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Immagini di dea. Due teste colossali dei Musei Capitolini. Storia e restauro. Ediz. a colori
La storia dei restauri delle sculture antiche dei Musei Capitolini non è stata ancora scritta: dai ritratti rilavorati già in antico - si pensi, su tutti, alla celebre Elena seduta al centro della Sala degli Imperatori del Palazzo Nuovo -, alle sculture del Teatro del Belvedere Vaticano donate ai Conservatori da Pio V nel 1566, agli importanti interventi realizzati nel corso del Settecento alla vigilia dell'apertura del Museo Capitolino e all'indomani della stessa, fino ad arrivare alle più recenti campagne di restauro condotte negli ultimi decenni, le opere capitoline si offrono al pubblico come un palinsesto di interventi e, nello stesso tempo, consentono di ripercorrere, capitolo per capitolo, la storia del restauro, dall'antichità ai nostri giorni. La varietà della casistica rappresentata dalle sculture capitoline è ben esemplificata dalle due teste colossali di divinità appena restaurate: la Testa diademata inv. S 332, probabilmente giunta al Museo già nel corso del 1734 con le altre sculture della collezione Albani, si può considerare come un caso esemplare dell'approccio all'integrazione proprio del Settecento, volto a restituire al frammento antico la sua integrità nel rispetto 'filologico' dello stile e dell'iconografia; al contrario, la Testa di Minerva inv. S 17 giunge al Museo Capitolino come frammento negli anni centrali dell'Ottocento, la superficie coperta da incrostazioni: se si esclude un tentativo, subito abbandonato, di pulizia delle superfici, sulla testa non sarà programmato alcun intervento successivo, atteggiamento anche questo tipico dell'epoca, che precede le campagne di de-restauro messe in atto soprattutto nei musei tedeschi. Le due teste colossali si offrono di nuovo al pubblico, finalmente leggibili nella raffinatezza del modellato e nella preziosità del marmo. Immagini di dea, un tempo collocate all'interno di uno spazio sacro, le due sculture riconquistano oggi una nuova centralità nella storia centenaria del primo museo pubblico dell'età moderna. -
Bruno Munari. I colori della luce-The colours of light. Catalogo della mostra (Napoli, 29 novembre 2018-20 marzo 2019). Ediz. italiana e inglese
Il volume ripercorre, in tre sessioni fra loro connesse, uno specifico corpo di lavori di Munari, le Proiezioni a luce fissa e le Proiezioni a luce polarizzata, realizzate negli anni Cinquanta del secolo scorso, con cui l'artista porta a compimento la sua ricerca volta a conquistare una nuova spazialità oltre la realtà bidimensionale dell'opera. La prima sessione del catalogo, intitolata Da un passato futurista a un futuro programmato, contiene gli interventi critici dei due curatori, che inquadrano l'origine del pensiero munariano, tra avanguardia futurista (dal polimaterismo al tattilismo) e arte programmata, al cui statuto l'artista giunge proprio attraverso le proiezioni di luce che rappresentano il punto più alto della sua sperimentazione, ponendosi come ponte tra la meccanica e l'elettronica. Segue una seconda sessione, corredata da un articolato apparato iconografico e documentativo, dedicata alla Digitalizzazione delle Proiezioni a luce polarizzata. Conclude la terza sessione, Testimonianze, che include testi di Giuseppe Morra, Direttore del Museo Hermann Nitsch, e di Giuseppe Furlanis, Direttore dell'ISIA (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche) di Firenze. Al primo è affidato il racconto dell'esperienza della mostra Sculture nella città (1990), durante la quale una selezione di opere in metallo di grandi dimensioni realizzate da Munari è stata esposta sul lungomare e in altri luoghi di Napoli. Nella sua testimonianza Furlanis qualifica Munari come ""poeta della semplicità"""", rivolgendo particolare attenzione al suo metodo di ricerca e all'aspetto pedagogico della sua pratica artistica. Un progetto editoriale che offre una rilettura poliedrica dell'opera di Munari, focalizzandosi su opere che hanno sfidato la storia e la critica d'arte, rimanendone ai margini in attesa di una loro ponderata rivalutazione."" -
