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La melomania nelle carte. Giuseppe Verdi nell'iconografia e nel collezionismo di immagini musicali. Ediz. illustrata
Il volume propone l'iconografia verdiana mediante 1200 immagini tratte da periodici, biografie, enciclopedie storiche, cartoline, albi di figurine, calendarietti ed altre curiosità, tra cui scatole di fiammiferi e di tarocchi. È inoltre presente un'accurata, amplissima selezione di fotografie, dipinti e caricature e oltre che elaborazioni provenienti dal mondo del fumetto e dell'arte contemporanea a dimostrazione del perdurare rinnovato, di un racconto ormai lungo oltre centocinquant'anni, sull'attualità della figura e dell'opera di Giuseppe Verdi. -
Dante e la sua eredità a Ravenna nel Trecento
All'inizio del Trecento Ravenna offrì a Dante l'ultimo rifugio, secondo la felice formulazione del celebre libro di Corrado Ricci, e a Ravenna, dopo il fatale 14 settembre 132f, il poeta trovò la sua ultima dimora. Sotto le ali della signoria di Guido Novello da Polenta, dunque, Dante passò gli anni estremi della sua vita: in città compose le egloghe indirizzate al maestro bolognese Giovanni del Virgilio, estremo lascito letterario della sua arte e della sua cultura. Intorno a Dante si creò prestissimo un nucleo di devoti e ammiratori, alcuni dei quali ricordati nelle egloghe dietro lo schermo bucolico: Dino Perini, Fiduccio de' Milotti, Guido Vacchetta. Ma il sacro fuoco delle lettere non si spense a Ravenna con la morte del sommo poeta: lì agirono maestri e letterati che, ereditando il testimone di una tradizione illustre, fecero della città romagnola un centro non indifferente del primo Umanesimo fiorito nel corso del Trecento. Altre figure, soltanto apparentemente minori, come quelle di Donato Albanzani, caro amico di Petrarca, e di Giovanni Conversini, maestro rinomato ai suoi tempi, illustrarono con il loro magistero la vita culturale di Ravenna nel solco dei gloriosi esempi offerti dal passato remoto e più recente. Il volume, affidato a diversi specialisti dell'argomento, intende presentare l'impatto culturale che Dante Alighieri ebbe sulla cultura ravennate del Trecento. -
Chitarra romantica. Luigi (Rinaldo) Legnani e il virtuosismo strumentale nell'Ottocento
Il miglior chitarrista del mondo; un talento prodigioso che trasforma la chitarra nel violino di Paganini; stupefacente, meraviglioso, miracoloso; quando si assiste a un suo concerto non si riesce a credere ai propri occhi e alle proprie orecchie: questi erano i giudizi che nella prima metà dell'Ottocento la stampa musicale dava delle esecuzioni di Luigi Legnani, uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi. Fenomeno sconcertante che impressionò il pubblico di tutta Europa per abilità tecnica e forza interpretativa, prolifico compositore, innovatore e sperimentatore che contribuì in collaborazione con i più importanti liutai dell'epoca a dare la forma moderna allo strumento, Legnani va considerato come uno dei principali esponenti del virtuosismo strumentale romantico e un'autentica pietra miliare nella storia della chitarra. -
Rime. Ediz. critica con commento
Tra i romagnoli che, nel De vulgari eloquentia, ""a proprio poetando divertisse audivimus"""", tra coloro cioè che con merito poetico si allontanarono dal proprio volgare, Dante individua Tomaso da Faenza, giudice in attività dagli anni Sessanta del Duecento sino, probabilmente, ai primissimi del Trecento, autore di quattro canzoni e nove sonetti secondo le testimonianze dei canzonieri delle origini e del ms. 4 della Società Dantesca Italiana. Nel corpus spiccano i non facili componimenti in tenzone, con Monte Andrea, Giovanni dall'Orto (contro i quali la specializzazione tomasiana si fisserà sulla difesa di Amore), Cino da Pistoia e Onesto da Bologna (coinvolti in una celebre, ma fumosa, tenzone politica), che delineano il faentino come rilevante, benché non principale, rimatore centro-settentrionale. La nuova edizione critica che qui si propone raccoglie per la prima volta tutta la produzione di Tomaso, comprendendo altresì le rime dei corrispondenti, e presenta un ampio apparato esegetico vòlto al commento puntuale dei testi sinora imperfettamente editi o interpretati. Presentazione di Furio Brugnolo."" -
