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Audrey Large. Metamorphosis signals. Ediz. italiana e inglese
ITA. Audrey Large propone uno scarto dirompente nel campo d’azione del design contemporaneo: con una presenza fortemente ambigua e un’eleganza naïf che traccia i codici di un’estetica inedita, i suoi lavori promuovono una vertiginosa messa in discussione dell’autenticità della visione e della percezione di ciò che è considerato reale, candidandosi al ruolo di oggetti-mutanti che sollecitano la coscienza culturale del nostro tempo a confrontarsi con la sua ineludibile, necessaria vocazione alla metamorfosi.rnrnENG. Audrey Large proposes a disruptive shift in the field of action of contemporary design. With a vividly ambiguous presence and naïve elegance that formulate the codes of an original aesthetic, her works develop a dizzying challenge to the authenticity of vision and perception of what is considered real, taking on a role as mutant-objects that stimulate the cultural awareness of our time to come to terms with its unavoidable, necessary aptitude for metamorphosis. -
Teologia politica oggi?
Nel 1922 Carl Schmitt pubblica il famoso saggio Teologia politica. L’intento di questo libro è quello di interrogarsi sul testo di Schmitt, esattamente cento anni dopo la sua pubblicazione, in un nuovo tempo di crisi politica. Ma non si tratta solo di un confronto con il saggio schmittiano e con le sue interpretazioni a un secolo di distanza. Piuttosto, la domanda da cui muove questo lavoro è se la teologia politica sia ancora utile per affrontare il nostro tempo. Se il contesto politico in cui viviamo per molti aspetti assomiglia incredibilmente ai tumultuosi primi anni della Repubblica di Weimar – una guerra nel cuore dell’Europa, crisi politiche di legittimità, crolli finanziari, nazionalismi di destra, populismi antiliberali e persino una pandemia globale accomunano le due epoche – oggi, tuttavia, stiamo vivendo una serie di sfide completamente nuove e singolari, che non solo Schmitt non avrebbe potuto prevedere, ma che possono mettere in crisi l’efficacia stessa di questa categoria interpretativa. Tornando all’archivio teologico politico, questo lavoro cerca, allora, in qualche modo di estenderlo, nel tentativo di mettere in luce, anche solo indirettamente, la specificità di alcune questioni centrali della nostra epoca. -
Una germanista scapigliata. Vita e traduzioni di Lavinia Mazzucchetti
«Tradurre un libro a cui non si aderisce spiritualmente mi pare che sia un po’ come collaborare col nemico». Lavinia Mazzucchetti (1889-1965), germanista per scelta e traduttrice per necessità, è stata per buona parte del Novecento una mediatrice fondamentale della letteratura tedesca in Italia. Docente all’Università di Milano, direttrice di una collana di primizie come i NARRATORI NORDICI di Sperling & Kupfer, consulente di lungo corso per la MEDUSA di Mondadori, curatrice di imprese senza precedenti come il «quasi Tutto Goethe» di Sansoni: la «rossa» Lavinia, tagliente nei suoi giudizi estetici quanto intransigente nel suo antifascismo, si cimenta nelle più diverse pratiche della mediazione letteraria. Per decenni, che leggessero Goethe o Schiller, Thomas Mann, Hermann Hesse o Stefan Zweig, gli italiani hanno avuto tra le mani un’opera scelta, tradotta, curata o commentata da questa «germanista scapigliata», che ha impresso ad ogni volume la sua inconfondibile impronta. A partire dall’analisi dei saggi critici, del materiale d’archivio e della sua corrispondenza – tra gli altri con Croce, Gentile, Gobetti –, questo volume ripercorre le tappe della biografia di Mazzucchetti dalla Milano socialista di fine secolo fino al dopoguerra repubblicano, testimoniandone l’umanesimo universalista e l’incessante interesse per quegli scrittori capaci di farsi «educatori della comunità tutta». -
Le storie di mia zia