Gino Modigliani. Una vita per la musica. Con CD-ROM
Nella sua pur breve vita il musicista romano Gino Modigliani (1913-1948) opera con i suoi ideali e la sua professionalità per una armonizzazione culturale delle arti: da quelle musicali a quelle letterarie, testimoniando una visione globale della musica come «nutrimento dello spirito». Direttore dal 1939 al 1948 del Coro del Tempio Maggiore di Roma. Nel 1948 Modigliani è uno dei tre vincitori (fra le 42 opere presentate) del primo concorso musicale della RAI con l'oratorio Meditazione sopra le stimmate di santa Caterina. Consulente musicale di apprezzati programmi ormai famosi nella storia della Radio italiana come ""Il Teatro dell'Usignolo"""", """"Quando le arti si incontrano"""", ma anche compositore di musiche per radiodrammi e ideatore e conduttore di trasmissioni radiofoniche sulla musica e sui musicisti. È il primo musicista italiano che racconta nelle sue lettere l'«esilio in Italia» con la sua famiglia durante la persecuzione delle Leggi razziali del 1938. «È certo bello vivere in un mondo poetico e puro come quello dell'arte, fuori dalla realtà; ma è più bello vivere in un mondo poetico e puro rimanendo nella realtà della vita che è quella che Dio ci ha dato». «Bisogna dunque vivere la vita! Lottare non solo per la sua conservazione ma per la sua esaltazione». «Nessuno di questi sogni (non inverosimili del resto) si avvererà. Quello che però sarà sempre vero è l'ultimo: di essermi per l'eternità ispirato a cose alte» (Gino Modigliani)."" -
Oltre il confine. Per un'estetica e una didattica del design del terzo millennio-Beyond the border. A design aesthetic and education for the third millenium. Ediz. bilingue
Andare Oltre il confine tra arti e design significa instaurare un dialogo costruttivo tra cultura del progetto e cultura della creatività e aprire ad una riflessione sul metodo per una nuova concezione del design nel terzo millennio. L'obiettivo è ripensare il ruolo delle industrie culturali e creative, vera filiera di saperi e ricchezza identitaria dell'Italia, unica alternativa per ridare senso alla nostra storia in prospettiva del nostro futuro. Il volume raccoglie i contributi del convegno internazionale organizzato dall'ISIA di Faenza in occasione della XII edizione del Premio Nazionale delle Arti, sezione Design, nel 2017 e viene pubblicato simbolicamente a conclusione del centenario della fondazione del Bauhaus, contribuendo a riaprire il dibattito sugli statuti disciplinari del design e a rimettere in discussione i connessi modelli formativi. E ciò anche per gli indifferibili riflessi sulla didattica del design e sul ruolo determinante che possono e devono avere le istituzioni di alta formazione artistica nel ri-disegnare nuovi paradigmi e scenari del design del futuro. -
Un oceano ci separa. Testo spagnolo a fronte
Questo libro è un invito ad un percorso pedagogico, senza disperdere il patrimonio del proprio vissuto, familiare e sociale, ma vivendo in una dimensione esistenziale, etica, spirituale e politica, in viva unione con la natura -
Ittum. Opere di Giancarlo Savino. Ediz. illustrata
"Ammiro di un pittore l'indipendenza dalle parole. La vita espressa dalle sue immagini ne fa a meno. A me succede il contrario, ogni immagine percepita si trasforma in linguaggio. L'organo visivo di ognuno trasmette al cervello l'informazione, la mia vista invece è collegata direttamente a un vocabolario. Le figure di Giancarlo Savino non hanno bisogno di sottotitolo né didascalia. Sono spedizioni senza affrancatura. Arrivano a destinazione in qualche parte del corpo, al fegato, alla bocca dello stomaco, alle ginocchia, alla spina dorsale. Evocano il paleolitico deposto in fondo a ognuno, che ha disegnato grotte, caverne, ripari. Il suo inchiostro odora di affumicato, cenere di un fuoco acceso per terra. Ho imparato che nella composizione dell'inchiostro c'entra il ferro, come per il sangue. C'è, o non c'è ma lo vedo lo stesso, un effetto di trasfusione. In