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Roffredo Caetani compositore. La vita, le opere, il tempo
Per comprendere la figura e lo spessore di Roffredo Caetani è necessario intrecciare il dato biografico, con la sua musica e il più ampio contesto storico e culturale. È questa l’operazione compiuta da Paul Op de Coul. Un’attenta ricerca d’archivio ha consentito all’autore di riportare alla luce molti documenti inediti e di leggere per la prima volta gran parte dell’epistolario, riuscendo in questo modo a ricostruire la fitta rete di rapporti che non interessano solo il mondo musicale, ma anche quello più ampiamente culturale, e addirittura politico. Del resto c’è stato un momento nel Novecento in cui gli intellettuali e gli artisti erano figure pubbliche molto influenti anche sul piano sociale: la vita di Roffredo Caetani, abilmente ripercorsa da Op de Coul, lo dimostra chiaramente. -
Il volto di Satana. Dramma in quattro atti
Amico di Adriano Tilgher e militare di carriera, Oliviero Prunas propose Il volto di Satana a Gobetti sapendo che il giovane editore era in cerca di nuovi talenti preferibilmente fuori dalla cerchia dei puri letterati. Nonostante le riserve stilistiche e di contenuto, Gobetti apprezzò l'impronta simbolista ispirata a Leonid Andreev, al quale Piero e Ada avevano dedicato traduzioni e saggi, e forse ne condivise la critica del capitalismo avventuriero e speculativo. Il Satana di Prunas, a tratti divertente picaro, a tratti magniloquente moralista, mette a nudo il vuoto spirituale dell'uomo moderno e il degrado di un mondo popolato da avidi diavoli impuniti. -
Filologia umanistica greca. Vol. 1: Da Manuele Crisolora a Michele Apostolis
Questo volume raccoglie gli studi di Anna Meschini Pontani sulla fase iniziale del ritorno del greco in Occidente, fino al 1450 circa: spiccano gli articoli nei quali ella seppe riconoscere il marchio della biblioteca di Manuele Crisolora (i famosi “titoli bilingui” sui codici di autori antichi), e quelli dedicati alla scrittura e alla cultura greca dell’epigrafista e viaggiatore Ciriaco d’Ancona; altri studi vertono su Firenze tra il Concilio del 1439, il ritorno del platonismo, e le prime teorizzazioni sullo studio del greco. -
Uno libretto volgare con la dechiaratione de li dieci comandamenti, del Credo, del Pater noster, con una breve annotatione del vivere christiano
Il Libretto volgare è una singolare testimonianza della forza e dell'originalità con cui il pensiero della prima Riforma cominciò a filtrare in Italia all'inizio del Cinquecento. Uscito dai torchi veneziani nel 1525 in due stampe anonime, l'agile volume traduceva e consegnava per la prima volta al pubblico dei semplici fedeli uno dei più efficaci manifesti di fede redatti da Martin Lutero, il Gebetbüchlein. Con questo piccolo catechismo per laici, cui veniva accostato un altro testo catechetico di Lazarus Spengler, si rendeva accessibile in un linguaggio semplice e immediato il cuore della nuova teologia di Wittenberg. Il Libretto volgare ebbe una fortuna straordinaria: alle prime due edizioni anonime, ne seguirono fino agli anni Cinquanta del secolo altre sei, quasi tutte pubblicate sotto il nome di Erasmo da Rotterdam. La storia della composizione e ricezione di questo breve trattato rappresenta oggi uno dei capitoli più affascinanti per la storia della Riforma in Italia. -
Un quarto di secolo. 1900-1925
Pubblicato nella «Biblioteca della Rivoluzione Liberale» dopo Nazionalfascismo di Salvatorelli e Il fascismo visto da un solitario dello stesso Vinciguerra, ""Un quarto di secolo"""", 1900-1925 si inserisce nella resa dei conti critica e autocritica che Gobetti e i gobettiani andavano compiendo nei confronti della cultura primonovecentesca inizialmente presa a modello. «La Voce» aveva sì svecchiato la cultura italiana ma, soprattutto sotto l'influenza di Papini e Soffici, aveva esercitato «più un'efficacia dissolvente che ricostruttiva», favorendo le derive irrazionalistiche amplificate dall’attualismo di Gentile e dal futurismo. Guglielmo Ferrero, Arturo Labriola, Luigi Einaudi, Gaetano Salvemini, erano per Vinciguerra a metà degli anni Venti gli intellettuali cui rivolgersi; l'ideale dell'«uomo completo cioè un animale ragionevole» e una cultura che ritrovasse continuità con il pensiero del secolo XIX – l'imperativo kantiano, l'aspirazione sociale del Faust – l'obiettivo cui tendere. Postfazione di Valeria Mogavero."" -
