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Franco Guerzoni. Oeuvre. Appunti per un manuale di pittura-Franco Guerzoni. Oeuvre. Notes for a painting manual. Ediz. a colori
"Quando fermare l'attenzione attiva verso il dipinto? Tema tanto trattato. Generalmente si abbandona il lavoro quando il dipinto sorride, ma il carattere soggettivo non consente una statistica. Nel mio caso in particolare, posso affermare con certezza che, dopo le innumerevoli prove, l'abbandono è provocato da una sorta di sfinimento. Non sempre il termine è carico di inflessioni negative: l'allontanamento può essere uno strappo, ma anche un patteggiamento col lavoro che abbandono in seguito alla promessa di un lavoro nuovo.""""" -
Nel segno di Caravaggio. Ediz. illustrata
Tra le luci e le ombre di una pittura appassionata, Caravaggio ci chiama sulla scena, coinvolgendoci in un fatto che si sta compiendo hic et nunc, qui e adesso, sotto i nostri occhi. La sua pittura entra nella nostra vita.rnrnPittore e assassino sullo sfondo solenne della Roma del primo Seicento, Caravaggio (1571-1601) è uno degli artisti più appassionanti e potentemente espressivi: protagonista di una vera e propria Odissea mediterranea, ma insieme capace di rivoluzionare il corso della pittura europea. Il volume vuole avvicinarci a questo maestro dell'arte italiana da un punto di vista nuovo. Rinunciando per una volta alla consueta sequenza cronologica, le opere di Caravaggio sono qui considerate nel loro insieme, nei due decenni a cavallo dell'anno 1600. Di capitolo in capitolo, osserveremo aspetti particolari dell'arte del pittore milanese: la presenza di modelli ricorrenti, la passione per lame e pugnali, l'ossessione per le teste mozzate, l'eccezionale e pionieristica abilità nella natura morta, e così via. Fra le luci e le ombre di una pittura appassionata, Caravaggio ci chiama sulla scena, coinvolgendoci in un fatto che si sta compiendo hic et nunc, qui e adesso, sotto i nostri occhi. La sua pittura entra nella nostra vita. -
Antonio Ligabue. Ediz. a colori
"Non ha ancora vent'anni, Antonio Ligabue, quando, nel 1919, viene espulso dalla Svizzera - era nato a Zurigo il 18 dicembre 1899, figlio di un'emigrante italiana, che lo dà in affido a una famiglia svizzero-tedesca quando Antonio ha nove mesi. Approda a Gualtieri (Reggio Emilia), paese d'origine dell'uomo che gli ha dato il proprio cognome, pur non essendone il padre, e viene catapultato in una realtà ignota e presto ostile di fronte alle sue """"stranezze"""". Antonio parla il tedesco, non conosce l'italiano: è da subito """"straniero in terra straniera"""". Perduta è la patria (che mai dimenticherà, raffigurandola nei suoi paesaggi padani che vedono, nella parte superiore, i borghi e i castelli natii) e iniziato è il tempo dell'esilio. Per sopravvivere, fa i lavori più umili, come lo scarriolante sugli argini del Po; dorme in un capanno nella golena, in qualche stalla e fienile della zona; talvolta, nella casa ospitale di qualche amico e nel ricovero di mendicità di Gualtieri. Lo salva l'insopprimibile volontà di essere artista: scolpisce con l'argilla che trova nei campi; disegna animali come già faceva a scuola, nell'adolescenza; dipinge intensamente dopo l'incontro, nel freddissimo inverno del 1928-1929, con Marino Mazzacurati, al quale candidamente subito dice: """"sono un artista"""". Subisce tre ricoveri nell'Istituto psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, ma sarebbe fuorviarne definirlo 'naif' (come troppo a lungo si è fatto e talvolta ancora si continua a fare) o artista da incasellare tra quelli segnati dalla follia: si tratta invece di un autentico """"espressionista tragico"""", cui si