questo somiglia allo scrittore, quando riesce a versarsi più che a esprimersi. In altra epoca ho amato le figure di Alberto Savinio. La vicinanza di cognome non c'entra con la parentela stabilita dall'arbitrio del mio gusto. A entrambi si addicono le acqueforti. Conosco Giancarlo Savino da una cinquantina di anni, dal remoto 1900, secolo calato di colpo, alla velocità del sole che tramonta all'equatore. Dipingeva in una stanza sotto il livello stradale, dal marciapiede si scendevano gradini. Pittore a Napoli, non metteva il suo cavalletto su una curva panoramica in collina. Si lasciava intridere dall'umido e dal cupo di strade in cui i panni stesi si asciugavano per stanchezza. All'inizio era visionario, scorgeva colori viscerali nelle penombre. Lo ritrovo in un altro secolomillennio a fissare incubi etilici da astemio. Di questi capovolgimenti interiori è fatta l'opera di artista, di collisioni tra il suo sistema nervoso sotto pelle e l'illuminazione esterna. Sulla superficie di un foglio, di una tela, il sotto e il sopra stabiliscono il reciproco confine, un cespuglio di spine. L'animale, a differenza del genere nostro, non patisce insonnie. Nelle sue figure Giancarlo Savino miscela quest'aggravante della condizione umana con l'attenuante del suo fondo bestiale, che ammansisce lo stato di veglia perpetua e spegne l'occhio sbarrato, aperto dentro il buio."""" (Erri De Luca)" -
L' enigma dell'opera poligonale con blocchi concavi e il rilievo delle mura di Amelia-The enigma of the polygonal work with concave blocks and the survey of the walls of Amelia. Ediz. illustrata
Tra le mura poligonali quelle di Amelia interessano particolarmente perché contengono un notevole numero di blocchi concavi. Una pietra concava genera nel sistema murario una condizione di doppio vincolo stante il fatto che entra in contatto con quella adiacente su due lati anziché su uno. Pertanto i blocchi concavi rappresentano un'innovazione strutturale che inserisce nelle mura poligonali, in modo intenzionale, altrettanti punti di vincolo di grado superiore con il risultato di ottenere una maggiore solidità di tutta l'opera muraria. Quelle straordinarie di Cuzco - molto più recenti rispetto alle mura di Amelia e qui documentate insieme ad altre in Italia e nel resto del mondo - costituiscono un'eccellente dimostrazione di questo principio. Nel tratto delle mura poligonali di Amelia designato con le lettere E-F nelle tavole di rilievo, sono presenti due pietre concave che entrano in contatto tra loro addirittura su tre lati. Una rarità che ha meritato la copertina. Il rilievo delle mura di Amelia è stato eseguito nell'ambito dell'incarico del 1993 per la redazione del progetto del piano particolareggiato relativo alla parte Sud fuori le mura, finalizzato alla valorizzazione culturale-sociale e della viabilità, affidato dal Comune - Sindaco Luciano Lama - al Prof. Arch. Sergio Lenci (1927-2001) e all'ing. Enrico Marcucci (1932-1995). All'interno del gruppo di progettazione, Ruggero Lenci è stato incaricato del rilievo delle mura che ha eseguito negli anni 1993-94 con l'ausilio di tecniche fotografiche, informatiche e grafiche. I disegni fanno parte del Fondo del Prof. Arch. Sergio Lenci, curato e conservato dalla Soprintendenza Archivistica per il Lazio. Nell'ambito delle attività universitarie, La Sapienza ha finanziato per l'anno 2016 una ricerca di Ateneo finalizzata allo studio sull'opera poligonale all'interno della quale è stato dato ampio spazio alla pubblicazione dei disegni di rilievo delle mura di Amelia, oltre che alla documentazione del crollo di un tratto delle stesse verificatosi lungo via Nocicchia il 16 Gennaio 2006. Saggi di Ruggero Lenci, Gianluigi Lerza, Chiara Luchino. -
Arthur Evans. Sicily 1889. Appunti di viaggio tra archeologia e storia, with transcription of the original notebook in English