Boccaccio (1313-2013)
In occasione del settimo centenario della nascita di Giovanni Boccaccio, studiosi dai due lati dell'Atlantico contribuiscono a questa raccolta di atti del convegno ""Boccaccio in Washington, DC"""", tenutosi dal 4 al 6 Ottobre 2013 presso la Georgetown University e l'Istituto Italiano di Cultura di Washington. Si tratta della seconda edizione della conferenza triennale sul Certaldese, promossa dall'American Boccaccio Association. La molteplicità di approcci critici, e la varietà dei temi trattati, fanno di questa collettanea un volume imperdibile nella biblioteca di quanti amano il Boccaccio. Gli interventi qui proposti, infatti, offrono nuove prospettive storiche e biografiche su messer Giovanni, affrontano il tema dell'amicizia, si interessano delle opere ingiustamente considerate """"minori"""" e, grazie all'analisi delle relazioni intertestuali, gettano nuova luce sulle dinamiche decameroniane. Il grande scrittore medievale è, inoltre, considerato sia come autore che come copista e letto attraverso i suoi rapporti con i preumanisti. La sezione """"Performative Boccaccio"""", centrata sulle ballate del Decameron e sulla sua influenza nel teatro napoletano, chiude l'antologia."" -
Enrico VII, Dante e Pisa
Buonconvento (Siena), 24 agosto 1313: la morte inaspettata di Enrico VII di Lussemburgo infrange per sempre i sogni ghib llini di chi, come Dante, aveva intravisto nell'imperatore la speranza più concreta di una risoluzione politica, l'incarnazione di quel secondo 'astro' teorizzato dal Poeta nella Monarchia. In quello stesso anno il trattato politico dantesco veniva ultimato a Pisa, la città scelta da Enrico VII c me sede della sua corte imperiale in Italia. È a Pisa che Dante apprenderà la tragica fine dell'imperatore, ammantata dal sospetto di un vero e proprio delitto politico; è qui che assisterà alle solenni esequie e alla sepoltura dell'""alto Arrigo"""" all'ombra della Torre, nel Duomo pisano. Il volume raccoglie gli Atti del Convegno internazionale dedicato a """"Enrico VII, Dante e Pisa"""", svoltosi in occasione del settimo centenario della morte dell'imperatore e della stesura della Monarchia. I ventitré saggi, a firma di storici del Medioevo e studiosi di Dante, offrono un quadro completo delle connessioni tra l'imperatore, il poeta e la città toscana, con molte novità, dossier e documenti inediti."" -
I mammiferi e gli uccelli della vena del Gesso romagnola
Moltissime specie di mammiferi e uccelli popolano la Vena del Gesso romagnola. Questa straordinaria formazione rocciosa, vera e propria ""mini catena montuosa"""" esclusivamente costituita di selenite, presenta un grande interesse geologico e speleologico, ospita alcune specie di piante rare o, addirittura, uniche e racchiude nel silenzio e nel buio delle grotte notevolissime colonie di pipistrelli e, sulle rupi e nei boschi, importanti specie di uccelli rapaci."" -
Lectura dantis bononiensis
Nell'Italia del Trecento la diffusa Commedia di Dante Alighieri divenne presto un cult che tutti avevano a portata d'orecchio e di memoria, ma non potè fare a meno di tenersi dietro una ridda naturale di difficoltà di comprensione: arduo per scelta, il poema dell'arrabbiato esule fiorentino si presentava all'attenzione del mondo bisognoso di chiarificazioni che ne illustrassero i contesti, i significati e gli indecifrabili sottintesi, appassionante nella sua carica ma depotenziato senza una spiegazione esauriente. Era nato un classico, ma dovevano entrare in azione i promotori di una sua effettiva valorizzazione, gli uomini in grado di soddisfare le esigenze indicate. Dopo mezzo secolo di esperimenti interpretativi giunse l'intervento di un grande esperto di classici, Giovanni Boccaccio, il primo a parlare di Dante a un pubblico, e subito dopo l'analoga iniziativa di un professionista di classici, il docente per mestiere