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La cultura italiana nel Baltico orientale: storie, relazioni e approcci
Il volume contiene: Pietro U. Dini: Note sulla conoscenza della cultura lettone in Italia fra le due guerre; Rosario Napolitano: La diffusione della cultura italiana in Lettonia a cavallo delle due guerre mondiali; Adriano Cerri: Letticismi nel lessico anatomico lituano (nord-samogizio); Je?ena Gridina: Lingua lettone e lingue romanze: note preliminari sulle prospettive per un'intercomprensione; Diego Ardoino: L'insegnamento della lingua italiana all'Università di Vilnius (1579-2015); Andrea Griffante: Una questione d'immagine. L'Ambasciata lituana di Roma e la promozione della Lituania nell'Italia interbellica; Alessandro Vitale: La Lituania interbellica. Geografia e politica nell'opera di Nicola Turchi ""Nella Lituania indipendente"""" (1921); Julija Sabasevici?t?: Il bianco e il nero nella paremiografia italiano-lituana; Claudio Barna: La Repubblica di Venezia nel """"De libertate politica sive civili"""" di Andrius Volanus."" -
Entra nei miei versi. Diciannove poeti lituani contemporanei. Ediz. italiana e lituana
L'antologia offre uno sguardo panoramico sui più recenti rivoli e rigagnoli segnati di recente dal fiume della lingua lituana. Si raccolgono qui diciannove voci di poeti lituani contemporanei, tutti nati prima della svolta del millennio e tutti concentrati nell'arco di poco più di vent'anni, seguendo un criterio informativo e rappresentativo insieme per render conto delle varie tendenze e delle personalità emergenti nel panorama poetico lituano. Il lituano è stato ed è ancora simbolo dell'identità nazionale. È una lingua indoeuropea che si caratterizza per arcaicità e conservatività. I fatti storici tra fine Novecento e anni Duemila - crollo dell'URSS e restaurazione della Repubblica di Lituania, ingresso della Lituania non certo in un'unione confederale di Stati europei, bensì nella compagine di una Unione Europea governata dalla globalizzazione globalizzante - hanno segnato uno spartiacque, culturale e biografico, e prodotto una mescolanza di opportunità e di sgomento, di illusione e disillusione, tale che è assai complesso comprendere come il cambio abbia influito sui poeti che in questa fase hanno cominciato a tessere la loro tela creativa... -
Arroganza dell'aforisma
Gli aforismi sembrano chiudere ogni discorso in modo definitivo, invece abituano chi legge a declinare la verità in modo singolare, terrestre, radicalmente umile. Li immaginiamo caustici e brillanti, con l'invidia covata in segreto per chi ha sempre la battuta pronta. In realtà appartengono alla tradizione della densità e del silenzio. Non pretendono di avere ragione: sono un tentativo di nominare e conservare quanto si è capito, di accettare serenamente la sovrabbondanza di ciò che non capiremo. L'arroganza dell'aforisma viene a patti con l'uso quotidiano del mondo. Offre istruzioni provvisorie, un lasciapassare per chi viaggia leggero. In un tempo ricco di percorsi e povero di mappe, questa disciplina di scrittura accompagna il lettore con l'unica promessa affidabile: ""non ho niente da insegnarti, ma se imparerai qualcosa da me ne sarò felice""""."" -
Tre quaderni, 48 ore
Aspettare e desiderare un amore tutta la vita, e quando il cuore comincia a fare i conti con il tempo passato, ma non può prevedere quello futuro, allora lo va a cercare, come può, come è capace, con modalità inusuali e lo trova. Un amore nato sul web sarà il regalo più desiderato, quello per cui vale la pena scrivere, soffrire e poi guarire, per mantenere intatti gioia, amore e forza che quell'amore ha regalato. -
Cara terra. Ediz. italiana e olandese
Sullo scorcio del XIX secolo la poesia olandese esce da un lungo letargo e offre all'Europa il dono di un sorprendente, suggestivo neoromanticismo grazie all'opera impegnata e ispirata di una mezza dozzina di eminenti lirici. Tra di essi Albert Verwey (1865-1937) brilla per la sua poesia concettuale, meditativa e panteistica, ispirata alla filosofia di Spinoza. Figura centrale negli annali delle lettere olandesi, egli tenne la cattedra di letteratura neerlandese all'Università di Leida e ci ha lasciato una vastissima produzione anche nel campo della critica e della traduzione. -
Sguardi