Figura leggendaria quella di Arthur Evans che, nella prima metà del '900, focalizzò con le sue scoperte cretesi l'attenzione e l'interesse della Grecia e dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, ma anche, più tardi, degli allievi della Scuola Archeologica Italiana di Atene, che scavavano negli anni '50 sotto la direzione di Doro Levi nel palazzo minoico di Festòs. Il taccuino che qui si pubblica, conservato nella Biblioteca dell'Ashmolean Museum di Oxford, tratta di un viaggio compiuto da Arthur Evans con il suocero Edward Freeman nella Sicilia Sud-Orientale tra marzo e aprile del 1889. Il volume contiene la riproduzione delle pagine originali del manoscritto, la trascrizione in lingua inglese, la traduzione in italiano e alcune riflessioni dei curatori. È corredato da articoli di Evans e Stillman pubblicati all'epoca sul ""Manchester Guardian"""" e sul """"Times"""" e da fotografie e immagini che illustrano i luoghi del viaggio."" -
Myron Goldsmith. Pensiero, progetti ed opere 1939-1996. Ediz. illustrata
Myron Goldsmith (Chicago 1918-1983) è stato un autorevole architetto e strutturista americano. Ancora poco conosciuto in Italia, è stato allievo, assistente e stretto collaboratore - sia all'Illinois Institute of Technology, sia nello studio professionale - di Ludwig Mies van der Rohe. È stato inoltre anche tra i partner di SOM (Skidmore, Owings & Merrill). Borsista Fulbright, nel 1953 approda a Roma, dove vi resta fino al 1955 per studiare alla Facoltà di Architettura con Pier Luigi Nervi. Viene calorosamente accolto da Bruno Zevi che lo introduce al mondo culturale ed artistico della Capitale, pubblicandogli periodicamente opere e progetti su ""L'Architettura, Cronaca e Storia"""". Come """"San Paolo sulla via di Damasco"""", Myron Goldsmith, grande fautore, conoscitore e progettista di strutture in acciaio, miesiano doc, a Roma """"si converte"""" al cemento armato e ad un nuovo concetto di """"forma"""" nel solco di quel patrimonio culturale, vero e proprio, unico DNA, del quale l'ingegneria strutturale italiana è erede. Da quell'esperienza romana ed italiana ne esce profondamente segnato e le sue produzioni successive saranno diverse per sistema costruttivo, per forma, per linguaggio. Myron Goldsmith, erede atipico e contemporaneo della lezione miesiana e nerviana insieme, ma fondendole in una nuova poetica, ha realizzato opere straordinarie dove - citando Ernesto Nathan Rogers - non «c'è confine tra Architettura ed Ingegneria e dove la Struttura è l'essenza stessa dell'Architettura e viceversa». Il saggio, dopo anni di studi, ricerche, interviste e testimonianze dirette da parte dell'autrice (a Chicago, a Montreal presso gli archivi del Canadian Centre of Architecture, a Roma, ecc.) ne fa conoscere il pensiero, le lezioni, i progetti, le opere realizzate tra cui molte di infrastrutture quali hangar per aerei, stazioni ferroviarie, ponti, complessi sportivi, grattacieli."" -
Tecer a esperanca. Magnifícas vestes de Nossa Senhora do Loreto em Itália. Ediz. a colori
Questa mostra intreccia due diverse storie che hanno come filo rosso il culto della Madonna di Loreto. 500 anni fa, a Lisbona, veniva fondata la Chiesa di Loreto, grazie all'intraprendenza di alcuni mercanti che vollero far costruire la chiesa della nazione italiana. Sono gli stessi anni in cui, in Italia, cominciano a comparire sugli altari le caratteristiche statue lignee della Madonna e del Bambino con i loro ricchi corredi di vesti e gioielli. Proprio al fenomeno artistico, religioso e antropologico delle Madonne vestite, ancora così sentito in Italia, le Soprintendenze del Lazio hanno dedicato una serie di mostre intitolate ""Tessere la speranza"""". Anche in questa di Lisbona, vi compaiono abiti di straordinaria fattura, che mostrano la grande abilità di artigiani locali, se non delle stesse monache benedettine, dal XVIII al XXI secolo in un territorio molto circoscritto della provincia di Frosinone. Così riccamente ammantate le statue lignee sono pronte per essere venerate sui loro altari o - durante le loro feste - ad essere portate in processione per i loro paesi. Sono dunque opere d'arte e di devozione che portano con sé i sentimenti di un'intera comunità. Edizione portoghese."" -
