lavoro non lo soddisfa, scarica ansia e panico tirando di boxe. Riluttante e malinconico si muove in una Bari mutevole, assolata e notturna, indifferente e criminale, raffinata e underground. Ha un debole per le cause disperate, in cui si tuffa per amore di verità e incoraggiato da quel piglio ironico cha mai lo abbandona. Abdou Thiam, ambulante senegalese, è accusato dell'omicidio di un bambino. Un delitto atroce, inspiegabile, al quale lo inchiodano prove schiaccianti che consiglierebbero di accettare il rito abbreviato chiedendo una riduzione della pena. Ma nel suo destino c'è un avvocato in crisi che ha deciso di lottare per salvare Abdou, e ridare così un nuovo corso alla sua vita. Gianrico Carofiglio compone il suo intreccio in un'aula di tribunale, tra avvocati, giudici, colpi di scena, arringhe, prove e controprove. Ne nasce quello che è considerato il primo esempio di romanzo giudiziario italiano in cui domina costante la tensione e il dubbio. Ma soprattutto il sentimento di una giustizia che trionfa. -
Cosa resta di noi
Un noir che disturba e sorprende, una tensione che sale piano come la marea. La storia di un amore che lentamente si trasforma in veleno, di un vuoto intimo che trasfigura una ragazza meravigliosa. In questo senso ""Cosa resta di noi"""" fa pensare ai romanzi di Patricia Highsmith. Guia, la protagonista, chiama """"morte vista al contrario"""" la sua impossibilità di avere un figlio: """"una vita che non solo non inizia ma non riesce nemmeno ad essere concepita"""". Eppure è una ragazza nata per essere felice, di antica famiglia, scrittrice indirizzata al successo, sposata con un uomo che ama ed è pazzo di lei. Ma è in questa unione di felici che si infiltra il """"lutto al contrario"""" del figlio mancato, come una crepa che si allarga e non si può fermare. Edo, il marito, il Narratore, segue le scene da questo matrimonio che si sta suicidando, nel letargo dorato degli inverni in Versilia, mentre Guia riversa in un prossimo romanzo tutta la sua disperazione e scrive di un tempo diverso da quello che stanno vivendo. Intorno le quiete banalità di coloro che """"hanno tempo, soldi ed energie in surplus"""". Ma ad un tratto lo scenario cambia. Nella vita di Edo appare un'altra donna che però, pochi giorni dopo, svanisce nel nulla inspiegabilmente. La sua scomparsa diventa il caso del momento, segna l'irrompere di una realtà cieca e distruttiva nella crisi che Edo e Guia stanno cercando di affrontare."" -
ELP
Non si fa che parlare dell'ELP, l'Esercito di Liberazione del Pianeta. Il vicequestore Rocco Schiavone guarda con simpatia mista al solito scetticismo ai gesti clamorosi di questi disobbedienti che liberano eserciti di animali d'allevamento in autostrada. Semmai è incuriosito dal loro segno di riconoscimento che si diffonde come un contagio tra ragazze e ragazzi. La vera violenza sta però da un'altra parte e quando Rocco viene a sapere di una signora picchiata dal marito non si trattiene, «come una belva sfoga la sua rabbia incontenibile»: «un buon suggerimento» per comportamenti futuri. Solo che lo stesso uomo l'indomani viene trovato ucciso con un colpo di pistola alla fronte. Uno strano assassinio, su cui Schiavone deve aprire un'inchiesta da subito contorta da fatti personali (comici e tragici). Per quanto fortuna voglia che facciano squadra clandestinamente anche i vecchi amici senza tetto né legge di Trastevere, Brizio e Furio, che corrispondono al suo naturale sentimento contro il potere. Nel caso è implicata una società che sembra una pura copertura. Ma dietro questa copertura, qualcosa stride e fa attrito fino a bloccare completamente Rocco sull'orlo della soluzione del caso. Intanto crescono in aggressività gli atti dell'ELP fino a un attentato che provoca la morte di un imprenditore di una fabbrica di pellami. Indagando, Rocco si rende conto che forse, dal punto di vista della sensibilità ambientale, sullo stabilimento non c'è molto da ridire. Ma perché i «simpatici» ambientalisti sono giunti a tanto? ELP è particolarmente narrativa e mette sotto un unico segno due casi e due inchieste. Le riunisce lo sfondo di calda attualità sociale. Anche il brusco vicequestore è più ombroso e stanco, sente più acutamente quanto importante sia l'amicizia, e deve investire nell'indagine tutta la sua irruente e sincera passionalità, e tutta la tenerezza della sua invincibile malinconia. -