«Delle volte, quando uno ha finito i freni, in paradiso ci sono dei santi che si mettono loro a frenare al posto dei freni così non t’ammazzi. Quelli lì sono i santi frenatori.»rnrnUgo Cornia ha una delle parentele più ramificate e sparse che io conosca, fatta di parenti prossimi, come la fondamentale zia Bruna o la zia Fila, la zia Maria, il bisnonno Adolfo Ferrari, la cugina Mariolina, ma anche di lontani parenti e pseudo-parenti, coi relativi amici, vicini di casa, conoscenti e non conoscenti che però transitano nell’area famigliare, in un ventaglio largo e intricato. E su tutta questa gente, su ciascuno di loro circolano le storie che Ugo raccoglie, storie passate di bocca in bocca, ripetute e via via aggiustate, perfezionate, fino a diventare la sintesi di una persona, come se ciascuno fosse venuto al mondo per lasciare di sé quell’episodio, spesso buffo o sorprendente e memorabile, che però risulta il centro focale e caratteriale della sua vita. E le storie (in questa edizione ne sono state aggiunte di nuove) sono raccolte senza abbellirle o aggiungere compiacimenti letterari, nella loro meravigliosa semplicità e comicità; costituendo così una sorta di epica minima, o novellistica al suo primo albore.rnConsiglio di leggersi il libro senza fretta, una o due storie per sera, e di rifletterci su. Perché il senso delle nostre umane vite è sempre un piccolo fatto minore, che ne resta l’emblema; il che è divertente e stringe il cuore, come questo libro. -
Horkos. Il sacramento del linguaggio Archeologia del giuramento
Che cos'è il giuramento, qual è la sua origine e quale il suo scopo, se esso sembra mettere in questione l'uomo stesso come animale politico? L'«archeologia» del giuramento che questo libro propone cerca di rispondere a queste domande, in una prospettiva in cui il problema del giuramento e il problema del linguaggio appaiono inseparabili. Attraverso un'indagine di prima mano sulle fonti greche e romane, che ne mette in luce il nesso con la legislazione arcaica, la maledizione, i nomi degli dei e la bestemmia, Agamben situa, infatti, l'origine del giuramento in una dimensione nuova, in cui esso appare come l'evento decisivo nell'antropogenesi, nel diventar umano dell'uomo. Il giuramento ha potuto costituirsi come «sacramento del potere» perché esso è innanzitutto il «sacramento del linguaggio», in cui l'uomo, che si è scoperto parlante, decide di legarsi alla sua parola e di mettere in gioco in essa la sua vita e il suo destino. -
La fabbrica diffusa. Produzione e architettura a Cesena. Ediz. illustrata. Con 5 fascicoli raccolti in una cartellina. Con mappa
La fabbrica diffusa presenta i contenuti di una ricerca dedicata alle trasformazioni del territorio cesenate dall’Unità d’Italia alla contemporaneità, interpretando l’evolversi del sistema produttivo come elemento in grado di influenzare con forza e incisività i cambiamenti della città e del territorio. La scelta di una sequenza dichiaratamente cronologica non rinuncia all’intreccio delle relazioni fra elementi che attengono a contesti differenti ma inevitabilmente connessi. Eventi storici, a scala locale ma anche nazionale e internazionale, fatti istituzionali, in particolare legati all’organizzazione della produzione, e mutamenti fisici, relativi a progetti e realizzazioni a scala urbana e territoriale, costruiscono una continua tensione dialettica, incrociando costantemente la linea del tempo che accompagna le quattro sezioni temporali in cui si organizza il racconto. -
«Quando Natura parla». Una traccia dantesca nello Zibaldone
Questo libro ha la particolarità di incentrarsi quasi integralmente su un solo brevissimo passo dello Zibaldone. Sono poche righe nelle quali Leopardi cita, in forma forse deliberatamente alterata, la più celebre auto-definizione poetica contenuta nella Commedia: «I’ mi son un che quando Amor mi spira» diviene «I’ mi son un che quando Natura parla». Nello stabilire un contatto con Dante, su un tema di cruciale importanza come l’idea stessa di poesia, la citazione innesta l’immagine della Natura che parla attraverso il poeta sopra quella del dittatore d’Amore. Il libro si sofferma sui significati che si addensano in questo minuto e tuttavia complesso nodo intertestuale, nel quale la ripresa del dettato originario si accompagna alla sua manipolazione, ed esplora la rete che si dipana da esso in molteplici direzioni. Il discorso muove a partire da una preliminare indagine dell’intorno interdiscorsivo del brano, sulle attestazioni settecentesche della stessa versione alterata del passo dantesco. Si inoltra poi nella struttura rizomatica dello Zibaldone, per chiarire i nessi che legano questo spunto al complesso del pensiero leopardiano. Si allarga, infine, a tracciare le triangolazioni che, in una prospettiva di lunga durata, collocano la sua riflessione nel campo dell’estetica occidentale, tra ritorni dell’antico ed epifanie del moderno e del contemporaneo. Natura, soggettivismo lirico, immaginazione, sublime sono i concetti nevralgici di un tragitto intellettuale che rende il pensiero leopardiano un apporto decisivo in un campo magmatico, percorso nei primi decenni dell’Ottocento da imponenti correnti di cambiamento. -