Benvenuto Rambaldi da Imola, che inserisce fra le sue attività un ciclo di lezioni sulla Commedia. L'istituzione del classico diventava cosi ufficiale: era la scuola a legittimarne il ruolo, l'impegno della didattica lo faceva diventare un sapere. Benvenuto fece cosi ciò che faceva sempre con un testo, leggere e spiegare, ossia una lectura. La sua prima esperienza con il nuovo classico fiorentino si tenne nella sede abitualmente utilizzata per la sua attività di insegnante, un'aula nella contrada di Porta Nuova a Bologna; di quanto disse il professore restano gli appunti di un allievo presente al corso, le cui note vengono a costituire ciò che può essere definita come la benvenutiana Lectura Dantis Bononiensis. -
Gli eterni affetti. Il sentimento dipinto tra Bisanzio e Ravenna
Nonostante l'immaginario comune assegni alla civiltà bizantina l'etichetta di ""arte algida e astratta"""", la tendenza a rappresentare compiutamente gli affetti sembra essere nata nella seconda metà del XII secolo proprio in territorio bizantino (serbo-macedone), grazie alla concomitanza di due fattori: la radicata tradizione ellenistica presente a Salonicco e la forte matrice folcloristica, di cui l'arte balcanica fu sempre impregnata. In Romagna, la scuola riminese giottesca, favorita dalle committenze francescane, parve accogliere e ben metabolizzare la lezione d'Oriente, sintonizzandola sul patetismo di Giotto a Padova e sulla drammaticità del senese Pietro Lorenzetti ad Assisi. Tra gli esempi oggi superstiti, quello ravennate di Santa Chiara primeggia su tutti, per la squisita armonia tra il pietismo devozionale di indiretta derivazione balcanica, il patetismo espressionistico nordico e il laico umanesimo comunale di cui Giotto si fece mediatore. Mentre l'Oriente greco mirò sempre ad applicare una rappresentazione affettiva dei sentimenti, ovvero addomesticata dalla ragione, l'Occidente latino predilesse una resa più emotiva e passionale, laddove il sentimento, per sua natura indomito, riuscì a liberarsi e a circolare indisturbato, segnando il passo al definitivo trionfo dell'uomo e della sua individualità e spalancando così le porte all'arte del futuro Rinascimento italiano."" -
Abbiate fede nella Romagna. Valori e riflessioni di un confindustriale di provincia
"Negli scritti di Ottolenghi qui riuniti si analizzano le strategie d'uscita dalla Grande Crisi. E si esprime la lucida consapevolezza di come l'affermarsi della centralità dell'""""economia della conoscenza"""" abbia posto oramai da tempo agli attori politici ed economici, al pensiero economico e alle imprese, l'obbligo di riconsiderare radicalmente i paradigmi della produzione e del consumo, della costruzione del profitto (necessario, ma da programmare come sostenibile, nel tempo lungo) e della redistribuzione. E nel ritorno alle ragioni e ai valori dell'economia reale, dopo la sbornia della finanza d'assalto e nel recupero, tutto italiano, del nostro """"orgoglio industriale"""", si afferma la necessità di considerare proprio le risorse umane d'eccellenza, le persone che """"fanno"""" l'impresa come principale leva competitiva."""" (Antonio Calabro)." -
Carlo Magno in Italia e la fortuna dei libri di cavalleria
Questo volume raccoglie gli Atti del convegno Carlo Magno in Italia e la fortuna dei libri di cavalleria, tenutosi a Zurigo fra il 6 e l'8 maggio 2014. Nelle diverse sezioni si ripercorrono i momenti più significativi della storia della letteratura cavalleresca di materia carolingia in Italia, a partire dalla circolazione nel Medioevo dei testi ispirati alla Chanson de Roland, attraverso i capolavori del Rinascimento - il Morgante, l'Innamorato, il Furioso, la Liberata - e oltre, nei secoli della fiorente produzione in versi e in prosa che ha affascinato non solo il pubblico delle piazze, ma anche i sempre più avidi lettori delle opere a stampa, per raggiungere infine le soglie della contemporaneità. Gli interventi sono firmati dai maggiori specialisti in materia: Ottavio Besomi, Riccardo Bruscagli, Maria Luisa Meneghetti, Maria Grazia Capusso, Marco Infurna, Frej Moretti, Marco Villoresi, Stefano Carrai, Cristina Montagnani, Francesco Ferretti, Paola Casella, Antonia Tissoni Benvenuti, Cristina Dondi e Neil Harris, Luca Degl'Innocenti, Tina Matarrese, Andrea Canova, Gabriele Bucchi, Jane E. Everson, Daniela Delcorno Branca, Leslie Zarker Morgan, Marina Beer. Dedichiamo questo volume alla memoria di Cesare Segre. -