Sei casi per Lorenzo La Marca
L'affermazione dello scrittore Santo Piazzese è legata al suo personaggio più noto, Lorenzo La Marca, ma soprattutto alla vera protagonista della sua opera letteraria, la città di Palermo, presa nel suo momento glorioso, gli anni in cui tornava a essere appunto una città e non più solo una grande disgregazione. Anche il protagonista umano, il flâneur Lorenzo La Marca, è un palermitano letterariamente nuovo, maestro di autoironia ma a suo modo appassionato, «un sentimentale disincantato» lo definisce il suo creatore. Lorenzo La Marca domina questi sei racconti. Una marca di whisky che porta un messaggio dal passato. Lo sporco segreto di una coppia d'innocenti turisti, per giunta scienziati come La Marca. Una biscia rivelatrice in un torrido luglio. Una varietà di olive che indica il vero assassino. Un contrabbandiere di buon cuore che si ricorda di lui. La cuoca mafiosa beffata. Sono misteri che hanno qualcosa di caratteristico: l'umorismo intelligente della invenzione narrati va, unito alla capacità di evocare atmosfere vere, ma vere come lo sono i sogni. Affiancano, oltre a una folla di azzeccati caratteristi, l'anatomopatologa francosicula Michelle Laurent e il commissario Vittorio Spotorno, che sono le creature vive del mondo lamarchiano. Un mondo diventato per la verità più malinconico per il tempo passato e le delusioni. Questi racconti sono già comparsi in antologie a tema pubblicate da Sellerio tra il 2011 e il 2021. -
Non si uccide di martedì
Venezia. Nel più rinomato caffè di San Marco una elegante anziana signora incontra l'avvocato Ridolfi, un giovane dal fare astuto, anche se alcuni dettagli del suo abbigliamento denunciano scarsa affermazione professionale. La signora è una vedova molto ricca e altrettanto cinica, indifferente alle sirene del conformismo. Tra i due si stringe un accordo. Rita, la nipote della vedova, ed Enrico, chirurgo in carriera, sono in viaggio di nozze a Rodi, allora italiana: siamo nel 1938, nei giorni del Trattato di Monaco. Li avvicina un sedicente generale di nome Costantini, che comunica a Rita l'improvvisa morte della nonna, dicendo di averla sposata poco prima che si spegnesse e consegnando alla nipote un testamento che la rende unica erede di una immensa fortuna. Ma il testamento include una clausola capestro, dove si insinua l'avvocato Ridolfi, che fa la sua comparsa a Rodi con una proposta tanto ambigua quanto minacciosa. Tra i quattro, sullo sfondo mondano e corrotto dell'isola levantina, inizia un carosello di mosse e contromosse, che include il ricatto e un incombente delitto: un gioco in cui uno solo potrebbe vincere tutto. Il mistero da Rodi ritorna infine a Venezia, dove i personaggi, messi in scena con piglio umoristico e a tratti satirico, lo condurranno a soluzione. Anche in questo libro Andrea Molesini - autore di Non tutti i bastardi sono di Vienna e di Il rogo della Repubblica - sceglie la via del romanzo storico per raccontare torbide relazioni familiari e intrecci criminali, invitando il lettore a esplorare il passato per interrogare il presente. -
Il teatro fantasma
