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Diario di una principessa ebrea
Il ""Diario di una principessa ebrea"""" tratta fatti complessi, intricati e anche scabrosi della recente storia lituana, avvenuti durante la seconda guerra mondiale. Fatti secretati e rimasti a lungo 'proibiti', sui quali si è tornati, all'inizio del nuovo millennio, soprattutto in letteratura. Il romanzo appartiene alla produzione più recente di Saulius Saltenis. Con lo stile di una sceneggiatura cinematografica, l'autore narra la vicenda della giovane Ester Levinsonait?, la cui storia scorre come sul grande schermo: tragica e tenera fin dall'inizio, fra mille difficoltà, e parallelamente all'occupazione nazista della Lituania, la persecuzione e lo sterminio degli ebrei, l'arrivo dell'Armata rossa, la resistenza armata lituana dei """"Fratelli del bosco"""" e quant'altro allora avvenne..."" -
Il fondo del barile
Il tono intorno da sicurezza ineccepibile, su cui si innestano due ""maturità"""" in convergenza: quella riguardo alla forma del dire e quella del """"contenuto"""" del dire dovuto al vedere se stesso del poeta, le sue cose, dall'alto e sul crinale da cui se ne vede """"il fondo"""" (che l'ironia da distacco derubrica col termine da proverbio comune di barile). Si comincia dalla disposizione dei """"vecchi"""" oberati di se stessi, disposti sulla scena ti sui ricordi"""") come nel teatro antico, e se ne puntualizza lo stato d'essere agli antipodi, quello della giovinezza."" -
Vanità e affanni
In questa nuova raccolta di aforismi Paolo Barbieri continua a sparare con esattezza i suoi proiettili per traforare la scorza dell'abitudine, della pigrizia, della paura, e guardando attraverso di essa osservare la vita senza inibizioni e senza menzogne. Veri e propri precipitati solidi dell'esistenza quotidiana, questi frammenti compiuti in sé eppure fittamente intrecciati solleticano con senso della giustizia e giusta malizia. Ora con spavalderia, ora con l'eleganza di un penetrante moralista d'altri tempi, l'autore ama camminare sul filo di una estrema brevità che sopporta su di sé il peso di questioni spesso enormi. -
L' ultimo bandito. Storia di Sante Pollastro
Parigi, dicembre 1926. Il ""pericolo pubblico numero uno"""" dell'Italia fascista, il temuto bandito Pollastro, si è suicidato! Braccato dalla polizia francese, il criminale ha preferito spararsi un colpo di rivoltella piuttosto che cadere nelle mani delle autorità. Questo è quanto annunciano le fonti ufficiali e i giornali. Ma sarà vero? È credibile che un capobanda anarchico pronto a tutto, un giovane nel pieno delle sue forze, si sia arreso così, senza combattere? Oppure c'è un'altra verità, più complessa, dietro la vicenda? La risposta in questo romanzo a fumetti tratto da documenti storici, giornali d'epoca e testimonianze di chi il """"bandito in bicicletta"""" lo ha conosciuto direttamente. Tra Italia e Francia, leggenda e realtà, scoprirete il ventesimo secolo attraverso gli occhi di Sante Pollastro... """"l'ultimo bandito""""."" -
Immaginare quasi
William Zorri (Milano 1990) è laureato in storia e vive a Pioltello. ""Immaginare quasi"""" è la sua prima raccolta che condensa gli scritti dell'esordio poetico."" -
Aforismi bradi
«Suonarono alla porta e neppure guardò chi fosse. Non si fece entrare». In questa silloge di aforismi, mai nervosa eppure perentoria, asciutta e disincantata, Marino Tarizzo non manifesta una diffidenza nei confronti di sé ma piuttosto un orrore nei confronti dell'Uomo, soprattutto se inteso come massa brulicante e indistinta, cieca, ottusa. Guarda con sospetto a chiunque in quanto parte di un tutto che lo delude e lo irrita, e quindi sta in guardia anche rispetto ai propri comportamenti inconsapevoli, ma ""non si fa entrare"""" in quanto essere umano in senso generico, diciamo... a scanso di equivoci!"" -
Sebbene sia scuro il tuo paese. Ediz. multilingue
Juhan Liiv ha per la cultura estone l'importanza di Federico García Lorca per la moderna cultura di lingua castigliana o di T. S. Eliot per la cultura in inglese. Le sue liriche intime, esistenziali e patriottiche hanno avuto un forte impatto sull'intera società estone. Ma la poesia di Juhan Liiv è scritta nella lingua di una delle più piccole nazioni d'Europa e perciò resta di fatto sconosciuta fuori dell'Estonia. Infatti, benché già dagli anni Trenta del Novecento fosse riconosciuto in Estonia come il massimo rappresentante del genio poetico autoctono e appartenga al rango più alto dei poeti-filosofi europei e mondiali, Juhan Liiv (1864-1913) è rimasto a lungo sconosciuto fuori dalle frontiere della sua terra. Autodidatta e privo di una sistematica formazione filosofica o estetica, si ribellò contro ogni modello o corrente esistente in poesia e dette vita a una specie di esistenzialismo e olismo intuitivi fra di loro intensamente intrecciati. -