Poesie approvate: L'Endimione-La Dafne-Rime-Sonetti-Sei omelie
In questo volume sono riunite le ""poesie approvate"""" di Alessandro Guidi (1650-1712), e precisamente la favola pastorale Endimione, la cantata Dafne, le Rime, i tredici sonetti e la versione di Sei omelie latine di Clemente XI. Tali opere rappresentano nella maniera più completa il Guidi arcade o, piuttosto, esponente e """"altoparlante"""" ufficiale dell'Arcadia nelle sue tensioni più solenni e grandiose, sul fondamento, evidente anche a livello di poetica, di un caratteristico e caratterizzante pindarismo cristiano e cattolico, in relazione diretta con i presupposti ideologici dell'Accademia romana. Questo pindarismo si manifesta soprattutto nelle Rime, le quali si configurano come dei discorsi alati ed eloquenti, retoricamente ben congegnati e luministicamente risolti in sequenze d'immagini di sicuro effetto sugli uditori: poiché la lirica guidiana è destinata essenzialmente alla declamazione e presuppone la presenza di un determinato pubblico. Le Rime alternano alla celebrazione """"eroica"""" dei potenti dell'epoca il canto mesto e desolato, e poeticamente più intenso, della """"vanità de' pensieri umani"""" (cui si collega il motivo dell' """"illusione"""" d'amore, presente nel migliore e più noto dei sonetti); e hanno una particolare importanza culturale e letteraria, anche perché in parecchie di esse è sperimentato quel nuovo metro della """"canzone libera"""" che sarà poi tanto felicemente usato dal Leopardi nei Canti."" -
L' umana «commedia» di Dante
Dante offre nel suo poema una visione dinamica dell'essere umano, che trova la sua forma ideale nella poetica nel viaggio e nell'apertura della terzina. Tale dinamica deriva dalla concezione della vita come tensione continua verso la perfezione dell'individuo, tensione causata da un desiderio che non può essere soddisfatto se non nella sua ragione ultima, che è la ""base"""" o il """"fine di tutt'i disii"""". Da questo istinto, che implica libertà assoluta e si alimenta di speranza, nasce l'agire, che attua il divenire nella storia, secondo forme molteplici, di cui una delle più rappresentative è l'amore. L'immaginazione e la poesia con la loro visionarietà concorrono a mostrarne la direzione e la fattibilità. Offrendo inedite interpretazioni, il saggio discute alcuni aspetti dell'antropologia dantesca come appare nella Commedia, oggetto privilegiato dell'analisi. Ogni argomento è discusso anche con opportuni riferimenti alle altre opere, soprattutto al trattato filosofico e al libello giovanile. L'avvio è dato da alcuni riusi della poesia di Dante nella contemporaneità, che provano come la Commedia sia un affascinante e straordinario specchio della condizione umana."" -
I romanzi
Alessandro Verri, più noto come protagonista della rivolta illuministica della milanese Accademia dei Pugni e come collaboratore del "" Caffè """", fu anche autore di tre romanzi (qui per la prima volta pubblicati insieme), che egli concepì e redasse dopo essersi trasferito, per amore della marchesa Margherita Spampani Boccapadule, da Milano a Roma. Il clima di chiusura e d'inerzia culturale dello Stato Pontifìcio agi su di lui, facendolo allontanare gradualmente dall'impegno e dagl'ideali giovanili e portandolo ad adattarsi a un compromesso tra vecchio e nuovo, tra orizzonti conoscitivi definitivamente acquisiti e volontà politica di una strumentalizzazione conservatrice. Di qui l'esemplarità della sua opera narrativa, che rivela la conflittualità in atto nella nostra cultura settecentesca. Nella dolorosa e tragica passione di Saffo per Faone (Le avventure di Saffo, 1782) è evidente infatti come l'adesione dell'autore alla nuova, rivoluzionaria valutazione del sentimento si sottoponga all'acquisita ideologia della convenienza moralistica e del rispetto delle istituzioni. In questa direzione si muove il secondo e per certi aspetti più interessante romanzo, Le Notti romane (1792-1804), in cui il senso tragico della storia, la pessimistica e dolente contemplazione del destino umano, dell'ineluttabile caducità del tutto, conducono al riconoscimento di un imperscrutabile disegno divino. Sullo stesso registro si mantiene l'ultimo romanzo, La vita di Erostrato (1793, ma pubblicato nel 1815)."" -