È il mistero la cifra che tiene insieme i tre romanzi brevi riuniti in questo libro. Un mistero che, come nei racconti di Edgar Allan Poe, corre lungo il filo tesissimo dell'enigma, fino allo scioglimento improvviso, la sorpresa, la vertigine. Nel primo, ""Una testa in gioco"""", il detective Kindaichi - goffo, trasandato, di intuito acutissimo - è alle prese con un caso che sembra il macabro rovescio dei «gialli col cadavere senza volto»: nell'appartamento di una spogliarellista viene trovata la testa della donna sopra un tavolo da poker; intorno, un lavabo colmo di sangue, una sega affilata, due vestaglie quasi identiche: nessuna traccia del corpo. E mentre Kindaichi insieme al suo amico ispettore Todoroki conduce l'interrogatorio serrato dei testimoni, la verità si fa sfuggente, si sposta, l'indagine sul colpevole si sovrappone alla ricerca della vittima in un cortocircuito di identità. Ha i tratti della fiaba thriller il secondo romanzo, """"Il teatro fantasma"""", che vede Kindaichi Kōsuke immergersi nel mondo ostile del teatro kabuki: tre fratellastri e la loro rivalità sotterranea, un vecchio e fedele assistente di scena, un'impresaria cieca e la sparizione inspiegabile di un giovane attore avvenuta sul palco sedici anni prima, destinata a ripetersi come una sfida rivolta a Kindaichi, questa volta in forma di omicidio. Ancora un caso di sparizione, pericolosamente semplice, è al centro de """"Il corvo"""", ambientato in uno stabilimento termale annesso a un santuario shintoista. Quella che doveva essere una vacanza ristoratrice si trasforma per Kindaichi in una nuova indagine: tra corvi sacri che stillano sangue, la maledizione di una dea gelosa, e il più antico dei moventi: l'invidia. Anche in questa raccolta Yokomizo Seishi si conferma la mente diabolica del crime giapponese, capace di scrivere gialli nei quali la matrice occidentale del genere si fonde con gli elementi più tipici della cultura nipponica, anche quella soprannaturale, offrendo - ha scritto Giancarlo De Cataldo - «una finestra d'epoca su quel Paese lontano»."" -
Ubaldini. Signori degli Appennini. Ediz. illustrata
«La mostra ""Ubaldini. Signori degli Appennini"""", promossa dal Comune di Apecchio, rappresenta non solo la prima importante mostra d'arte che si tiene nel paese, ma anche la prima mai realizzata su questa nobile stirpe. Si può ben dire che questo progetto è stata un'avventura ambiziosa, in quanto tutto era da costruire e l'emergenza sanitaria che ha investito il mondo intero ha causato modifiche e rimandi, ma non ha fermato l'entusiasmo che ha contraddistinto ogni collaboratore. Ciascuno è stato realmente mosso dal desiderio di riscoprire questa storia, che di fatto rappresenta l'essenza del territorio che ne è stato teatro. Si è scelto Palazzo Ubaldini, in quanto residenza della famiglia e sede naturale atta ad ospitare le pregevoli opere giunte da tutto il territorio e da privati. Per la prima volta dopo secoli le stanze si sono trovate ad accogliere nuovamente le collezioni Ubaldini. Per questa mostra si è scelto di realizzare un allestimento sobrio che lasciasse parlare le opere, le vere testimoni narranti. Gli Ubaldini dunque, stirpe di origine gotica giunta nella penisola italiana al tempo della guerra tra l'Impero bizantino e gli Ostrogoti (535 - 553) e stanziatasi nell'Appennino toscano, giunse ad abitare nelle zone di Apecchio già dalla fine del Duecento. Ne ottenne il titolo comitale nel 1514 e lo detenne fino al 1752 con la morte dell'ultimo conte Federico II. Il loro apporto fu di natura economica, in quanto famosi capitani di compagnie composte da valorosi soldati provenienti dall'Appennino, ma anche culturale. Negli ultimi anni il mondo della ricerca si è occupato di riportare alla luce e studiare i personaggi e gli eventi in cui sono stati protagonisti. La loro storia infatti era rimasta in ombra nella tradizione storiografica a causa della damnatio memoriae subita da Ottaviano Ubal-dini, uno dei più illustri esponenti. In realtà le personalità della famiglia hanno partecipato agli eventi più importanti del Medioevo e del Rinascimento italiano. L'obiettivo di questa mostra è stato quindi quello di raccogliere gli ultimi studi fatti in merito per ritracciare la storia, ricostruendone i tratti salienti e dando voce ai personaggi che hanno segnato le fasi di svolta dell'ascesa della casata ed il suo ruolo nella storia italiana. Si è lavorato al fine di ricostruire il contesto in cui la famiglia ha vissuto il suo periodo di massimo splendore dando voce alle personalità più pregevoli, attraverso una raccolta di testimonianze artistiche...» (Dall'Introduzione di Elisabetta Carlino)"" -