debbono opere di straordinario fascino e forza comunicativa, nelle quali convivono visionarietà e gusto decorativo. Lo testimoniano i dipinti delle lotte senza tregua tra gli animali selvaggi - trasfigurando con la fantasia fonti iconografiche quali i manuali di zoologia, le figurine Liebig, le stampe popolari, la frequentazione dei circhi e della sezione naturalistica dei Musei Civici di Reggio Emilia - e gli autoritratti, specchio impietoso di un disagio esistenziale, di una solitudine e di una sofferenza cupa che non possono trovare lenimento, nei quali lui registra l'inesorabile procedere verso l'esito finale. Il suo valore di artista è a lungo non riconosciuto, costretto a cedere le proprie opere in cambio di ciò che gli serve per vivere; solo negli anni cinquanta comincia a diffondersi l'interesse per i suoi lavori, ma prima la malattia e poi la morte battono alla porta: Antonio Ligabue scompare il 27 maggio 1965."""" (Sandro Parmiggiani). Catalogo della mostra (Napoli, 11 ottobre 2017-28 gennaio 2018)." -
Immaginazioni, invenzioni, gesti: gli anni cinquanta. Ediz. a colori
Al centro della settima e ultima mostra del ciclo ""L'arte in una stanza"""" vi sono artisti che nel secondo dopoguerra hanno condiviso le poetiche dell'astrattismo e dell'informale segnico e di gesto, italiano e internazionale, interpretandole ciascuno secondo un proprio inconfondibile linguaggio. L'universo immaginario di Osvaldo Licini, i buchi e i tagli """"spaziali"""" di Lucio Fontana e l'energia creativa sprigionata dal tedesco Hans Hartung, dal francese Georges Mathieu e dal canadese Jean-Paul Riopelle danno forma a un sentire profondo che si manifesta tra fulminanti espressività ed eleganze calligrafiche. Presentazione di Giuseppina Antognini. Catalogo della mostra """"Immaginazioni, invenzioni, gesti: gli anni cinquanta"""" (Milano, 20 ottobre-1 dicembre 2017)."" -
Gianfranco Ferré. Sotto un'altra luce. Gioielli. Ediz. italiana e inglese
Un insolito, e poco conosciuto aspetto, della multiforme creatività di Gianfranco Ferré: i gioielli e gli ornamenti.rnrnIn oltre cento immagini fotografiche, questo libro-catalogo racconta sotto un’altra luce un aspetto particolare della straordinaria creatività di Gianfranco Ferré, ovvero l’attenzione che lo stilista ha sempre dedicato all’oggetto-ornamento, sia in termini di ricerca applicata alla forma e alla materia, sia in termini di ispirazione, con risultati innovativi e sorprendenti.rnFerré stesso lo ha dichiarato: “Inteso come elemento decorativo dell’abito, il ‘mio’ gioiello diviene uno strumento per la sua interpretazione, per una lettura soggettiva e individuale del capo. Se l’abito è l’oggetto - il ‘cosa viene indossato’ - il gioiello è espressione del modo, quindi del ‘come viene indossato’ ”.rnCome la mostra in programma nella Sala del Senato di Palazzo Madama a Torino - che per la prima volta propone al pubblico circa duecento gioielli, gran parte dei quali raccontati nelle immagini di Andrea Passuello - il volume vuole attestare la piena appartenenza del bijoux all’universo progettuale ed emozionale dello stilista. A fronte dell’eterogenea identità degli oggetti presentati e interpretati nelle immagini, emerge l’assonanza tra la concezione delle collezioni di ornamenti e quelle di abiti, sempre concepite in parallelo, legate a un imprescindibile elemento di riferimento: il corpo umano, privilegiandone i punti-cardine, dal collo, ai polsi, al punto-vita.rnCostituiscono parte integrante e significativa del libro i contributi di Francesca Alfano Miglietti, curatrice della mostra, teorico e critico d’arte, e Anna Maria Stillo Castro, studiosa di Moda e di Storia del Costume, insieme a numerosi appunti di Gianfranco Ferré su un aspetto della sua attività progettuale particolarmente sentita. -