«Due secoli (e più) dalla parte del torto». Studi e testimonianze in ricordo di Gian Mario Bravo (1934-2020)
Esito di un convegno di studi in memoria di Gian Mario Bravo (1934-2020), questo volume è qualcosa di più di una tradizionale raccolta degli atti di un simposio accademico. Tutti i saggi contribuiscono in maniera originale alla ricostruzione degli itinerari di ricerca di uno dei maggiori storici del pensiero politico del secondo Novecento e sviluppano i risultati delle ricerche di Bravo nel campo delle dottrine politiche e in particolare del socialismo, del marxismo e dell’anarchismo. Si presentano pertanto inedite piste di ricerca in confronto critico col dibattito internazionale contemporaneo. L'ampia sezione di ricordi e testimonianze sulla vita e l’impegno civile e politico di Bravo costituisce, inoltre, una raccolta di fonti, configurandosi come un tentativo, implicito ma autentico, di gettare lo sguardo individuale su alcuni processi storici, di diversa portata, che hanno caratterizzato i decenni a cavallo tra XX e XXI secolo. -
Norma e contestazione nel XVIII secolo
‘Norma’ e ‘Contestazione’ rappresentano componenti cruciali dei linguaggi e dell’agire del secolo dei lumi e delle riforme. Considerato un periodo di stabilità e di transizioni graduali, i saggi raccolti in questo volume offrono una visione originale del Settecento fatto di ribellioni collettive e rivolte individuali che si esprimono attraverso forme di contestazione di assetti sociali e di potere nei campi più disparati: religione, politica, economia, diritti, canoni letterari ed estetici. Dovunque ci si imbatte in norme – scritte o implicite – e dovunque nei tentativi di scardinarle. -
Anacronismi e didascalie. Prose varie 1903-1916. Ediz. critica
Per la prima volta in un'edizione testualmente affidabile, le «prose varie» del Gozzano «gazzettiere» ricamano su fatti minimi di cronaca e di costume, ritraendo il trionfo della Belle Époque, ma nel contempo registrando lo stridore e gli anacronismi che ne annunciano il tracollo. L'infatuazione per il francescanesimo e quella per gli aerostati, la moda e la nostalgia per meridiane e cacce al falcone, i conflitti razziali negli Stati Uniti e la guerra, nuovi mezzi come la fotografia e il cinema: l'occhio ironico e indagatore di Gozzano si posa su dettagli significativi che hanno il potere di illuminare un'epoca e, di riflesso, anche tratti della contemporaneità. Completano il volume i testi di rievocazione storica esclusi dai precedenti riordini di settore nell'ambito delle prose, anch'essi venati da un tutt'altro che nostalgico gusto per l'anacronismo. Sensibilissimo sismografo del contesto, questi testi forniscono altresì un prezioso affaccio sull'officina poetica gozzaniana, in quanto luogo di ""riciclo"""" ma anche di sperimentazione, come il commento di cui sono corredati mette puntualmente in luce."" -
Bestie
Pubblicata nel 1917 per Treves, Bestie è la prima opera di Tozzi che - grazie anche alla prestigiosa collocazione editoriale - raggiunge il grande pubblico. Si compone di sessantanove brevi prose in cui un io lirico dai tratti vagamente autobiografici annota le proprie impressioni e disforie sullo sfondo della città di Siena e della sua campagna, popolate, come in un incubo, di cose e di persone dai forti tratti espressionistici. In ogni prosa, quasi sempre alla fine, fa la sua apparizione una bestia, solitamente umile e campagnola, una sorta di allegoria vuota che - come ha ben notato