La fortuna della fragilità. Marcela Calderon Andrade, Tommaso Spazzini Villa. Ediz. bilingue
Il volume documenta la mostra La Fortuna della Fragilità, doppia personale di Marcela Calderón Andrade e Tommaso Spazzini Villa tenutasi presso la Galleria Mattia De Luca a Roma. Il progetto è il frutto di un dialogo tra i due artisti su temi che spaziano dalla transitorietà all’impossibilità di trovare una lettura univoca della realtà, dal fascino per il mutamento alla creatività della Natura.rnCon testi di: Cesare Pietroiusti, Lucrezia Longobardi, Marco Zindato, Massimo Belli.Curatori: Zindato Marco; Belli Massimo; Petrosino Jodie; Degni Ilaria -
Nello spirito del tempo. L'influenza della cultura sull'evoluzione del sistema giuridico istituzionale
Le regole che danno forma alla nostra convivenza sono non soltanto un’espressione di potere, ma anche, e forse prima di tutto, la manifestazione del tempo in cui si generano, del clima culturale e sociale in cui sono concepite e a cui, di volta in volta, danno ascolto o si oppongono. In questi termini, il diritto è in sé stesso un prodotto culturale, la testimonianza di un sentire diffuso che, a sua volta, ne diventa chiave esegetica essenziale e, pur a fatica, forza di innovazione o di resistenza.rnQueste pagine disegnano alcuni di questi rimandi cercando, dai moti risorgimentali a oggi, le interazioni tra una società in evoluzione costante e il “sentire costituzionale”, tra ciò che la letteratura, il teatro, il cinema, la televisione o la rete hanno raccontano del loro tempo, e ciò che viene, nel tempo stesso, codificato. -
Boggiano heirs
What remains of Antonio Boggiano, who was born in Savona in 1778 and died in Trinidad, Cuba in 1860? Enterprising, shrewd, wealthy, indeed, one may even say rich, at least at certain points in his life. He commissioned a beautiful white marble altar that today stands in Trinidad’s most important church. A strict yet loving father of numerous sons and daughters. A man who, before ending his life, and falling into oblivion, left numerous traces of his laborious journey: traces that are easily discoverable with the tools of historical research, which in cases like this one seem to be very sharp, and able to cut deep. But there is also something else, and on closer inspection this is what mostly remains of Boggiano. A seed from the days of the colony, steeped in greed and malice, which over time has been transformed and, in perpetuating itself, has lost the bitter taste of its origins.rnrnThe essay is followed by a conversation between the author and Seph Rodney. -
Dieter Kopp. Tradizione e libertà
Il volume ripercorre gli oltre cinquanta anni di attività del pittore Dieter Kopp (Prien am Chiemsee, Baviera 1939 - Ardea 2022). Tedesco di nascita, Kopp si trasferì a Roma nel 1966, legandosi profondamente alla sua città d'elezione. Pubblicato in occasione dell'omonima mostra al Palazzo delle Esposizioni a Roma, il catalogo presenta una selezione di opere – olii, in prevalenza, su tela o su tavola, ma anche disegni realizzati con tecniche diverse soprattutto pastelli – attraverso la quale vengono ripercorsi tutti i principali soggetti che l'artista ha investito della sua pittura: i paesaggi di Paros (anni Settanta), le nature morte (Zurbaran 1 e 2, 1975-1976); Villa Balestra a Roma e altre vedute della città realizzate nell'arco di periodi diversi (da Roma del 1989 a Foro romano. Pomeriggio del 2008); gli interni (Riflessi, 1977, Cortile al mattino, 1980-1981), Notre-Dame (1983-1984); i nudi (dipinti di grandi dimensioni, disegni e acquarelli degli anni Settanta e Ottanta), le ciotole (anni Novanta e Duemila).rnCon testi di Giorgio Agamben, Jean Clair, Dieter Kopp.rnrnCatalogo della mostra a Palazzo delle Esposizioni Dieter Kopp. Tradizione e libertà 10 maggio > 30 luglio 2023 -
Il carattere distruttivo. Walter Benjamin e il pensiero della soglia