Per un omaggio a Carlo Bo
Scritti di Carlo Bo (a cura di Galliano Crinella) con il testo critico di Paolo Di Stefano e l'opera di Tullio Pericoli, Carlo Bo. -
Il Cardinal Bessarione Abate a Casteldurante e Federico da Montefeltro
Catalogo della Mostra allestita nel Palazzo Ducale durantino per le celebrazioni dei seicento anni dalla nascita di Federico duca di Urbino e Conte di Casteldurante. Mostra che rievoca l'amicizia culturale e politica tra il Duca Federico (1420-1482) e il Cardinal Bessarione che è stato Abate a Casteldurante (dal 1445 al 1468). Presentazione di Marco Ciccolini e Nicola Tallarini. -
Signore Gesù Cristo. La venerazione di Gesù nel cristianesimo più antico. Vol. 1
L'opera di Larry W. Hurtado (dell'Università di Edimburgo in Scozia), in due tomi, è uno studio approfondito del posto occupato da Gesù nella vita religiosa, nelle credenze e nel culto cristiani dalle origini del movimento cristiano fino al secondo secolo avanzato. Strumento imprescindibile per comprendere l'apparizione del cristianesimo nel contesto della storia delle religioni, per la prospettiva adottata la venerazione di Gesù come Dio nel cristianesimo più antico, erede del monoteismo ebraico e giudaico questo saggio ha cambiato radicalmente il quadro della discussione. -
Letteratura e politica nell'Israele antico
Dalla cosmogonia fenicia che impronta il primo capitolo della Genesi e dai testi per molti versi enigmatici del cantico di Debora e del libro di Giobbe alla singolarità di una letteratura che benché si sia sviluppata in gran parte sotto regimi monarchici e pur essendo espressione di gruppi dominanti non ha tuttavia conservato né scrittori filomonarchici né, in generale, filogovernativi, questa nuova opera di Giovanni Garbini mira a porre le basi per la ricostruzione di un quadro cronologico plausibile e coerente delle diverse fasi letterarie, storiche, politiche e religiose del giudaismo postesilico. Ne risulta un'immagine della letteratura ebraica antica che prende vita sia nei moduli adottati da scritti spesso lontani per genere letterario, sia nelle tendenze ideologiche che la animarono, sia nei risvolti politici e religiosi di testi che erano espressione delle varie componenti e dei diversi ambienti della società israelitica. -
L' Egitto di Ramesse II tra guerra e pace
Per oltre sessant'anni tra il 1279 e il 1213 a.C. la scena politica e militare dell'Egitto antico fu dominata dalla figura di quello che è stato chiamato il ""faraone trionfante"""", Ramesse II. L'immagine luminosa di questo faraone corrisponde in grande misura alla realtà storica e fu costruita dal sovrano stesso con un'abile politica mirata a creare attorno alla sua persona quello che si potrebbe definire un """"culto della personalità"""" ante litteram, in tempi che videro l'Egitto contrapposto all'altra grande potenza del Vicino Oriente antico, quella ittita, in un conflitto tanto lungo da apparire una sorta di """"guerra dei cent'anni"""". Nel volume curato da Sergio Pernigotti i testi raccolti ricostruiscono il ripetuto alternarsi di guerra e di pace, fino alla definitiva glorificazione del Faraone e alla sua apoteosi in un Egitto potente e definitivamente pacificato."" -
Morte e resurrezione. Prediche per la Quaresima su testi della Lettera ai Romani
Morte e resurrezione raccoglie sette prediche tenute come prediche quaresimali nel Duomo di Treviri. Si basano tutte su passi scelti della Lettera ai Romani e sono intese come preparazione alla partecipazione attiva alla liturgia del venerdì santo e della notte di pasqua. E l'agile volumetto di Franz Mussner non è soltanto questo: esso è anche il tentativo di rendere intelleggibili nella predicazione della comunità cristiana alcuni dei testi più importanti e al tempo stesso anche più difficili della lettera di Paolo. Morte e resurrezione sono per il cristiano il mistero per eccellenza della creazione e della storia. -
Il battesimo nella Chiesa antica. Vol. 1: I primi due secoli.