Romano Luperini - svela l'irrimediabile mancanza di senso che attanaglia l'io, la sua scissione rispetto a un mondo divenuto oscuro e incomprensibile. Così, pur avendo come oggetto una materia che potrebbe prestarsi a un trattamento naturalistico fuori tempo massimo, Bestie trasforma paesaggi, situazioni e personaggi nell'allucinata e modernissima ribalta di angosce, proiezioni e inquietudini di un io passivo e imprigionato in se stesso. Attraverso l'analisi dei testimoni dattiloscritti e su rivista, e mediante il confronto con l'edizione Treves 1917 (stampata a testo nella presenta edizione, poiché licenziata in vita dall'autore), l'apparato genetico ricostruisce il percorso compositivo dell'opera, mettendo in luce il cammino variantistico con particolare attenzione all'uso idiosincratico della punteggiatura e alle scelte lessicali sempre oscillanti, nel dettato tozziano, tra impiego di elementi dialettali e lingua letteraria. -
L'esegesi aristotelica alla prova dell'esegesi biblica. Il «De opificio mundi» di Giovanni Filopono
I contributi raccolti in questa silloge intendono offrire un punto di vista privilegiato sul fertile rapporto tra il logos filosofico e il logos rivelato nel cruciale torno cronologico della metà del VI secolo. Il volume mette al centro dell'attenzione un'opera poco studiata ma fecondissima di spunti storico-esegetici qual è il De opificio mundi di Giovanni Filopono, figura assolutamente eccezionale di aristotelico cristiano, parimenti versato qual era sia nell'indagine filosofica sia nell'àmbito teologico e che, con la sua opera, mette pienamente in evidenza l'intreccio tra la tradizione aristotelica e la rivelazione biblica nella temperie tardoantica. -
Insegnare l'italiano nell'università e nella scuola
Davanti ad una gremita Aula 1 di lettere alla Sapienza, nel 2017, dopo quarant’anni di cattedra a Roma, Luca Serianni si congedò con questa lectio magistralis così simile al suo oratore perché preparata e tenuta con rigore, lucidità e ironia. Al pari del Giuramento d’Ippocrate per un neo medico, insegnare l’italiano nella scuola e nell’università, tocca temi universali quali il rapporto con i maestri, il valore degli esami, il compito della cultura; e si pone come fondamento imprescindibile per chiunque desideri intraprendere un percorso di insegnamento della lingua italiana. -
La luce danza irrequieta. Diario 1942-1943
Gli ombrelloni colorati sono sistemati accanto ai tavolini. Il bambino chiede: «Nonna, è vietato agli ebrei?». La nonna risponde di sì. Il bambino si limita a dire «Che peccato» e poi si distrae correndo dietro a un pallone. Un uomo cammina lento e impassibile sulle rotaie, deciso a farsi travolgere dal tram. Quando lo sollevano, il corpo sanguina. Sulla giacca, la stella gialla è ancora intatta. Dalla casa di riposo escono ogni mattina quattro vecchiette. Portano i loro sacchetti di pane e devono rimanere fuori fino alle otto di sera per evitare i rastrellamenti. Sembra un dipinto di Bruegel o il motivo grottesco di un'opera teatrale. Ma questa è Amsterdam nei primi anni Quaranta; nessun ebreo può entrare in un edificio pubblico o riposarsi su una panchina nel parco. Negli stessi giorni in cui, nella capitale olandese, Anna Frank ed Etty Hillesum scrivono i loro diari, anche la scrittrice Carla Simons annota la quotidianità del dramma che si consuma sotto i suoi occhi in un tragico crescendo. Rimasto per anni custodito in un archivio di Bologna, questo testo sorprendentemente delicato e drammatico vede ora la luce per la prima volta in Italia. -
Ettore Majorana. Un'indagine storica