La nostra cultura tende a rapportarsi alla tradizione e all’avvenire in forma dicotomica o schizofrenica, dando luogo a una serie di polarità inconciliabili. O viene a trovarsi sbilanciata verso il passato – e dunque a proseguire nella commemorazione della tradizione fino agli esiti più disastrosi che ciò comporta (pensiamo ai fondamentalismi) – o verso il futuro, inteso come cancellazione nella forma della demolizione. Attraverso il concetto di «carattere distruttivo» Walter Benjamin insegna non solo a rapportarsi in modo nuovo con la nostra memoria, il nostro passato, la nostra tradizione, ma anche a comprendere le nozioni di passaggio, soglia, transizione. Egli propone un concetto «positivo» di distruzione, che non comporta la cancellazione totale di ciò che prima esisteva, ma rivela la traccia di quella facoltà conservativa per eccellenza a cui diamo il nome di memoria. Lo spazio in cui opera il carattere distruttivo è lo spazio dello sconfinamento, della possibilità del cambiamento e dell’emancipazione; lo spazio in cui è possibile tenere insieme passato e futuro, memoria e redenzione.rnA chiudere e arricchire il quadro il confronto con due pensatori, contemporanei a Benjamin e definiti da lui stesso caratteri distruttivi, poiché sono espressione di momenti di rivolgimento nell’ambito in cui hanno operato, ma anche e soprattutto perché hanno fatto della transizione uno strumento di ricerca e di pensiero: Bertolt Brecht e Albert Einstein. -
Corpo a corpo. Sulla poesia contemporanea: sette letture
Sette voci poetiche – nate tutte negli anni Cinquanta – sono protagoniste di queste pagine: Milo De Angelis, Patrizia Valduga, Antonella Anedda, Alessandro Fo, Fabio Pusterla, Valerio Magrelli e Gian Mario Villalta. Questo libro le ospita dandosi una regola precisa: prendere una sola poesia per ciascun autore – prelevandola da una delle sue raccolte più recenti – e ascoltarla. Ciascuno dei sette capitoli che compongono il volume sarà l’occasione per far emergere, di volta in volta, una serie di elementi: costanti e novità della singola voce poetica, ossessioni tematiche, rapporto del testo con la raccolta in cui è inserito e con la storia del suo autore, ecc. Le poesie scelte dovrebbero dunque rivelare un’intera visione del mondo (e un concreto bagaglio stilistico e culturale, capace di dar forma a quella visione): come quando, osservando il ritratto di un volto, si tenta di immaginarne anche lo sfondo, le abitudini, la biografia della persona cui appartiene. Soprattutto, ciascuna di queste poesie dovrebbe svelare la sua natura di organismo molteplice. Ogni voce dialoga con un’altra voce, ne conserva la memoria, la fa sua e la riformula: dall’I Ching a Baudelaire, da Sofocle a Tacito a Rilke (e oltre), ognuno di questi esercizi di lettura diventa l’ascolto di un colloquio fra poeti e fra testi, in un incessante corpo a corpo. -
Precious e le scimmie. Il primo caso di Mma Ramotswe
C'era una volta in Africa una bambina sveglia, con un cuore grande e un talento un po' speciale, che sarebbe diventata l'investigatrice più famosa del Botswana, la fondatrice della Ladies' Detective Agency N. 1. A sette anni, la piccola Precious è già alle prese con un caso di furto, avvenuto proprio tra i banchi di scuola... Una storia che ha i profumi e i colori dell'Africa, e che ci fa scoprire i primi passi dell'amatissima Mma Ramotswe. -
Una educazione amorosa
"Billy Gray era il mio migliore amico e io mi innamorai di sua madre."""" Alexander Cleave, anziano attore ormai in declino, viene inaspettatamente scelto come protagonista di un film intitolato """"L'uomo con la maschera"""", basato sulla biografia di un uomo che non era quello che diceva di essere. E durante le riprese, in un mobile gioco di specchi, si trova a rievocare l'esaltante storia vissuta da quindicenne, in una piccola città irlandese negli anni Cinquanta: gli incontri proibiti in un casolare appena fuori città; gli impeti di passione sul sedile posteriore dell'auto di Mrs Gray, nei mattini assolati o nei pomeriggi tempestosi; le bugie, i sotterfugi, le gelosie, i timori, le calde lacrime e le esplosioni di gioia. Ricordi che il caleidoscopio della memoria mescola al sogno, tingendoli di colori diversi, di volta in volta bui o luminosi, mentre il fantasma della figlia, scomparsa dieci anni prima in circostanze misteriose, si fa strada ogni giorno di più. Passato e presente convergono, nel tentativo di dare un senso all'iniziazione amorosa dell'adolescente, ma anche alla sofferenza del padre." -
La linea gotica