Riflessi
I riflessi sono l'immagine allo specchio, quell'altro da noi che ci costringe a scrutarlo per coglierne l'intima essenza, per accertarci davvero se noi siamo così. Marta Buttini compie appieno questo sforzo, travalicando la sua indole emozionalmente pudìca, per dire: «Ecco, io sono questa». Non è un caso che il primo verso del primo testo sia una certificazione del proprio io: «Sono una donna nuda e vulnerabile» (""Guardami dentro""""), una definizione dei propri contorni che lo specchio rimanda indietro senza filtri o vestiti che impediscono «di vedere cosa c'è nell'ombra» (""""Maschere"""")."" -
Dietro le mura nere della notte. Ediz. iraniana e italiana
Su quale debba essere il ruolo dei poeti, ormai, si dibatte da quando esiste la poesia. Per Morteza Latifi Nezami lo scopo è chiaro: testimoniare. I suoi sono testi ardui, spigolosi, che non fanno sconti per edulcorare la realtà, per raccontarci le sofferenze degli uomini causate da altri uomini. Gli orrori delle guerre, la sopraffazione che nega lo sviluppo dello spirito e della fratellanza, sono i principali argomenti che il poeta iraniano affronta senza ammorbidimenti che parrebbero occhiali rosa in un campo di battaglia. Esiste ancora una speranza in questo mondo lacerato? È questa la domanda che Latifi Nezami pone a se stesso e a tutti noi. -
Diversamente dal suo contrario
Già a partire dalla copertina è un intrigante rincorrersi delle innumerevoli, piccole figure che dichiarano senza esitazione la firma artistica di Silvana Baroni. Decisi, continui tratti di penna; nessuna sbavatura; solo la sinuosità delle forme a illustrarne il senso. Qualcosa di simile accade in letteratura, quando si chiama in causa la ""forma breve"""": in special modo l'analogia si manifesta nell'aforisma, dove lo spessore del concetto va espresso con la massima parsimonia di parole, dove non sono concessi voli pindarici nelle descrizioni o surplus di avverbi e aggettivi, inseriti spesso male allo scopo di confondere il senso dell'enunciazione. È impossibile che un libro non riveli la personalità del suo autore. Impossibile che una qualsiasi espressione di creatività non lasci trasparire l'animo dell'ideatore. Accade in ogni arte e anche nella scrittura, dove manca quasi del tutto l'intromettersi di più collaboratori. Ed è proprio in questa oggettività che si rivela il grande punto di forza di Silvana Baroni quando, attraverso una raccolta aforistica come """"Diversamente dal suo contrario"""", mette a nudo il suo pensiero senza strategiche digressioni e senza alcuna inibizione."" -
Tu
Un romanzo di guerra, ma anche di formazione, di riscatto civile, di incontro con l'umanità: tale è ""Tu"""" della neozelandese maori Patricia Grace. Racconto di fantasia, che però prende le mosse da un diario vero, quello del padre dell'autrice che combatté tra i volontari del 28° Battaglione Maori nella campagna d'Italia dal 1944 al 1945. L'incontro di tre fratelli nella stessa unità militare è narrato attraverso un flash back nel diario di uno dei tre, il più giovane, che permette alle giovani generazioni di avvicinarsi a realtà a loro sconosciute, compreso un segreto familiare attentamente custodito. Sullo sfondo, la barbarie di un conflitto che miete moltissime giovani vite, ma anche la difficoltà di un cammino di equiparazione sociale tra maori e pakeha, vale a dire i bianchi di origine britannica"" -
Ogni sintesi è un raggio di luce
Paolo Montanari ci presenta una sorta di manuale di sopravvivenza contemporaneo dipanato in aforismi, organizzati seguendo le suggestioni dell'antica sapienza dei Tarocchi intesi qui, forse, alla Jodorowsky: non strumenti di una lettura esoterica ma simboli per una lettura del consultante stesso, strumenti di autoanalisi, richiami simbolici che devono rimandare a una realtà molto concreta della quale prendersi la responsabilità. Un manuale aperto all'oggi ma percorso da un tono che potrebbe far pensare a un compendio d'altri tempi, che rifugge i toni sapienziali a vantaggio di una talvolta spietata chiarezza, dotato del vigore e a un tempo della compostezza che si rintraccia in certi grandi moralisti del passato. -
Sette fette di polenta. Racconti di Olbicella