Altagamma. Italian creativity and culture 25th anniversary. Ediz. a colori
Presentazioni di Andrea Illy, Dario Franceschini e Santo Versace. -
Francesco Clemente. The wall. Ravello 2017. Ediz. italiana e inglese
Perché mettere radici quando possiamo viaggiare? Perché proteggersi dal mondo se siamo chiamati qui a proteggere il mondo? Dipingere, dipingere l'interno di una tenda offre queste domande e questi pensieri. Ma non è forse il pensiero il primo muro? Il più insidioso di tutti?rnrnIl volume documenta l'installazione e performance realizzata da Francesco Clemente nell'estate 2017 a Villa Rufolo che richiama il grande tema dell'accoglienza e delle migrazioni. L'opera straordinaria dell'artista, con la sua tenda orientale e i suoi ""muri"""" da superare, ci ricorda che attraverso l'arte e la bellezza si possono stimolare idee e progetti per la nostra quotidianità, per le nostre emergenze e per il nostro futuro migliore. Con uno spettacolo di danza contemporanea coreografato dalla """"monella punk"""" della danza americana, Karole Armitage, e incentrato sul tema dei muri da abbattere, Francesco Clemente, uno dei maggiori artisti contemporanei, ha debuttato in un lavoro coreografico, dipingendo dal vivo un giardino idilliaco dove """"si può abitare e anche devastare"""" mentre la voce recitante di Alba Clemente, poco lontano, recitava i versi del poeta greco Konstantinos Kavafis."" -
Mangiarsi le parole. 101 ricette autore
Uno straordinario viaggio sensoriale tra arte culinaria e letteratura.rnrnMangiarsi le parole raccoglie 101 ricette di scrittori italiani del Novecento (due i Nobel, Grazia Deledda e Giuseppe Ungaretti); la più antica risale al 1926 (il Balsamo di Ciprigna si legge nel curioso Manuale culinario afrodisiaco per gli adulti dei due sessi di Omero Rompini) e la più recente è del 2017, firmata da Stefania Giannotti.rnLe ricette sono organizzate in due serie, Menù alla carta e Menù a tema. La prima le propone suddivise per portate in ordine alfabetico, dall’aperitivo ai dolci, passando per Sughi, salse e farciture. Perché il volume non è solo un’antologia letteraria di testi rari e spesso sconosciuti ma anche un menù e un ricettario, e infatti questi sono tutti piatti che si possono cucinare. Ognuna delle sette sezioni è introdotta da un inedito di argomento culinario – racconto, ricordo, divagazione – firmato da uno scrittore contemporaneo. Apre Andrea Vitali con la rievocazione di un’antica leggenda (Il Sasso del Pane), chiude Michele Mari con In cauda, godibile e colto resoconto della formazione sub specie culinae dell’autore, alla Statale.rnPer equilibrio sono sette anche i Menù a tema, comprendendo il Menù del lettore con cui la serie finisce: pagine bianche lasciate a chi vorrà cimentarsi con le ricette, come in ogni libro di cucina che si rispetti. Si parte con il Menù afrodisiaco, seguito da quello dietetico, e poi di genere: nel Menù rosa ecco solo piatti firmati da donne. Gli ultimi due sono un gioco: se il Menù di soli primi in versi comprende le poesie in dialetto di Biagio Marin e di Arrigo Boito, il Metamenù è fatto di ricette “al quadrato”, e termina con una lettura quanto mai adatta, la Ricetta per far ricette di Giuseppe Prezzolini. Dopo il dolce ogni Menù a tema propone infatti le Letture da meditazione, versione letterariamente analcolica dei tradizionali vini da meditazione: passiti, sauternes, moscati. Ma i Menù a tema non esauriscono le rispettive proposte: alla carta si possono per esempio scegliere portate “gialle” (infallibile la Madeleine “dell’avvelenatrice che la fa franca” di Katia