Di formazione illuministica e rifacendosi ad essa, Paolo Barbieri, poeta nelle cui composizioni è evidente l'influenza di un individualismo lirico ereditato e ispirato dal Leopardi, muove i suoi versi fra suggestioni che riportano al classicismo letterario italiano e a un certo sentimentalismo quasi rousseauiano. In ""Sguardi"""" traspare un venire meno nella possibilità di intervenire ed incidere sulla realtà del proprio tempo, da cui si genera una polarità inconciliabile fra """"antico e moderno"""", fra natura e ragione, che sviluppa i presupposti della formazione classicista con cui il poeta affronta il proprio presente. Il contrasto fra natura e ragione appare dunque in lui quale presupposto dotato di assoluta evidenza: una vasta e universale fonte di errori, sviste, contraddizioni, dubbi, distorsioni indotte dal non avere, da parte della filosofia e della letteratura, posta ai basamenti del sistema uomo, e di coloro che nei secoli l'hanno forgiata, tenuto in debito conto la nemicizia scambievole insita nella ragione e nella natura."" -
Antologia del Premio Internazionale per l'Aforisma «Torino in dintesi» 2020. 7ª edizione. Ediz. italiana e tedesca
«Altissimo il rischio di essere ripetitivi quando, per la settima volta, è prassi introdurre un'antologia aforistica che registra l'opera degli autori più dediti alla ""forma breve"""" che hanno voluto partecipare al nostro Premio. Eppure, per quanto possa apparire uniforme e invariabile l'iniziativa di fondo che vuole evidenziare lo stato di salute della massimazione contemporanea, non vi è mai stata un'edizione del Premio """"Torino in Sintesi"""" priva di una sua unicità. Diversi, intanto, nomi e stili degli aforisti che partecipano al concorso; diversa la composizione delle Giurie e dunque lo sguardo complessivo con il quale le valutazioni vengono compiute; differente anche il contesto temporale in cui le varie edizioni si svolgono. Ne consegue un distinguersi perfettamente in linea con una tra le principali caratteristiche che l'aforisma mostra di possedere: il rivelarsi uno """"specchio dei tempi"""" di rara efficacia.»"" -
Poesie fiamminghe del Novecento. Ediz. italiana e olandese
Dopo l'apparizione di Guido Gezelle (1830-1899), che fu il massimo lirico neerlandese di tutti i tempi, le Fiandre diedero all'Europa un altro grande poeta, il simbolista Karel van de Woestijne (1878-1929), con il quale ha inizio questo succinto florilegio che presenta cinquanta testi poestici di diciotto autori fiamminghi del Novecento. Tra essi ha un risalto particolare anche il mitico poeta espressionista e dadaista Paul van Ostaijen (1896-1928). Il lirico con il quale si conclude la rassegna antologica è l'enfant terrible delle lettere neerlandesi Hugo Claus (1929-2008), bruggese come il vecchio Gezelle, ma per forma mentis e concezione poetica ai suoi antipodi. -
Cento uomini nell'alambicco
Storie raccontate, storie di uomini amati. Alcune possono apparire romanzi a cui è stato imposto un bavaglio affinché di un romanzo ne riducesse il peso, altre fin troppo raccontate perché a volte l'anonimato, imposto da chi racconta, non permette di meno. Sei storie, ricavate dalla distillazione con l'alambicco sentimentale, solo sei delle 'cento', quelle da cui affiora olio essenziale purissimo, prezioso e profumato, ricordi vividi, mai sbiaditi nonostante la distanza temporale. Storie vissute tra la Val di Susa e la campagna Novese, alcune estese a borghi toscani e Appennino bolognese, altre nella sempre amata Alta Val Borbera passando per Genova e Alessandria. Varietà di luoghi così come unicità di uomini e passioni che hanno animato ognuna delle sei storie. -
Scartafaccio. Scritti randagi
Lelio Scanavini è da sempre abituato a osservare la realtà da due punti apparentemente opposti: quello macroscopico della letteratura, che si fonde con le istanze delle discipline storiche, filosofiche, politiche, economiche, sociali - rivissute nella propria esperienza concreta e messe alla prova dei fatti - e quello microscopico dell'esperienza di insegnante elementare. Due prospettive che si potenziano e che, coesistendo, garantiscono una visione del mondo priva di inessenzialità, tesa a enunciare i problemi ma anche a cercare soluzioni in una chiave collettiva che neutralizza ogni solipsismo. Questo volume raccoglie una selezione di oltre sessant'anni di riflessioni sempre caratterizzate dall'istinto di andare dritti al punto e da quella snella essenzialità che chi ha seguito l'ormai storico lavoro della rivista «Il Segnale» da lui fondata conosce bene. In esse Scanavini ci ricorda che la poesia, da sola, non salva la vita: ""tout se tient"""" ed esiste una possibilità di crescita solo nell'agire collettivo, limpido, coraggioso; e ci consegna parte della mappa del reale che negli anni ha disegnato calcandone di persona i territori, invitandoci a non smettere mai di esplorare."" -