Nella notte tra il 25 e il 26 marzo 1938 scompare, in circostanze misteriose, il trentunenne fisico catanese Ettore Majorana. Si era laureato con Enrico Fermi ed era uno dei «ragazzi di via Panisperna», il gruppo di giovani scienziati che all'Università di Roma aveva creato i presupposti per il primo reattore nucleare e, in seguito, per la bomba atomica. Suicidio? Fuga in Sudamerica? Una crisi religiosa che ha trovato ascolto e accoglienza tra le mura di un convento? Un esito imprevedibile dell'amletico dubbio - teorico e concretissimo - sul compito, il destino e il limite della scienza? In questa prima rigorosa indagine storica, Roberto Finzi delinea la vicenda della scomparsa del giovane fisico, al quale anche Leonardo Sciascia aveva dedicato un celebre saggio alla metà degli anni Settanta per ricostruire uno dei grandi «gialli» irrisolti del Novecento. -
Il pathos nella filosofia antica. Cinque studi
"Sentimenti"""", """"passioni"""", """"piacere"""", """"dolore"""", """"amore"""", """"vergogna"""", """"ira"""" sono solo alcune delle emozioni che gli autori di questo volume scandagliano mostrando come già nell'antichità, sia pure con un linguaggio e in contesti argomentativi diversi dai nostri, la filosofia abbia colto l'importanza e la problematicità di queste forze che muovono l'uomo. Da Platone ad Aristotele, da Aristosseno di Taranto alla tradizione pitagorica, un viaggio interiore che riflette sulla nostra psicologia, il nostro agire e il nostro """"fiorire""""." -
Storie di Val d'Orcia
«Una delle prime gioie della vita a Campiglia è stata ritrovare le lucciole, un ricordo d'infanzia per me. Questo paese è uno dei pochi posti dove ancora le loro luci intermittenti animano misteriosamente le notti intorno al solstizio di giugno. Le loro danze notturne sembrano voler comunicare qualcosa, in una lingua indecifrabile e misteriosa». Questa antologia di racconti è un elogio appassionato della Val d'Orcia dove Silvia Rizzo aveva deciso di trasferirsi da Roma acquistando nei dintorni di Campiglia - nella località dall'eloquente nome di Case sparse - una rustica dimora nella quale sarebbe rimasta fino al termine dei suoi giorni. Raccogliere storie era il modo che aveva scelto per rendere omaggio al luogo nel quale si sentiva davvero a casa. E per raccontare il suo profondo legame con la natura, la passione per gli animali e l'intensa relazione con gli abitanti del posto, fatta di scambi quotidiani e difesa del paesaggio. -
Scritture, consulte e relazioni (1766-1770)
Sono qui raccolte le ""Consulte"""" di Pietro Verri, ossia relazioni, memorie, pareri sulle materie nella quali veniva interpellato in qualità di funzionario d'alto rango del governo austriaco. Scrittore satirico, economista, filosofo, storico, memorialista, «il maggiore degli illuministi italiani», l'edizione nazionale delle opere di Pietro Verri (1728-1797), pubblica gli scritti di uno tra i pensatori più influenti del nostro Settecento."" -
Carmina inedita. Ediz. critica
Sotto il titolo editoriale di ""Carmina inedita"""" il volume raccoglie venti poesie inedite dell'umanista Antonio Urceo Codro (Rubiera 1446 - Bologna 1500) non comprese nell'edizione degli opera omnia stampata a Bologna nel 1502. Forse scartati o non conosciuti dai curatori della princeps, questi carmi latini permettono tanto di conoscere almeno in parte le finora sconosciute modalità della pratica poetica del maestro, quanto di illuminare alcuni passaggi, in larga misura oscuri, legati alla sua biografia. La maggior parte di queste poesie latine di natura encomiastica è ascrivibile al 1478, un anno decisivo sia per la vita di Codro, incerto se andarsene dalla Forlì di Pino III Ordelaffi per stabilirsi in cerca di protezione presso altri signori delle città emiliano-romagnole, sia, com'è noto, nella storia delle signorie italiane, segnato dalla Congiura dei pazzi e dalle guerre che scaturirono da essa. Altre poesie - in alcuni casi anche semplici abbozzi - sono state rinvenute in alcuni codici italiani e tedeschi appartenuti ad amici e allievi del maestro e contribuiscono a delineare nel complesso la sua figura di intellettuale."" -
Il nolano
In questo libro è narrata la storia di Giordano Bruno. -
Fl 4,13. Fra umile: lui, noi, voi
Prefazioni di Scarpa Alessio e di A. Giarletta. -
Armonia dell'anima
Raccolta di poesie.