Brentani), ricette in versi e piatti afrodisiaci, come gli Spaghetti cu’ l’ova di rizzi di Giuseppina Torregrossa, illuminati dal rosso fuoco delle unghie della cuoca, maliziosamente esibite a piedi scalzi. E poi non manca qualche sorpresa: gli Spaghetti io di Vanni Scheiwiller fra i Contorni e le proposte di due non scrittori: Mario Sironi e Aimo Moroni, il noto chef.rnAi menù segue infine l’elenco in ordine alfabetico delle ricette – riprodotte nella più antica versione reperibile, in rivista o in volume – con indicazione delle relative fonti. Il libro è scandito da una serie di disegni di John Alcorn, a partire da quello di copertina, rielaborato graficamente. Queste tavole e tutti i documenti riprodotti provengono dal Centro APICE (Archivi della Parola, dell’Immagine e della Comunicazione Editoriale) dell’Università degli Studi di Milano, così come le immagini “culinarie” – in gran parte inedite – raccolte nell’Album illustrato che completa il volume. Sono riproduzioni da libri per bambini e da... -
Bruno Di Bello. «Digitale. Archeologico». Ediz. a colori
"L'arte cambia lo sguardo attraverso cui una cultura guarda il mondo, rivelandosi uno strumento di osservazione capace di costruire un paradigma conoscitivo della realtà coerente e attuale. È necessaria una consapevolezza teorica e critica come quella di Bruno Di Bello, fra gli artisti più significativi del panorama contemporaneo, per poter 'cambiare' la prospettiva con cui l'arte si rappresenta. Di Bello, che ha sviluppato il proprio percorso creativo sulla base di una meditata e consapevole adesione al paradigma avanguardistico, presenta un approccio conoscitivo e una sensibilità visiva fortemente condizionati dalle contaminazioni tra arte e nuove tecnologie digitali, traendo dalla avanguardia forme e contenuti che vanno ben oltre la semplice rivoluzione estetica. I suoi lavori si caratterizzano per una visione fondata su una modalità seriale, votata all'investigazione dello schematismo e della sequenzialità e trovano la loro coerenza nella costante ricerca dell'oggettività dell'opera."""" (Maria Savarese). Catalogo della mostra presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Napoli, 11 novembre-17 dicembre 2017)." -
Fausto Melotti. Quando la musica diventa scultura. Ediz. a colori
Artista poliedrico, rinascimentale - insieme scultore, pittore, ceramista, scrittore, grande appassionato di musica - Fausto Melotti (Rovereto 1901 - Milano 1986) è stato uno dei grandi protagonisti dell'arte del Novecento. Questa mostra desidera sottolineare i due principali aspetti della sua ricerca: da una parte la profonda ispirazione musicale, dall'altra la grande passione per il pensiero di Platone e l'arte dell'antica Grecia. Attraverso l'esposizione di oltre ottanta opere - dalle ben note sculture in ottone e acciaio, alle raffinatissime ceramiche e alle opere dipinte, prevalentemente tecniche miste su carta e anche su pannelli in gesso - il percorso illustra il suo iter creativo, anche grazie ai suoi bellissimi pensieri e aforismi. Una sezione intitolata ""Assonanze"""" vedrà dialogare le opere di Fausto Melotti con quelle di un gruppo di importanti artisti a lui particolarmente affini: Depero, Martini, Klee, Kandinskij, Mirò, Calder, Licini, Fontana, Morandi, Munari, Novelli, Anselmo, Gribaudo, Paolini. Si racchiude così in Fausto Melotti, e nel volume a lui dedicato, un legame profondo tra le arti, tale da rispecchiare il lavoro della Fondazione Cosso che, dal 2008, propone occasioni di dialogo e contaminazione tra diverse espressioni e discipline artistiche. Catalogo della mostra a Castello di Mirandolo (San Secondo di Pinerolo, 11 novembre 2017-11 febbraio 2018)."" -