Arte muraria tradizionale in Sardegna. Conoscenza, conservazione, miglioramento-The art of traditional masonry construction in Sardinia. Knowledge, preservation, recovery
Il paesaggio storico della Sardegna è costituito da un patrimonio architettonico variegato, in termini cronologici, tipologici e costruttivi, collocabile in un arco temporale che va dall'epoca prenuragica alla contemporaneità. Esso è stato realizzato con materiali autoctoni, diventando una sorta di impronta digitale dei diversi areali geografici, sintesi di significati storici, formali, documentali ed economicosociali. Partendo da tale scenario, lo studio, frutto di una ricerca interdisciplinare pluriennale condotta con esperti in ambito nazionale e internazionale, mira a conoscere e a riconoscere i valori dell'architettura locale riferita al periodo compreso tra l'XI e il XX secolo, utilizzando metodiche volte alla caratterizzazione cronotipologica delle strutture murarie, nella convinzione, già dimostrata da studi condotti in altri contesti, che la datazione di una fabbrica possa costituire un valido strumento per facilitarne la conservazione. Oltre a ciò, si forniscono indicazioni metodologiche attraverso cui agevolare gli addetti ai lavori nell'uso di pratiche rispettose delle peculiarità del costruito storico. -
Giorgio de Chirico. Ritorno al futuro. Neometafisica e arte contemporanea. Catalogo della mostra (Torino, 18 aprile-25 agosto 2019). Ediz. a colori
La mostra Giorgio de Chirico. Ritorno al Futuro, Neometafisica e Arte Contemporanea propone un dialogo tra la pittura neometafisica di Giorgio de Chirico e le generazioni di artisti che, in particolare dagli anni Sessanta in poi, sono stati influenzati dalla sua opera, riconoscendolo come il maestro che ha ispirato la loro nuova visione. La mostra mette in relazione le opere di de Chirico con tendenze dell'arte italiana e internazionale come la Pop art di Andy Warhol, Valerio Adami, Franco Angeli, Mario Ceroli, Lucio Del Pezzo, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Ezio Gribaudo, Gino Marotta, Ugo Nespolo, Concetto Pozzati, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Emilio Tadini. La mostra presenta anche un grande prosecutore della Metafisica come Fabrizio Clerici, la pittura di Renato Guttuso e di Ruggero Savinio insieme ad artisti internazionali come Henry Moore, Philip Guston, Bernd e Hilla Becher. Il percorso presenta maestri dell'arte povera come Giulio Paolini e Michelangelo Pistoletto, le visioni concettuali di Fabio Mauri, Claudio Parmiggiani, Luca Patella e Vettor Pisani, fino ad arrivare alle ombre geometriche di Giuseppe Uncini, alla fotografia di Gianfranco Gorgoni, alle sculture di Mimmo Paladino, ai dipinti di Alessandro Mendini e di Salvo, al mistero di Gino De Dominicis, ai tableaux vivants di Luigi Ontani, a protagonisti delle ultime generazioni internazionali come Juan Muhoz, Vanessa Beecroft e Francesco Vezzoli. Oltre al prestito delle opere neometafisiche della Fondazione Giorgio e lsa de Chirico, la mostra presenta un'animazione digitale di Maurice Owen e Russell Richards insieme a opere di artisti contemporanei provenienti dalle collezioni della GAM di Torino e tra questi Claudio Abate, Gabriele Basilico, Luigi Ghirri, Franco Fontana, Fausto Melotti. Una piccola sezione della mostra, come un inserto prezioso, è riservata al tema della citazione e della copia, esercizio prediletto da de Chirico nella sua lunga ricerca sulla pittura dei grandi maestri e presenta un disegno originale di Michelangelo proveniente da Casa Buonarroti, insieme a disegni di de Chirico dedicati allo studio degli affreschi michelangioleschi della Volta della Cappella Sistina e a opere del famoso ciclo su Michelangelo di Tano Festa. -
La Roma dei re. Il racconto dell'archeologia. Catalogo della mostra (Roma, 27 luglio 2018-2 giugno 2019). Ediz. a colori
Il catalogo della mostra propone una lettura della formazione e delle fasi arcaiche della città che privilegia i dati archeologici, presentando oltre 1.000 manufatti in parte inediti. Una quantità sorprendente anche se non esaustiva dell'immenso patrimonio di Roma. -