Vincitore Premio Bagutta 1963""Per abbattere un muro, non c'è che abbatterlo. Con altri sistemi, come il pensare molto a lungo e molto fortemente alla caduta del muro, non si abbatte."""" È questa la tensione che anima """"La linea gotica"""": una sorta di diario privato che Ottiero Ottieri rivive in pubblico, un urgente e teso svilupparsi di riflessioni, racconti, esperienze personali che abbracciano un intero decennio, dal 1948 al 1958. È un libro che """"deve essere letto oggi"""", come annota Furio Colombo nella prefazione, una storia dell'Italia del dopoguerra in cui l'autore vuole riconoscere soprattutto le angosce irrisolte e i tormenti taciuti, costringendosi a viverli sempre in prima persona, tanto nelle metropoli del Nord quanto nelle campagne della Toscana o nei paesi del Mezzogiorno. La sua analisi intellettuale non accetta di essere pura riflessione, ma esige l'immersione nel mondo della fabbrica, delle periferie, delle manifestazioni operaie di piazza, dove la nevrosi e l'alienazione si trasformano in malattia comune e incurabile. Il trauma personale dell'autore è quindi filtro e rivelazione del dramma sociale, il suo ricovero in ospedale la condivisione di una sorte estrema e comune, la sua lacerazione interiore una lente d'ingrandimento per scoprire che cosa resti, aldilà delle tabelle di rendimento, all'individuo e quale intima felicità sia ancora possibile per l'uomo prigioniero del meccanismo della produzione aziendale."" -
La rondine, il gatto, la rosa, la morte. Un nuovo caso per l'ispettore Van Veeteren
L'ex commissario Van Veeteren è costretto a lasciare la libreria antiquaria in cui lavora per venire in soccorso all'affascinante Ewa Moreno, alla neoarrivata Irene Sammelmerk e agli altri suoi colleghi, ingaggiando una sfida a distanza con l'assassino. -
L'uomo di Bruxelles
Tutte le città sudamericane hanno un buco. E se non è in strada, è in fondo al cuore. Augusto Almeida, sindaco di Mosquitos, ne è convinto. Per questo preferisce spendere per dare un bicchiere di latte a un bambino piuttosto che coprire un enorme buco proprio al centro della strada principale. Criticato e odiato dai suoi concittadini per colpa della sua cattiva amministrazione e perseguitato da strani incubi, Almeida medita di uccidersi. Per fortuna, poco prima di mettere in atto la fatale decisione, qualcuno gli suggerisce un'idea folgorante: chiedere aiuto all'Unione Europea. E così che in una Mosquitos sferzata dalla pioggia battente si presenta un uomo biondo, alto e magro, armato solo del suo ombrello parigino: è Marc Rimés, l'uomo di Bruxelles, inviato dal Primo mondo con il preciso incarico di salvare la sfortunata città. E chi meglio di lui potrebbe riuscirci? Del resto, conosce i sindaci di Jefferson, di Comala e di Macondo, gli stessi a cui anche Almeida ha già scritto una dettagliata proposta in sette punti per il recupero dei paesi e delle città letterarie... -
Il leone e la lepre
Un bambino coraggioso contro l'elefante che si mangia le zucche della sua famiglia; una ragazza e i coccodrilli che inaspettatamente la aiutano a prendere l'acqua dal fiume; un uccello magico che dà un latte dolcissimo... McCall Smith torna a raccontare la favole africane con la sua voce sempre originale. Un libro consigliato da Mma Ramotswe! -
Il fiordo dell'eternità
Nel 1782 Morten Pedersen Falck lascia il suo villaggio norvegese per trasferirsi nella capitale Copenaghen e dedicarsi allo studio della teologia. Pur avviato alla carriera religiosa e alla cura delle anime, il giovane Morten preferisce frequentare i corsi di medicina, affascinato dalle autopsie che si eseguono nelle cantine della facoltà. Si innamora di una ragazza di famiglia borghese, ma nelle bettole di periferia scopre anche un'attrazione ben più ambigua e viscerale mentre, al tempo stesso, un anelito religioso lo spinge, una volta divenuto pastore, a richiedere di essere inviato nella colonia danese in Groenlandia. Gli spazi sconfinati e vergini dell'isola, promessa di libertà e futuro, si trasformano in una prigione claustrofobica e intollerabile. Partito per convertire gli inuit e redimere gli eretici del Fiordo dell'Eternità, a sua volta Morten Falck cade preda del loro incantesimo. Le certezze dogmatiche ma superficiali della teologia vengono spazzate via da una religiosità primordiale e pagana, promiscua e allucinata. Anche il momentaneo ritorno alla civiltà e alla famiglia, che culmina in un grandioso affresco dell'incendio che distrusse Copenaghen nel 1795, non può nulla contro l'attrazione per il vuoto immenso della Groenlandia.