Nancy Genn. Architecture from within. Ediz. italana e inglese
Una monografia dedicata alle opere dell’artista californiana, architetture dell’anima chernci proiettano in una dimensione rarefatta,rnin continuo divenire.rnrnNancy Genn, artista californiana poliedrica e transnazionale, esprime in modo originale la propria interdisciplinarietà nel disegno, nella pittura, nella scultura come pure nella grafica. Il suo nomadismo culturale che l’ha portata a viaggiare estesamente in Europa, Asia e Medio Oriente ha influenzato la sua arte creando un’intrigante commistione tra culture orientali ed occidentali, proprie della città in cui è nata e tuttora opera, San Francisco. Nel corso della sua lunga carriera non ha mai cessato di sperimentare utilizzando materiali e tecniche diverse come l’acquerello, la gouache, il monotipo, il collage, lo strappo su carta fatta a mano dall’artista, senza escludere la scultura in bronzo a cera persa e la ceramica. Con una carriera che ha attraversato diverse generazioni di pittura astratta, Genn ha contribuito attivamente alla storia della pittura americana del secondo dopoguerra.rnLa sua produzione artistica è stata evidenziata a livello internazionale nel 1960 dal filosofo critico d’arte Michel Tapié, che pubblicò a Parigi Morphologie Autre, opera fondamentale che introdusse un nuovo concetto di percezione artistica basata su un’inedita morfologia astratta. Egli selezionò un certo numero di artisti operanti in Europa, Stati Uniti, Canada and Giappone e collocò Nancy Genn accanto a Burri, Fontana, Capogrossi, Tàpies, de Kooning, Motherwell, Pollock e Tanaka, fra gli altri.rnQuesta pubblicazione bilingue, a cura di Francesca Valente, offre una selezione di validi saggi sugli aspetti più disparati del lavoro dell’artista californiana e un repertorio iconografico di circa cento opere (comprendenti anche sculture in bronzo e opere a tecnica mista) provenienti da importanti collezioni pubbliche e private. La monografia, prima nel suo genere, include astratti paesaggi romani e reminescenze di terre esotiche come Taiz, Samarcanda e la Patagonia, luoghi che hanno foggiato fasi diverse del suo iter creativo. -
Una fornace a Marsiglia-A furnace in Marseille. Cirva. Ediz. illustrata
Trent'anni di storia del Cirva, il centro internazionale di ricerca e sperimentazione sul Vetro nell'ambito dell'arte contemporanearnrnProgettato come un laboratorio di ricerca, il Cirva - Centre international de recherche sur le verre et les artes plastiques nasce a Marsiglia nel 1986 come un ente statale senza fini di lucro per ospitare artisti, designer e architetti internazionali che desiderano introdurre il vetro nel loro processo creativo: questi artisti, che spesso si confrontano per la prima volta con una materia difficile da padroneggiare, sviluppano i loro progetti assistiti dal team tecnico del Cirva.rnIn questi trent’anni il Cirva ha ospitato circa 200 artisti per vari progetti nei campi dell’arte contemporanea, del design e delle arti decorative: possiede, inoltre, una collezione di 700 opere esposte in musei e centri d’arte in tutto il mondo.rnPubblicato in occasione della mostra veneziana e curato da Isabelle Reiher, direttrice del Cirva di Marsiglia, e da Chiara Bertola, responsabile per l’arte contemporanea della Fondazione Querini Stampalia, il volume propone un’interessante riflessione sulla straordinaria relazione tra arte contemporanea e vetro. Introdotto da un saggio di Norman Rosenthal, Una fornace a Marsiglia ripercorre tre decenni di attività del Cirva attraverso le opere di 17 artisti e designers, in residenza al Cirva negli ultimi trent’anni: Dove Allouche, Larry Bell, Lieven De Boeck, James Lee Byars, Giuseppe Caccavale, Pierre Charpin, Erik Dietman, Hreinn Fridfinnsson, Thomas Kovachevich, Philippe Parreno, Giuseppe Penone, Remo Salvadori, Jana Sterbak, Martin Szekely, Francisco Tropa, Robert Wilson, Terry Winters. -