La poetica dell'affetto. Estetica religiosa nella «Divina commedia»
«Tu mi seguirai con l'affezione», chiede San Bernardo a Dante alle soglie dell'ultimo canto del ""Paradiso"""". Che significa seguire qualcuno con l'affezione? Questa è la domanda alla quale """"La poetica dell'affetto"""" cerca di rispondere. L'affetto è una conoscenza di natura particolare che mira a trasmettere non solo un contenuto astratto ma un'intera condizione esistenziale. Il fine della conoscenza affettiva è infatti arrivare a condividere la stessa esperienza nella quale la guida, il maestro e l'amante vivono. Si intraprende allora il viaggio nella """"Divina Commedia"""" insieme al pellegrino dantesco perché, come lui, ci si sente incompleti e smarriti, alla ricerca di un incontro che possa generare quella trasformazione interiore della quale si va in cerca con tutto il cuore. """"La poetica dell'affetto"""" è uno studio dell'affectus medievale nei termini pratici e vitali che la """"Commedia"""" insegna, ma che ha le sue radici nelle due grandi guide spirituali di Dante, San Tommaso e San Bernardo. Attraverso uno studio del significato dell'affetto nei due dottori della Chiesa, il viaggio dantesco si rivelerà come un viaggio dagli affetti carnali a quelli spirituali. Dante ci insegna che il significato di una vita si decide nella misura in cui si dà e si riceve affetto, e questo è possibile solo a contatto diretto con le anime dalle quali imparare o rifiutare il modo giusto di vivere e sentire. L'affetto è così un principio di scrittura e di azione, e la """"Commedia"""" un'opera di pratica morale e spirituale che consente di arrivare alla formulazione di una poetica: la poetica dell'affetto. Prefazione di Domenico Pietropaolo."" -
Bindo Giacomo Caletti e il suo tempo. Cooperazione
Bindo Giacomo Caletti, un cooperatore e un socialista non sempre tenuto nella dovuta considerazione dalla storiografia, eppure grande protagonista del suo tempo. Con la rivisitazione del suo ruolo di dirigente, che prende avvio nel 1899 per concludersi nel 1965, il testo ripercorre oltre sessant'anni di storia del movimento cooperativo e del partito socialista ravennati: lo stretto rapporto di Caletti con Nullo Baldini, la ricerca di un incontro unitario e i contrasti che egli ebbe con il movimento repubblicano; quindi l'avvento del fascismo e il suo ritrarsi temporaneo dalla vita politica, poi la sua partecipazione diretta al movimento di liberazione e alla rinascita del Psi, il ruolo di protagonista che esercitò nella ricostruzione della vita democratica ravennate, la collaborazione e le divergenze con il partito comunista, infine la sua elezione a presidente della provincia di Ravenna. Attraverso la sua vicenda personale si entra dentro la vita stessa delle classi lavoratrici e nel loro percorso di crescita ed emancipazione, per i quali Caletti spese la propria esistenza. Uno studio su più registri, offerto a quanti desiderano comprendere la complessità della vita politica e sociale in provincia di Ravenna nel corso del XX secolo. Nota introduttiva di Lorenzo Cottignoli e Alessandro Luparini. -
In verticale sull'antenna del cuore
Dopo un pluriennale silenzio la voce di Rita Scala, in realtà mai sommersa ma solo custodita nel cuore, ritorna per offrirci, come sempre quasi in punta di piedi, il suo sommesso fabulare in una scrittura verticale di straordinaria maturità. -
La Bibbia dei Goti, Ravenna e Tedorico. Un antico manoscritto il «Codex Argenteus»