Questa raccolta di racconti ruota attorno a un paese senza storia, Olbicella, dove le vicende della vita si sono susseguite nei secoli senza lasciare tracce. Nessun castello, residenza di duchi o marchesi, nessun monastero con resti di comunità religiose, come a Tiglieto, distante solo 4,5 km. A Olbicella si campava coltivando la terra e si spartiva col padrone. Per questo, le bambine andavano a ""servizio"""" nelle case delle persone benestanti o in convento, ma una dura sorte era riservata anche ai ragazzi che prestissimo conoscevano la fatica del lavoro nei campi. La descrizione di luoghi e genti di quest'area di confine fra Liguria e Piemonte si esprime qui in narrazioni di ampio respiro, nelle quali trame coinvolgenti o originali sono anche lo spunto per un'analisi storico-sociologica del territorio. Attraverso la lente della distanza temporale, vengono descritti personaggi, sentimenti, abitudini e valori che hanno connotato le vicende interessanti di una piccola comunità fiorente che alla fine dell'Ottocento contava più di 500 abitanti, mentre oggi ha solo 25 residenti."" -
L' eterno ritorno
«L'Eterno Ritorno» del titolo della raccolta è l'apparire del ???o? sotto molteplici vesti. E, il mito, lo si sa, secolare che è, ama incarnarsi storicamente, di volta in volta, nella pluralità della maschera, continuum di maschera e, nuova e diversa maschera. -
Forse. Nati alla ventura
Alla nascita l'uomo viene, per così dire, spinto fuori casa, gettato nella luce, costretto a vivere in un mondo sconosciuto. Pure accolto con tutti i riguardi, coccolato, amato, piange, grida la sua protesta. Divenuto persona, egli pensa, ragiona, si pone delle domande. Da vecchio, si chiede: il mio lungo andare alla fine avrà uno sbocco felice nel verde prato della speranza? -
Intrecci aforistici
Con questa nuova silloge Marcella Tarozzi Goldsmith conferma la vena aforistica che, nel lontano 2008, le era valso il successo nella prima edizione del più importante premio riservato in Italia a questo genere letterario, il ""Torino in Sintesi"""". Il repertorio di motti e sentenze qui raccolti, vergati in uno stile limpido e prestigioso, e concentrati in una-due righe fuggevoli, folgoranti, enigmatiche, sprigiona senso gradualmente, nel tempo, e il lettore che torni a interrogarvisi, magari a distanza di giorni, scoprirà sempre nuove sfumature, significati nascosti, correlazioni impreviste."" -
La lingua dei solchi
Questa raccolta aforistica di Marta Tofi raccoglie quattro diverse serie di testi dalle quali emerge, letta da diverse angolature, una unica, ben precisa e compatta visione del mondo. Giocando su diversi registri l'autrice ci presenta, talvolta in uno stile serenamente tranchant, la netta contrapposizione tra una società (la nostra) fatta di passioni trattenute, amori freddi e ipocrisie («Non riuscendo ad amare, assaggiamo»; «La pace nel mondo sì, il buongiorno al dirimpettaio no») e un modo di vivere (quello ad esempio dell'amato Brasile) che, pur non esente da follie e tragedie quotidiane, potrebbe insegnarci a badare di più ai sensi e all'incontro tra individui («Perché affannarsi a studiare tante lingue, se ci sono gli occhi?»), a vivere uscendo dall'ottica egocentrica ed eurocentrica, a percorrere, abitare e interagire invece di trasformare tutto in merce. -
Ripercorrere luoghi di nome in nome. Riscoprire Pralungo
Il quadro onomastico che risulta dalla raccolta di nomi propri e comuni di persona e di luogo, compiuta all'origine di quest'opera, vuole essere una ricostruzione del territorio di Pralungo, nel Biellese, non solo attraverso le denominazioni delle varie località ma anche degli insediamenti umani minimi. L'indagine è stata infatti condotta a un livello di dettaglio di ""grana fine"""", dando rilievo anche a nomi di luogo spesso non considerati dalla topografia ordinaria."" -
Sussurri e grida
"I miracoli esistono e il denaro lo sa. Amo il prossimo ma voglio scegliermelo. Se un'idea anticipa i tempi ci vorrà tempo. Nulla affascina l'imitatore quanto l'inimitabile. Già da svariato tempo lo specchio non mi dà buone notizie. Mai discutere con un aforista: la sa più corta di te""""." -
Bernat Metge
Da una pseudo biografia di un umanista catalano del 1300, il poeta argentino Lucas Margarit fonda le basi del suo ultimo lavoro poetico, dedicato appunto alla figura di Bernat Metge, che, oltre ad essere stato poeta, fu funzionario presso la corte degli Aragonesi. L'originalità di questo libro consiste dunque nella fusione tra le due esperienze poetiche, che non solo sono evidentemente distanti vari secoli tra loro, ma si nutrono di radici profondamente diverse e lontane. Nonostante questo, come si vedrà scorrendo il libro, le radici sono il centro dell'universo di ogni poeta, e la poesia, quando è vera, riesce nel miracolo di saldare anche le radici più lontane. Per questo, sebbene la barriera fisica e temporale che intercorre tra i due ""protagonisti"""" sia enorme, il mistero della poesia di Margarit riesce a rovesciare i canoni del tempo e della storia, intrecciando, nel suo meridiano, la vita postuma di Metge con il presente posticcio a se stesso del poeta porteño.""