La mia America
Dopo Gli artisti che ho incontrato, il grande critico d‘arte racconta la sua America: i grandi studiosi, gli architetti, gli artistirnrnA partire dal secondo dopoguerra, Gillo Dorfles viaggia negli States dove incontra personalità di primo piano: conosce i più noti studiosi di problemi estetici e critici d’arte (Thomas Munro, Clement Greenberg, James Sweeney, Alfred Barr, Rudolf Arnheim, György Kepes) e dialoga con alcuni tra i maggiori architetti della East e West Coast (Frank Lloyd Wright, Mies van der Rohe, Louis Kahn, Frederick Kiesler). rnDai suoi soggiorni Dorfles trae spunto per numerosi articoli sulla società, la pittura, l’architettura, il design e l’estetica americana, all’epoca pubblicati su “Domus”, “Casabella”, “Aut Aut”, “La Lettura”, “Metro” e in numerosi cataloghi, articoli che, raccolti ora assieme ad altri scritti inediti in questo volume, ci permettono di approfondire uno dei periodi più significativi e stimolanti della cultura USA, attraverso i racconti e le memorie del grande critico d’arte. rnrn“Dorfles è stato tra i primi critici d’arte a recarsi negli Stati Uniti negli anni immediatamente successivi al conflitto mondiale per approfondire la sua conoscenza sull’arte, l’architettura e la vita negli USA. L’Italia dopo un lungo periodo di oscuramento culturale dovuto alla guerra e alle note vicende politiche che la precedettero, aveva la necessità di aprirsi al resto del mondo per spezzare quell’isolamento che per oltre un ventennio ne aveva condizionato lo sviluppo in molti settori, non ultimo quello socio-culturale. rnGli anni Cinquanta vedono un infittirsi di scambi artistici tra l’Italia e gli Stati Uniti, scambi che avevano iniziato a intensificarsi dopo la presentazione nel 1948 alla Biennale di Venezia della Collezione di Peggy Guggenheim che includeva, tra le altre, opere dei maggiori esponenti dell’Espressionismo Astratto americano…” -(dalla Prefazione di Luigi Sansone) -
Enrico Baj. Dal «De rerum natura» alle «Montagne»
Con questo volume si inaugura la collana ""Visti da vicino"""", curata dalla Direzione della Casa Museo Boschi di Stefano, per promuovere e divulgare i nuovi studi e le più recenti ricerche dedicate alle opere della collezione di Antonio Boschi e Marieda Di Stefano e alle questioni di museologia inerenti la Casa Museo. Argomento del libro sono le opere di Baj oggi esposte nelle stanze della ex scuola di ceramica, aperta per l'occasione al pubblico nel dicembre 2017. L'indagine approfondisce il legame che unisce le tavole del De rerum natura al ciclo pittorico delle Montagne, fra i due cicli viene riconosciuta una relazione che potrebbe essere alla base dell'interesse collezionistico dei coniugi Boschi Di Stefano. Mentre Martina Corgnati approfondisce il contesto artistico in cui Baj ha operato, oltre che il linguaggio e il significato del De rerum natura nella produzione dell'artista, Alessandra Tibiletti analizza le opere dal punto di vista materico, rintracciando nelle peculiarità dei mezzi espressivi usati dall'artista i presupposti necessari alla messa a punto delle soluzioni espressive delle Montagne, che dalle opere grafiche traggono il fondamento poetico dell'universo germinale della pittura. Le ricerche sono arricchite dalle informazioni reperite tra i documenti ritrovati nelle stanze della ex scuola di ceramica e da una accurata bibliografia delle singole opere."" -
Renzo Piano, G124. Diario delle periferie. Ediz. italiana e inglese. Vol. 2: Marghera.