1951-1955 La Croce Rossa in Corea. La prima missione militare di pace della Repubblica Italiana
Nel 1951 l'Italia uscita sconfitta dalla Seconda guerra mondiale non faceva ancora parte delle Nazioni Unite: fu tuttavia chiamata a far parte del contingente ONU che si schierò in Corea. Non potendo impiegare un reparto in armi, la giovane Repubblica Italiana partecipò con l'invio di un ospedale da campo della Croce Rossa, denominato Ospedale n. 68. Questo volume ricostruisce i preamboli politici, le decisioni operative, le difficoltà ambientali e il lavoro quotidiano del personale militare della CRI, presentando un'ampia documentazione finora mai pubblicata. È un omaggio a quegli uomini e donne che operarono in modo così efficace che ancora oggi in alcune città della Corea del Sud il ricordo di quella missione è sempre vivo e apprezzato. -
I miei labirinti felici
Ecco la nuova tessera del compatto mosaico aforistico di Alberto Casiraghy, variamente disseminato secondo le regole non scritte dell'affinità, del caso e del capriccio. Ma questo libro è anche una proposta di lettura antologica e trasversale: ripesca infatti aforismi da alcuni dei volumi pubblicati in questi ultimi trent'anni e ospita molti quadri, disegni, incisioni. Fra la dolcezza di una fragola e il baratro di una minima apocalisse diversi stili, diversi amori convivono nello sguardo meravigliato quanto attento di Casiraghy, e nella sua voce affidata, come una musica, a un vento che conosce verità per noi ancora misteriose. -
Un sogno (quasi) reale
Simone Ceccarelli ci conduce all'osservazione critica dell'esistenza attraverso un evento surreale, com'è nel suo stile: questa volta si tratta di un sogno complicato nel quale compaiono personaggi dalla forte connotazione autobiografica che interagiscono con il lettore interpellandone la coscienza e mettendo a nudo le comuni apprensioni, ma anche le fobie e gli istinti in una continua ricerca di senso. Non sfugge all'indagine dell'autore il rapporto con le cronache della complicata realtà dei nostri tempi, dove trova spazio anche la pandemia, esito ultimo di un progresso insensato e volgare, privo di cultura e volto solo al consumismo e all'acquisizione di potere, peraltro effimero. L'occasione di una nuova vita che si affaccia sul mondo spinge tuttavia Simone Ceccarelli a intravedere nella crisi l'opportunità e i segni di un possibile recupero dei valori che con acume definisce ""restaurazione psichica"""", una rinascita interiore che viene incoraggiata dalla soave musica che accompagna il risveglio."" -
Lirici catalani. Ediz. italiana e catalana
La letteratura catalana fu una delle più importanti d'Europa nei secoli XIII-XV, ma andò poi incontro a una lunga eclissi, dalla quale riemerse nell'Ottocento per merito di Jacint Verdaguer, poeta epico e lirico, seguìto da un altro genio della poesia, Joan Maragall. Gli altri poeti catalani qui presentati e tradotti sono l'originalissimo Guerau de Liost, l'aristocratico Josep Carner, il desolato Salvador Espriu e il vulcanico valenzano Vicent Andrés Estellés. -
Ponente
Sono occhi di un cieco, queste poesie, roteano dentro le distanze impossibili dell'amore, intorno alla vista che manca: un girare a vuoto se non fosse incrinato da una eco, il fuoco sonoro che fa da cuore alle immagini e le trascina oltre se stesse, nell'unico buio che con il suo ritmo rende possibile il vedere. -
Acerbe