Il ""Codex Argenteus"""" della Biblioteca Universitaria di Uppsala è forse il più completo manoscritto gotico ancora esistente. Il codice è quanto rimane di uno splendido evangeliario di lusso redatto nella Ravenna del re goto Teoderico il Grande (493-526), mentre il testo al suo interno contiene parte della prima traduzione della Bibbia dal greco al gotico, opera del vescovo ariano Wulfila nel IV secolo. La storia del manoscritto è avvolta nel mistero finché nel XVI secolo non fu scoperto nel monastero di Werden. Poi se ne persero nuovamente le tracce e ricomparve a Praga nel 1648, quando le truppe svedesi presero la città. Attraversò il Nord Europa e infine giunse all'Università di Uppsala nel 1669, prezioso dono del cancelliere Magnus Gabriel De la Gardie all'università più importante del regno. Questo libro ricostruisce la storia del Codex Argenteus, oggetto misterioso e affascinante che, da lussuoso codice purpureo, nei secoli diventò di volta in volta santa reliquia, volume dimenticato, bottino di guerra, brama di ladri o collezionisti e molto altro ancora."" -
Lectura Dantis Lupiensis (2015). Vol. 4
Il catalogo della quarta edizione della Lupiensis è questo, di spettro vario e mosso. Diego Sfmini, ispanista dell'Università del Salente, ha individuato il drammatico rapporto, più che formale, fra la Commedia e il romanzo (o reportage immaginario?) del perseguitato politico Martinez Moreno. Giuseppe Chiecchi ha recuperato nuove possibilità interpretative nel canto celebre di Brunetto Latini, ridiscutendo con finezza, anche decostruttiva, il giuoco delle parti fra il maestro sodomita e il pellegrino poeta. Tatiana Crivelli ha illuminato il mondo ancora poco conosciuto delle poetesse d'ambiente tardoarcadico, rivelandone l'attento e mai banale dantismo. Mauro Ronzani ha ricostruito, con inediti accertamenti storiografici, le motivazioni e le peripezie del confronto politico e personale fra i due grandi nemici del canto XXXIII dell' Inferno, il Conte Ugolino della Gherardesca e l'Arcivescovo Ruggieri. Infine, Pasquale Porro ha chiarito un tema arduo, di Dante e di tutto il pensiero cristiano, come quello della predestinazione, muovendo dall'analisi di Paradiso XX e fornendo un'ipotesi ermeneutica da ponderare anche per altri luoghi del poema dantesco. -
Dante. Dalla «mirabile visione» a «l'altro viaggio». Tra «Vita nova» e «Divina commedia»
Nell'attuale fase degli studi danteschi, in cui è quanto mai fervido l'interesse alla produzione lirica, sia vitanovistica che postvitanovistica, può essere utile riesaminare e ricostruire complessivamente, sia pur sinteticamente, la storia culturale e creativa di Dante prima della ""Commedia"""", tra chiusura della """"Vita Nova"""" e """"Inferno"""", con i necessari e inevitabili e particolareggiati riferimenti biografici e storici. Un tempo in cui si inscrivono organicamente liriche in volgare di capitale significato, quattro, forse cinque, epistole latine e i grandi trattati, incompiuti, in prosa volgare e latina: """"Convivio"""" e """"De vulgari eloquentia"""". Sullo sfondo rimane la """"Vita Nova"""". Tornare su questo percorso vuol dire riproporsi un'indagine su punti cruciali e centrali della problematica relativa all'opera dantesca, decisivi per la sua comprensione complessiva. Un tempo fatto di intuizioni, sondaggi, ricerche, scoperte, conquiste, insegnamenti e apprendimenti, sul piano del pensiero e del sentire, e, sul piano degli eventi biografici, fatto di intenso impegno civile e politico, sino ai momenti culminanti del priorato, dei primi anni dell'esilio e infine della scelta di «far parte per se stesso». Un tempo che ci appare travagliato da una ricerca sempre rinnovata e in fondo inappagata. La ricerca di un centro, dopo i giovanili ancoraggi alla poesia e ai suggerimenti evangelico-mistici e in attesa dell'approdo alla cultura e alla prospettiva della conoscenza e del messaggio che ormai si possono chiamare - purché con un uso corretto della nozione - profetistici. Un percorso che va riconosciuto senza apriorismi e a una corretta distanza da certe invalse schematizzazioni.""