Dopo il quartiere Giambellino di Milano, continua il “rammendo” delle periferie italiane ad opera di Renzo Piano e del suo gruppo di lavoro, il G124.rnrnDopo il lavoro del 2015 sul multietnico quartiere Giambellino, una delle storiche periferie milanesi, il progetto di Renzo Piano che prende il nome G124 dalla stanza al Senato del “Geometra” (copyright suo, autoironico) ha puntato nel 2016 su Marghera con un obiettivo ambizioso. Realizzare, con un tutor entusiasta (Raul Pantaleo) e una squadra di giovani architetti motivatissimi (Laura Mazzei, Anna Merci, Nicola Di Croce), piccoli-grandi interventi per dimostrare che “anche nel posto più brutto c’è qualche angolo dove puoi vedere la bellezza. E Marghera non è una delle periferie più brutte”.rnI numerosi sopralluoghi, un’attenta lettura della struttura urbana e i primi incontri informali effettuati per indagare le dinamiche sociali hanno consentito al gruppo G124 di individuare nel tessuto di Marghera quelle aree di margine che mostrano una prossimità inedita tra contesti e funzioni. L’area industriale di Porto Marghera rappresenta oggi una vera e propria barriera invalicabile, un confine che segna rigidamente il limite del quartiere residenziale, e che ne impedisce l’affaccio sulla laguna. Lo sviluppo industriale degli anni trenta del secolo scorso, culminato alla fine degli anni novanta, ha generato danni ambientali irreversibili a cui soltanto lunghe e costosissime bonifiche possono porre rimedio.rnPartendo da queste premesse, per ciascun ambito il gruppo G124 ha immaginato una visione su cui strutturare la proposta progettuale. Questo libro ne racconta la storia. -
Divina sezione. L'architettura italiana per la Divina Commedia. Ediz. a colori
La rappresentazione dei tre mondi attraversati da Dante all'interno della Divina Commedia ha appassionato per secoli artisti, illustratori e scienziati visionari. Da Botticelli a Galileo passando per Gustave Doré e Dalí, sono stati in tanti a cercare di riprodurre, attraverso potenti immagini, spazi, atmosfere e paesaggi dell'Inferno, del Purgatorio e del Paradiso. Nel '900 Giuseppe Terragni è stato il primo a dare forma architettonica all'immaginario dantesco attraverso il progetto mai costruito del Danteum a Roma, immaginando il viaggio ultraterreno come fosse un'esperienza spaziale oltre che spirituale, resa tangibile attraverso gli strumenti dell'architettura. Il volume che accompagna la mostra ""Sezioni. L'architettura Italiana per la Divina Commedia"""", ospitata come prima tappa alla Reggia di Caserta, si propone di dare spazio a una visione contemporanea dell'escatologia dantesca, presentandp i disegni di oltre settanta architetti di diverse generazioni che hanno creato una personale visione contemporanea dei mondi raccontati nella Divina Commedia. Autori come Francesco Venezia, Paolo Portoghesi, Cherubino Gambardella, Aimaro Isola, Francesco Librizzi, Andrea Branzi e Franco Purini sono solo alcuni degli architetti che hanno contribuito con disegni originali a questa sfida visiva e intellettuale. Il libro è arricchito da contributi critici del dantista Riccardo Bruscagli oltre che da una serie di saggi di Alfonso Gambardella, Chiara Ingrosso, Simona Ottieri e Luca Molinari. La relazione visiva e concettuale tra l'immaginario tradizionale dantesco e una sua interpretazione attuale viene utilizzata come spunto per una riflessione più ampia che guarda al complesso e mutevole confronto tra racconto e immagine, filtrata attraverso visioni potenti e originali che riflettono sulla fragile natura del mondo contemporaneo riletto attraverso gli occhi di Dante."" -