L'opera di Everett Ferguson, in tre tomi, raccoglie i risultati di una vita di studi dedicati al battesimo nei primi secoli cristiani e abbraccia un arco temporale che si estende dai riti di purificazione in età precristiana fino ad Agostino di Ippona, passando per il battesimo nella letteratura neotestamentaria. Come il sottotitolo recita, l'analisi di Ferguson affronta la problematica del battesimo nei suoi sviluppi non soltanto storici ma anche teologici e liturgici, con tutta una parte dedicata alla documentazione archeologica e un interessante apparato iconografico. L'opera di Ferguson è condotta su una miriade di testi, spesso poco noti, riportati per esteso ed esaminati approfonditamente nel loro significato religioso e teologico, e anche questo è uno degli aspetti che fa l'originalità dell'opera. Dopo una breve rassegna della ricerca, il primo tomo affronta gli antecedenti del battesimo cristiano in ambiente greco e giudaico, il battesimo di Gesù e nel Nuovo Testamento, il rito e la dottrina battesimali in età apostolica fino a Clemente di Alessandria. -
Esodo
Nel suo commento Thomas Dozeman presenta una nuova versione del testo ebraico dell'Esodo, accompagnata da note filologiche puntuali e da introduzioni e commento che fanno emergere i motivi del libro biblico, la sua struttura letteraria, la storia della sua composizione. In uno stile piano e sempre perspicuo, Dozeman illustra i molti generi letterari che si articolano nel testo biblico, anche nel confronto particolarmente istruttivo con le tradizioni letterarie del Vicino Oriente antico. Senza mai trascurare i due temi ispiratori di uno dei grandi scritti della Bibbia ebraica ? l'identità del Dio d'Israele e l'autorità di Mosè ? , questo nuovo commento tiene conto anche dell'influenza del libro dell'Esodo nella storia dell'esegesi giudaica e cristiana. -
Dizionario teologico degli scritti di Qumran. Vol. 3: hêq - kābas
Il “Dizionario Teologico degli scritti di Qumran” prende in considerazione nella sua integrità il lessico dei manoscritti rinvenuti nei pressi del Mar Morto attorno alla metà del secolo scorso e ne illustra la semantica da una prospettiva primariamente teologica. Dopo la fase di ricostruzione, deciframento ed edizione del corpus integrale degli scritti qumranici, questo dizionario persegue il duplice intento di mettere a disposizione del grande pubblico i risultati raggiunti dalla ricerca più recente sulla letteratura portata alla luce nelle grotte di Qumran, e insieme di fornire allo studioso e allo specialista dati imprescindibili per qualsiasi lavoro che si concepisca saldamente radicato ai testi. Sempre più chiaramente va emergendo la grande varietà del giudaismo dei tempi di Gesù, e in questa prospettiva il Dizionario Teologico degli scritti di Qumran consente di comprendere in modo più puntuale lo sviluppo delle relazioni fra i grandi gruppi e raggruppamenti del giudaismo antico, in modo particolare il sacerdozio veterotestamentario e giudaico fino ai sadducei dell’età neotestamentaria. Da ḥeṣed/ḥāṣîd a kābôd, passando per jiśrā’ēl, questo terzo volume si distingue per Tutta una serie di voci di rilievo, ad esempio ḥākam (sapiente), ḥāšab (calcolare, progettare), ṭāmē’ (purità), ecc. -
La schiavitù nella Chiesa antica e oggi
I cristiani del terzo millennio riconoscono senza difficoltà che fra i primi cristiani c?erano schiavi, ma non altrettanto facilmente prendono atto che nel movimento di Gesù c?erano anche schiavisti che schiavizzavano altri cristiani. Tutti uniti in Cristo, fatto salvo che qualcuno resta proprietario di donne e uomini di cui può servirsi nella libertà più totale? Nell?antichità molti capifila delle varie chiese erano schiavisti, e la politica ecclesiale poi ecclesiastica sosteneva anche i diritti degli schiavisti. È con questa problematica che si confronta Jennifer Glancy, in un?ottica sia storica sia cristiana, mostrando come per le chiese dei primordi come per quelle moderne e odierne quella della schiavitù sia ben più che una questione di antichistica. -
Paolo e la grazia
Preceduto da uno studio edito nel 2015 intitolato ""Paolo e il dono"""", pietra miliare negli studi sull'apostolo e la sua teologia, questo nuovo lavoro di John Barclay riprende i temi principali dell'opera maggiore e al tempo stesso aggiunge, in un discorso non specialistico e più esplicitamente rapportato al mondo contemporaneo, ulteriori analisi della nozione del dono nell'antichità e delle dinamiche della grazia nelle lettere paoline. Affrontare Paolo dalla prospettiva del dono, dell'economia della grazia, concorre a far guardare il complesso della teologia paolina con occhi nuovi, risolve alcuni dilemmi di lunga data negli studi paolini e mostra come per molte dimensioni la concezione che Paolo ha della grazia non manchi d'interessare il mondo d'oggi.""