Leggere è sempre un viaggio, e ogni viaggio comporta la domanda sul proprio e altrui porsi in essere nella scrittura, sulle ragioni del trarre parole e immagini dal magma incorporeo dell'ineffabile. ""Acerbe"""", in questo senso, offre accesso a un taccuino d'esploratore, pervaso da un interrogativo remoto e dalla corrispondente risposta da oracolo. """"Perché la poesia?"""" """"Per tutto, per niente"""". Le pagine non propongono soluzioni, ma suggeriscono la necessità del cammino. Alla precisione calligrafica di un suono si alterna la purezza confusa del primo sguardo su un mondo che lascia cadere i suoi veli, se chiamato a palesarsi nel nome della poesia, secondo il suggerimento vergiliano e immortale del richiamo per un sentire definitivo. In chiave del tutto antiretorica, ogni possibile epifania, però, si richiude su se stessa. E il mistero più grande potrebbe celarsi nel sasso senza dolcezza o nel vuoto d'istanti che non si descrive."" -
Un capitano di ventura tra storia e memoria. Anichino di Bongardo nel Trecento piemontese
L'autrice scopre casualmente che il capitano di ventura Hanneken von Baumgarten, in Italia Anichino di Bongardo, che nel 1375 aveva venduto ai Fieschi di Genova il piccolo borgo tortonese di Garbagna, era quello stesso condottiero che, qualche anno prima, aveva messo a ferro e fuoco tanti paesi del marchesato di Saluzzo e la vicina città di Savigliano. Colpita dalla coincidenza che legava la sua terra natale, il saluzzese, alla sua terra di adozione, il tortonese, decide di indagare. Per quali circostanze e motivi un condottiero tedesco, famoso in tutta Italia, aveva usurpato al Vescovo di Tortona un borgo allora così isolato e sconosciuto? L'autrice intraprende quindi un viaggio nella storia del Trecento, secolo tormentato da fame, guerre ed epidemie ma anticipatorio del nostro grande Rinascimento, e nello stesso tempo un viaggio nella memoria personale tra saluzzese e tortonese, che suscita ricordi dimenticati ed emozioni scaturite dalla ricerca. Testimone per le sue terre del cuore, la montagna per eccellenza, il Monviso. -
Poesie ludike impudike. Pensierini acidi. Filastrocche farlocche
La cifra stilistica e artistica di questa autrice (e personaggia) è basata sull'ironia, l'auto ironia, lo sberleffo, il sarcasmo, con un tocco di candore noir. Accattivante, ma non incattivita, Luisa Sax sarà una sorpresa. Non adatta ai palati troppo fini: un po' trucida, un po' lucida, un po' acida, ma pure ludica e impudica... insomma, vi divertirete ridendo sotto i baffi (per chi non se li depila). Ghigni e sogghigni LGBT+ friendly. -
Vercelli 1553. Il buio sui Savoia
Il 18 novembre 1553 è una data che ha segnato la storia di Vercelli: i francesi entrano in città alle prime luci dell'alba e ne prendono il controllo per soli due giorni. Perché sono stati costretti a ritirarsi salvando così i Savoia? Che cosa è accaduto veramente? Chi erano i protagonisti di queste vicende degne dei migliori racconti di cappa e spada? Le storie di questo romanzo, nato dopo un lungo lavoro di ricerca, s'intrecciano fino a formare un racconto vivido e particolareggiato che trascina il lettore in quel preciso momento storico e permette di osservarlo attraverso gli occhi di chi ne ha preso parte. I fatti riportati sono veri, tratti da documenti storici e da lettere private dell'epoca, e i personaggi sono realmente esistiti. -
Trenodie senza coro. Ediz. italiana e lituana
Il rapporto dei vivi coi defunti, il dialogo, diretto o indiretto, o il semplice richiamo o menzione dei propri defunti oppure il pensiero dei morti in generale, si manifesta come ""topos"""" frequente nella poesia di Sigitas Parulskis, come egli stesso riconosce. Parulskis scrive trenodie senza coro e senza piagnistei di prefiche, trenodie in 'a solo' da dove si ode intorno ancora e sempre la musica di un """"aulòs"""" che sa abbracciare con amore la visione. Riporta così alla ribalta l'importanza della """"raudà"""", il lamento funebre dell'antica poesia orale lituana e, come possibile suggestione ulteriore, aderisce - consapevole o meno - a un punto di vista vicino a quello dell''etica cosmica' come rappresentata dalle teorie antroposofiche. La sua poesia si è guadagnata anche la definizione di 'ispazintin?', cioè 'di confessione'. Vi si trova un certo paralellismo con poeti di altre ex democrazie popolari in cui si confrontano sentimenti confusi, da una parte rispetto a un ordine sociale poco amato, ma che dava sicurezza, e dall'altra rispetto a un nuovo ordine in via di formazione, eppure diretto verso esiti imprevedibili e incerti.""