I misteri della cattedrale. Meraviglie nel labirinto del sapere. Ediz. a colori
La visione di testi medievali di straordinaria rarità, esposti nell'ideale labirinto della Cattedrale di Piacenza, altro non è che la rappresentazione del labirinto del sapere, metafora del tentativo dell'uomo di afferrare la conoscenza. Il volume offre un coinvolgente e articolato percorso, un viaggio attraverso la città e il suo territorio nel Medioevo, esplorandone la società, l'arte, la letteratura, la musica, la filosofia, le scienze in uno dei periodi più complessi e affascinanti della storia della civiltà europea. -
Shay Frisch campo 121745_B/N. Ediz. italiana e inglese
Dal 6 ottobre al 2 marzo 2018, all'interno del Polo Culturale dei Cantieri della Zisa, presso la prestigiosa sede espositiva ZAC Zisa Arti Contemporanee, l'Assessorato alla Cultura della Città di Palermo presenta al pubblico le monumentali installazioni luminose dell'artista israeliano Shay Frisch. Testi di Leoluca Orlando, Andrea Cusumano, Achille Bonito Oliva e Andrea Cortellessa. -
Angelo Morbelli. Il poema della vecchiaia. Ediz. a colori
Alla quinta Esposizione internazionale d'arte della città di Venezia del 1903 Angelo Morbelli presenta un ciclo di sei opere intitolato ""Il poema della vecchiaia"""". Il recente rientro in Europa di """"Vecchie calzette"""", l'unica tela del ciclo rimasta celata al pubblico dai primi del Novecento, permette ora di riunire i dipinti, ricostruendone, nelle sale della Galleria internazionale d'arte moderna di Ca' Pesaro che conserva nella sua collezione una delle sei tele, l'ordinamento originario voluto dal pittore. L'esposizione a Venezia e i testi in questo volume restituiscono al pubblico e agli studiosi la visione del """"Poema"""", aggiungendo nuove informazioni, fonti e notizie sulla genesi del tema iconografico, la storia di ogni dipinto e delle sue repliche, i contatti internazionali e la complessità della tecnica pittorica di questo maestro divisionista. Presentazioni di Paolo Cornaro, Mariacristina Gribaudi e Gabriella Belli."" -
Miro Persolja. Opere della Collezione Nicola e Domenico Lupo. Ediz. italiana e inglese
Il ruolo di questo volume è la registrazione completa di una collezione di un vasto numero di opere di grandi dimensioni realizzate in anni recenti da Miro Persolja; una raccolta articolata per Cicli tematici e sistemi formali, ma anche determinata da una struttura e da un’organizzazione delle tecniche e dei materiali che ne fanno un corpus unitario. La dimensione d’insieme appare rafforzata anche sul piano delle relazioni con un collezionismo, la Fondazione Nicola e Domenico Lupo, che ne ha sostenuto la nascita e permesso lo sviluppo, tra fasi sperimentali e appuntamenti espositivi significativi quali l’ultima Biennale di Venezia.rnrnLa monografia presenta i contributi di Andrea B. Del Guercio e Ida Chicca Terracciano e il catalogo delle opere suddivise in sezioni tematiche (Omaggio alla donna; Fiori; Cavalli; Monastero; Il mare di Sardegna; Galassie; Oltre la citazione).rnrnPittore, scultore e restauratore sloveno, Miro Persolja (1948) vive da anni in Italia.rnArtista internazionale raffinato dalla profonda umanità, nella sua ricerca suscita profonde emozioni nel fruitore, anche attraverso l’utilizzo di materiali disparati che valorizzano la luce, cui l’umanità ha sempre teso come fonte di vita, in modo particolarmente suggestivo.