Lo spazio architettonico della sfilata di moda
La complessa concezione spaziale del défilé, a tutti gli effetti un progetto architettonico che include anche il delicato rapporto con il contenitore, è destinata a un tempo di fruizione eccezionalmente breve dove le reazioni percettive devono essere forti, precise e controllate. Ripercorrendone brevemente l'evoluzione storica, le autrici indagano i fondamenti progettuali e le valenze architettoniche della sfilata di moda attuale, proponendo una sistematizzazione dei suoi elementi spaziali e funzionali e tentando di individuarne i caratteri peculiari e le possibili varianze. La possibilità di compulsare l'archivio della Fondazione Gianfranco Ferré, grazie a uno specifico accordo tra la Fondazione e il Politecnico di Torino, e la consultazione del corpus documentario del progetto ""Archivi della moda del Novecento"""" hanno permesso alle autrici un importante sostegno per l'indagine."" -
Vincenzo Riccio. Profilo biografico e carteggio
Presentazione di Romano Ugolini. -
L' arte ritrovata. L'impegno dell'Arma dei Carabinieri per il recupero e la salvaguardia del nostro patrimonio culturale. Catalogo della mostra (Roma, 7 giugno 2019-26 gennaio 2020). Ediz. a colori
"L'arte ritrovata"""" raccoglie materiali archeologici databili in un lunghissimo arco di tempo compreso fra la tarda età del Ferro etrusca (fase orientalizzante) e il periodo imperiale romano. Nell'impianto dell'allestimento, suddiviso in tre sale, nella prima si rende omaggio a una scultura di grande valore artistico conservata al Museo Nazionale Romano, l'Artemide marciante. La seconda sala accoglie parte della fronte di un pregevole sarcofago con scena di Amazzonomachia di età romano-imperiale, custodita nell'Antiquarium comunale del Celio, da tempo chiuso al pubblico; accanto il rilievo sempre imperiale con Ercole e Onfale dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L'ultima sala accoglie due spazi dedicati all'archeologia. Da un lato i resti degli affreschi in II stile pompeiano testimoniano la depredazione del patrimonio culturale attorno alla città di Pompei: i tre frammenti di parete dipinta con ariosa scenografia architettonica appartengono a uno o più ambienti di una villa extra-urbana, di cui sono noti altri resti purtroppo non rientrati in Italia, stilisticamente affine ad alcune sale della villa imperiale di Oplontis, la cosiddetta Villa di Poppea. Dall'altro lato della sala troviamo invece una sintesi di reperti provenienti dal sequestro Horiuchi, compreso nella complessa operazione """"Andromeda"""", elementi che originariamente componevano corredi funebri preromani profanati in Puglia settentrionale, Sicilia ed Etruria meridionale." -
Francesca Cesaroni. Eros e sue ombre. Catalogo della mostra (Roma, 27 giugno-27 luglio 2019). Ediz. illustrata
Francesca Cesaroni è nata a Roma, dove vive e lavora. Psicologa, psicoanalista junghiana, formata in ambienti psichiatrico fenomenologici, ha svolto attività clinica privatamente e prevalentemente in contesti universitari; ha insegnato Psicopedagogia dal 1995 al 1999 alla facoltà di Psichiatria del Policlinico Universitario di Napoli. Nel 2006 lascia l'esercizio professionale e la ricerca teorico-clinica per la ricerca artistica, attuando un cambiamento radicale nell'esteriorità dei modi e degli strumenti espressivi, scegliendo la scultura e l'immagine fotografica come mediatori preferenziali, ma mantenendo la stessa centralità dell'attenzione sull'Uomo e sul suo mondo interno, sulle dinamiche relazioni con l'altro da sé, sulle tematiche del Narcisismo, fil rouge di tutta la sua ricerca intellettuale. Nel 2008 ha realizzato una personale di sculture e lavori fotografici a Roma, in via Giuseppe Montanelli 11, all'interno di spazi di sua progettazione architettonica, dal titolo Luoghi per Narciso, curata da Ludovico Pratesi. Ha esposto in alcune collettive italiane (galleria Enzo Mazzarella, Roma 2009 per ""Nessuno tocchi Caino""""; Palazzo dei principi di Carpegna, Carpegna edizione 2007-2008). Ha esposto in varie edizioni per EAC Eectronic Art Cafe a cura di Achille Bonito Oliva e Umberto Scrocca. Nel dicembre 2014 ha realizzato una mostra-performance fotografica, a cura di Achille Bonito Oliva, dal titolo Architetture del Sé."" -
Moretti e l'EUR. Gli uffici della Esso Standard Italiana e della Società Generale Immobiliare
Gli edifici simmetrici della Esso Standard Italiana e della Società Generale Immobiliare, progettati da Luigi Moretti e da Vittorio Ballio Morpurgo per conto dell'Immobiliare, sono i primi edifici dell'EUR che si incontrano provenendo da Roma. La critica li ha accolti con giudizi controversi: Tafuri ne coglieva la ""sofisticata astrazione""""; Zevi li giudicava """"oggetti rinascimentali, semitrasparenti e ben lustri, posati lì senza ragione, inabili a radicarsi""""; Portoghesi li includeva tra le opere in cui Moretti aveva """"maturato una personale rielaborazione della tematica razionalista"""" basata """"sul ricorso a elementi compositivi (forme volumetriche elementari, piani liberi, grandi fessure verticali, spregiudicati tagli volumetrici) dotati di immediata forza icastica""""; Bonelli ne evidenziava lo """"schematico semplicismo"""" e la """"povera grafia metallica""""; Conforti li considerava """"un risultato del tutto originale"""" e tra i pochissimi """"edifici, progettati e costruiti appositamente per uffici, che suscitino un interesse non aneddotico"""". Moretti li annoverava tra le sue opere più significative, tra quelle che meglio esprimevano il suo personalissimo e sofisticato modo di """"operare in arte"""". Finora non erano stati compiuti studi circostanziati sulle fasi del progetto e della costruzione dei due edifici. Questo libro, scritto dopo una ricerca sistematica condotta sulle fonti di archivio, prova a colmare questa lacuna."" -
Codex Purpureus Rossanensis. Un codice e i suoi segreti
Il Codex Purpureus Rossanensis, conservato presso il Museo Diocesano e del Codex di Rossano Calabro, è stato riconosciuto nel 2015 dall'UNESCO Patrimonio universale dell'umanità nella categoria ""Memory of the world"""". Il manoscritto, un evangeliario greco miniato, conserva il Vangelo di Matteo, quasi tutto il Vangelo di Marco e una parte della lettera di Eusebio a Carpiano sulla concordanza dei Vangeli. Perduti sono oggi i Vangeli di Luca e di Giovanni. I suoi 188 fogli membranacei purpurei, in scrittura maiuscola biblica, sono vergati con caratteri in oro e argento e, occasionalmente, in inchiostri neri. L'opera è impreziosita da 12 miniature che raffigurano eventi della vita di Gesù, e dalla raffigurazione a piena pagina dell'evangelista Marco con la Sophia. A queste si aggiungono le tavole dei canoni con i ritratti dei quattro evangelisti e una decorazione aurea che fa da cornice alla lettera di Eusebio a Carpiano. A partire dal 2012, presso i laboratori scientifici dell'ICRCPAL (oggi Istituto centrale per la patologia degli archivi e del libro), sono state svolte analisi e diagnostiche non distruttive al fine di verificare l'effettivo stato di conservazione del manoscritto, di caratterizzarne il supporto scrittorio membranaceo, di studiare la natura dei pigmenti delle decorazioni miniate e la natura dei materiali dei precedenti restauri attraverso l'impiego delle più moderne tecnologie. Il risultato di questo lungo percorso ha permesso una """"rilettura"""" importante del codice stesso, fornendo alla comunità scientifica significative risposte sulla storia e sull'esecuzione del manoscritto, importanti indicazioni generali sulla fattura e lettura dei codici di analoga provenienza e periodo storico. Premesse di Giuseppe Satriano, Francesco Scoppola, Maria Cristina e introduzione di Nando Ciliberto."" -
Origini. Preistoria e protostoria delle civiltà antiche-Prehistory and protohistory of ancient civilization. Vol. 42
Contributi di: Marcella Frangipane, Linda Manzanilla, David Wengrow , Pascal Butterlin, Hans J. Nissen (Hainfeld), Guillermo Algaze, Susan Pollock, Reinhard Bernbeck, Pierre de Miroschedji, Davide Nadali, Frances Pinnock Maria Carmela Gatto, Lucia Mori, Linda R. Manzanilla, Gary M. Feinman, Linda M. Nicholas.